sabato 19 maggio 2007

Altri cinque capitoli....

CAPITOLO VENTUNESIMO: L’ARCHIVIO DI MARTIN DARKNIGHT I
Tutte le memorie di Martin Darknight erano conservate nel suo studio. Parte sul computer, il suo vecchio computer che funzionava semplicemente perché non si era ancora reso conto di dover smettere di funzionare, parte sugli scaffali della libreria; fogli scritti a mano e ritagli di giornale, documenti, atti di nascita. Non era solo Alice a chiedersi chi fosse Martin Darknight, da un paio di anni se lo stava chiedendo lui stesso. Adesso che sapeva chi era il nemico da combattere doveva ricordare.
Ricordare come e perché proteggere Alice.
DAL DIARIO DI MARTIN DARKNIGHT -
Qualcosa non quadra. Chi sono e da dove vengo, innanzi tutto. I monaci sostengono che mi hanno trovato la notte di Natale, abbandonato davanti alla porta del monastero, ma quella notte non risulta che ci siano state nascite a Stonehaeven e nei dintorni.
Molti particolari della storia raccontata dai monaci sembrano non collimare tra di loro. Uno di loro padre Thomas sostiene che io sia stato trovato la notte del 24, qualcuno sostiene che io sia stato trovato il 25. Questo può essere un particolare scusabile. La cosa strana è che non esiste alcun documento relativo alla mia nascita (come avevo notato all’inizio di questo scritto) e soprattutto a Stonehaeven non esistono Darknight. L’ultimo (che guarda caso si chiamava Martin) viveva da queste parti, ma nel 1845
24 marzo 1988
23 settembre 1991,
Sono rientrato a Oxford da due settimane e mi sono già rotto le palle. I docenti tentano di dimostrare teorie astruse sull’esistenza o meno di un dio, mentre i miei compagni di corso sono impegnati a discutere di politica, macchine e fica, non esattamente in quest’ordine. Fortuna che ho conosciuto Deathman. Il cognome non è esattamente di buon auspicio, ma almeno è simpatico. Abbiamo un interesse comune per la magia, abbiamo deciso di condividere la stanza e allestire una piccola biblioteca di studi magici.

25 aprile 1992,
Dopo sei mesi di ricerca sembra che siamo riusciti a trovare quello che cercavamo. La copia originale del Trattato sulla vita, la morte e la trasmigrazione, di quel Martin Darknight che viveva a Stonehaeven nel 1845. È scritto in codice, pertanto il testo dovrebbe contenere qualche messaggio che dovrò certamente decifrare per accedere ad un qualche livello superiore di conoscenza, o stronzate simili.
24 luglio 1992,
Il codice sembra inviolabile. Io continuo a sapere sempre meno sul mio passato, mentre ricontrollo quando possiedo sino a questo momento.
27 agosto 1992,
sono riuscito a decifrare una parte del Codice, parla di un mago vissuto da queste parti in tempi remoti (non viene precisata nessuna data), un mago che risponde al nome di Aryuna.
Dall’archivio magnetico di Martin Darknight
Nome: Martin
Cognome: Darknight
Data di nascita: Presumibilmente il 25 dicembre 1969, almeno questa è la data in cui i monaci segnalano il ritrovamento del corpo del bambino in fasce.
Note: Al momento non disponiamo ancora di nessuna notizia utile per risalire all’originale nucleo familiare del bambino.
ANCORA NESSUNA NOTIZIA SULL’IDENTITA DEI GENITORI DEL BAMBINO RITROVATO DAVANTI LA PORTA DEL VECCHIO MONASTERO marzo 1977
Dal nostro inviato- Ancora nessuna notizia sui genitori che lo scorso Natale hanno abbandonato un bambino davanti alla porta del monastero di Stonehaeven.
Sono oramai trascorsi otto anni da quel ritrovamento, e nonostante il bambino sia pienamente integrato nella comunità le sue origini rimangono ancora avvolta dal mistero.
Ci sono alcuni dettagli che fanno pensare che la questione sia molto strana:
Primo, a Stonehaeven esiste un ritrovo per bambini orfani gestito dalle suore, se chi lo ha abbandonato proveniva dal paese sicuramente lo avrebbe lasciato lì, e non alle porte del monastero benedettino. E qui arriviamo alla seconda incongruenza: Non esiste nessun Darknight a Stonehaeven all’epoca del ritrovamento del bambino, quindi è escluso che sia qualcuno del paese. E qui si arriva alla terza incongruenza: nella culla dove era stato lasciato il bambino sono stati trovati dei soldi, circa quindicimila sterline, il che significa che chiunque fossero i suoi genitori non erano poveri, ma allora per quale motivo abbandonarlo e in un modo così strano?
Il mistero continua, e nonostante il priore del monastero sostenga che non vi sia nulla di misterioso noi continueremo le nostre ricerche, fino a sapere la verità, come sempre.
Il monastero delle suore venne chiuso nel 1989 a causa del suicidio di una delle novizie.
MISTERIOSA MORTE AL MONASTERO DELLE SUORE DI STONEHAEVEN, SI TRATTA SI OMICIDIO?
Morta una delle suore che gestiva l’ospizio di Stonehaeven, le autorità parlano di suicidio 24 settembre 1989
Suor Esther, una delle novizie del monastero che ospita anche l’orfanotrofio è stata trovata morta questa mattina, si è pensato inizialmente ad un avvelenamento da cibo, poi si è passati a ventilare l’ipotesi di un suicidio, se non addirittura di un omicidio.
Ma le consorelle, negando qualunque ipotesi in tal senso, dicendo che la sorella non aveva nessuna motivazione apparente per suicidarsi né tanto meno per essere uccisa parlano di semplice disgrazia.
Dopo qualche mese, vicino il monastero viene trovato morto il poliziotto che svolgeva le indagini.
25 settembre 1989,
A Stonehaeven succede qualcosa di strano, che nessuno riesce a spiegare: tre misteriose morti in quattro giorni ed una persona scomparsa. Tutto è iniziato quando qualcuno ha iniziato a fare domande sul mio conto, devo dedurre che sono io la causa di tutto questo?
22 ottobre 1989,
L’autunno. Che bella stagione! Quando le foglie iniziano a cadere e la natura si addormenta consapevole che sarà solo per qualche mese. Ogni tanto mi torna alla mente Alice, la ragazzina italiana che non faceva che litigare con i suoi genitori. Il primo amore. La mia prima volta. Ma non è stato solo questo c’è stato dell’altro. Dell’altro chiuso nella mia mente e che non riesco a ricordare.
23 gennaio 1990,
Non riesco a ricordare, non riesco a ricordare, non riesco a ricordare, non riesco a ricordare, non riesco a ricordare. Non so nemmeno esattamente cosa devo ricordare.
3 luglio 1990,
Alice. Questo nome continua a ronzarmi nel cervello come se fosse un ricordo che si diverte a fuggire dalla mia memoria. Un volto confuso nella nebbia. Una nave che parte. Dopo che labbra e corpi si sono uniti, dando vita a qualcosa di antico e unico allo stesso tempo, nella Foresta Nera.
3 novembre 1990,
Incubi. Continuo ad avere incubi che tormentano le mie notti. Continuo a sognare la Foresta Nera, come se non fosse altro che un ennesimo ricordo seppellito nella mia memoria, come se fosse qualcosa che appartiene ad un passato lontano e sfuggente.

CAPITOLO VENTIDUESIMO: LOTHAR E IL MAGO
Notte nella Foresta Nera. Esilio di Martin. Prigione per colui che sarebbe potuto diventare il mago più potente dello stesso Merlino, per colui che avrebbe potuto avere il controllo sulla vita e la morte. È stanco. Le sue palpebre si chiudono da sole, ma deve assolutamente restare sveglio. Più il momento del ballo delle streghe si avvicina più teme che il suo nemico progetti qualcosa per ucciderlo. Non deve addormentarsi. Mentre si trova in una fase di dormiveglia che lo travolge e gli impedisce di pensare, vede apparire due occhi colore del ghiaccio. Due occhi che raggelano il sangue.
“Salve mago” disse una voce calda e suadente
“cosa vuoi?”
“parlare. Solo parlare. So che sei un mago molto potente e non servono lusinghe o promesse di vita eterna per te, e so che sarebbe inutile raccontare menzogne, dato che conosco il tuo potere so che riusciresti a capire se so mentendo. Quindi vengo subito al dunque: non immischiarti in questioni che non ti riguardano. Potresti pentirtene molto amaramente”
“Di cosa hai paura, Lothar? Che la gente comprenda cosa sei realmente? O il fatto che tutti siano capaci di poter decidere come e dove vivere?”
“cosa accadrebbe se tutti fossero capaci di attraversare il Varco tra la vita e la morte?”
“sai che non è possibile che tutti possano attraversare il Varco, solo chi dotato di forti poteri magici. Quindi credo che tu non corri pericolo, siamo io e te i soli capaci di controllare ed aprire il Varco”
“vedo che hai studiato”
“sono preparato, se è questo quello che intendi”
“non ti permetterò di battermi un’altra volta,mago, tienilo bene a mente”
“cercherò di ricordarlo quando ti vedrò rinchiuso nella prigione del Varco”
“la vedremo mago” ringhiò Lothar “la vedremo chi verrà rinchiuso nella prigione, se io o te”.
CAPITOLO VENTIREESIMO: ALICE NELLA FORESTA NERA
Dio, che brutta cosa avere quindici anni pensò Alice. Illusioni che vanno via non appena cresci, sogni che svaniscono non appena inizi a renderti conto che il mondo non è come lo vuoi tu. Incubi che diventano realtà. Dimentichi la persona che credevi poter amare tutta la vita e anche oltre. Conosci qualcuno. Lo frequenti per sei anni, credendo che sia l’uomo della tua vita, vai anche a vivere con lui, poi improvvisamente: ti dice di essere innamorato di un’altra, qualcuno che non è come te, qualcuno che lo fa sentire libero, qualcuno che riesce a capirlo e non pretende di cambiarlo. Allora, il mondo ti crolla addosso. L’ultima illusione, l’ultima fiamma della tua adolescenza, l’idea dell’amore con la A maiuscola, quello che dura tutta una vita, muore improvvisamente; non sai darti una spiegazione logica a tutto questo, allora entri in un circolo vizioso di pianti e di notti insonni; un mondo fatto di noia e di apatia. Quando riesci a renderti conto di essere finita nel circolo della depressione è troppo tardi, e ti ritrovi a dover chiedere aiuto per uscirne, o saresti perduta. Perdi fiducia in tutto e in tutti. Non avrai più un amore, ma solo ricordi di una storia che è stata bella per quello che è durata, ma che lascia solo il ricordo della fine, solo i momenti peggiori, la tristezza e l’odio provati quando tutto è finito. Un rancore cieco che non sai come spiegarti, che non vuoi spiegarti. Non fai che alimentare l’odio, vedendo gli altri felici. Vedendo che lui è felice.
Fino a che una mattina non si presenta una strana figura davanti la porta di casa tua, e dicendo di prepararti e di credere alle streghe, sostiene di portarti da quello che è da sempre il grande amore della tua vita, il tuo primo e forse unico amore che ti sta aspettando in un paesino della Nuova Scozia, chiamato Stonehaeven. Allora decidi di lasciare tutta la tua vita, tutto quello che sino a quel momento sei riuscita a costruire. Arrivi in un luogo dove eri stata da adolescente, quando i genitori erano tuoi tutori per forza e tu dovevi obbedire a loro e solo a loro. Allora, iniziavi a ribellarti, e proprio in quel paese sperduto nella Nuova Scozia, incontravi il tuo primo amore, la sola persona che non credevi di poter dimenticare. Solo che accadeva qualcosa: non appena mettevi piede sulla nave l’oblio e la dimenticanza avvolgevano la tua mente: il ragazzo che credeva nelle streghe, il ragazzo che avevi amato, diveniva sfuggente, e tu dimenticavi, scordavi che lui esisteva e che lo amavi, un tempo nemmeno tanto lontano.
A tutto questo pensava Alice davanti l’imbocco della Foresta Nera, dove era arrivata quasi senza rendersene conto, come se i suoi piedi fossero stati guidati da qualche misteriosa entità di cui non sapeva il nome, quasi come se il suo animo sapesse che quel luogo era stato il principio di tutto, e che, in qualche modo, ne sarebbe stato la fine. Non appena fu dentro la Foresta Nera fu invasa da una sensazione di freddo nella pelle nonostante splendesse il sole. Si guardò attorno e si accorse che per essere precisi fuori dalla Foresta splendeva il sole, poiché i rami degli alberi erano così fitti che impedivano anche ad un singolo raggio di sole di entrare. Iniziò a camminare lungo un sentiero che sembrava essere lì da millenni. Le venne voglia di togliere le scarpe e camminare a piedi nudi sull’erba.
Potrebbero esserci dei serpenti, non ci hai pensato? La voce della sua parte razionale. Ma lei decise di non ascoltarla. Sentiva che non poteva accaderle niente di male, era una certezza che non riusciva a spiegare.
Rimase qualche istante con i piedi scalzi nell’erba bagnata. Provò una strana sensazione, come se fosse stata catapultata in uno dei suoi sogni.
La Foresta Nera non era più come prima. C’erano ancora gli alberi secolari, ma sembravano molto più giovani e alcuni erano ancora dei germogli. L’erba non era alta come prima, e sembrava che qualcuno la avesse brucata. Si guardò attorno per convincersi che non stesse sognando e si diresse verso una costruzione alla cui sinistra da cui provenivano dei rumori. Gli unici. Canti che assomigliavano a preghiere, pronunciati in una lingua che non riusciva a capire. La Foresta Nera sembrava essere muta ad ascoltare quel canto, muta come nei suoi sogni, come quelli di Martin, muta come quando il giullare Hans si era inoltrato in quel luogo di tenebra per sfuggire inutilmente a Lothar. Alice continuava a camminare lungo un sentiero invisibile,mentre camminava, avvolta solo dal silenzio, un corvo la seguiva volando di ramo in ramo, come una sentinella. Sorrise all’idea che qualcuno potesse averlo inviato per proteggerla, e che qualcuno fosse Martin. Il corvo gracchiò, come se volesse confermare i suoi pensieri, facendola trasalire. Camminò per un bel pezzo prima di arrivare davanti ad un sentiero in terra battuta che conduceva ad un piccolo cimitero. Sei già stata qui, lo ricordi Alice? Alice, credi nelle streghe? Non credere significa impazzire,lo sai? Credere però significa essere pazza. Bel dilemma. Credi nelle streghe? Ricordi chi eri? Chi era Martin? Cosa era? Scacciò via i pensieri con una mano, come se fossero mosche e notò che il corvo si era posato sulla sua spalla. La osservava curioso con i suoi occhi color nocciola. Riusciva a vedere la sua immagine riflessa dentro gli occhi del corvo. Così, con il corvo sulla spalla, Alice continuò a camminare. All’interno del cimitero, che conteneva massimo venti lapidi, si rese conto del luogo dove si trovava: il vecchio monastero, quello sconsacrato, quello in cui, secondo le antiche leggende, era vissuto il mago chiamato Aryuna. Seduto su una lapide senza nome c’era una figura umana. Alta circa un metro e ottantacinque, lunghi capelli neri fino alle spalle, e una folta barba. Lo osservò meglio, era Martin. Con i capelli molto più lunghi, ma era lui, non poteva sbagliare. Stava per pronunciare il suo nome, ma dalla sua bocca, senza che lei nemmeno se ne rendesse conto uscì un altro nome: Aryuna. La figura si voltò e la osservò con occhi che esprimevano calma e dolore profondo allo stesso tempo.
“Salve, e ben arrivata Alice. Vedo che non ti è stato troppo difficile trovare la strada, il che significa che hai ricominciato a credere alle streghe”
“cosa significa tutto questo e dove mi trovo?”. Aryuna sorrise “in un luogo magico, Alice, nel luogo dove i ricordi si confondono con la leggenda, sei nella terra dell’oblio, dove conservi i tuoi ricordi” “perché assomigli così tanto a Martin, e perché ti sogno così spesso?”
“devi trovare le risposte da sola Alice, io non posso aiutarti. La sola cosa che posso fare e cercare di svegliare la tua memoria per non rischiare di farti impazzire.
“sì, ma come posso ricordare se non so cosa ricordare?”
“è esattamente quello che non posso dirti Alice, quello che devi ricordare. Anche io devo ricordare, anche se non voglio farlo, presto dimenticherò tutto, anche il mio più grande amore. A presto Alice, ci rivedremo molto prima di quello che tu credi”.
La figura di Aryuna scomparve così come era comparsa, e la chiesa era di nuovo come Alice si aspettava che fosse: le tombe sul retro invecchiate dal tempo, la chiesa avvolta in una dimensione di totale abbandono. Aprì il cancello che emise un lieve cigolio da casa stregata e si diresse verso la tomba dove era seduto Aryuna fino a pochi secondi fa. La seconda sulla sinistra. Era una singola lapide senza nome, solo una data: 1656.
Doveva indagare. Aveva bisogno di capire tante cose. Doveva riuscire a capire cosa doveva ricordare a tutti i costi.

CAPITOLO VENTIQUATTRO: LE INDAGINI DI ALICE
La prima cosa che fece tornata dalla Foresta Nera fu andare a casa per farsi una doccia, aveva addosso l’odore degli alberi e dell’erba mischiato con un odore di essenze e di oli che sapeva di antico e di magia. Tu credi nelle streghe? Il pensiero gli attraversò il cervello come un aculeo non appena tolse la camicetta per entrare sotto la doccia. “Io amo Martin Darknight, perché non dovrei credere nelle streghe?”.
Lasciò che il getto di acqua fredda la investisse e rimase qualche istante con gli occhi chiusi e i palmi delle mani aperti sotto il getto della doccia. Quando uscì si infilò i jeans e andò nella sua camera per prendere una camicetta pulita, bianca, con i lacci al posto dei bottoni.
La prima tappa delle sue ricerche sarebbe stato il Comune. Voleva sapere se esisteva qualche dato su Martin, qualcosa di scritto. Il Comune era nella piazza principale di Stonehaeven, vicino la statua del re Roland che troneggiava nel centro della piazza.
“Buongiorno” disse Alice entrando nella guardiola. Il palazzo dentro era antico, aveva quell’odore che
Alice ricordava sin da quando era bambina, da quando suo padre la portava con sé nelle biblioteche dei monasteri per i suoi studi.
“Dovrei andare all’ufficio anagrafe” disse
“terzo piano, scala F; lei è la straniera, vero? Quella che vive al Picco del Cimitero con il becchino”
“sì, sono io, lei conosce Martin?”
“nessuno può dire di conoscere realmente il becchino, non scende quasi mai in paese, se non quando deve comprare il Kil Beggan. Ogni tanto si ferma a bere dal vecchio Eddie, ma non parla mai con nessuno. Anche i suoi aiutanti sono poco loquaci. Si vedono in paese solo quando devono fare la spesa; ogni tanto passano da queste parti per ricevere le notifiche delle agenzie funebri. Non capisco come facciano a vivere così bene, con quella miseria di stipendio che prendono”
“beh, la casa dove vive Martin è di proprietà dei monaci”
“monaci? A Stonehaeven non ci sono monaci da quando il monastero venne chiuso per quella storia del mago. Abbiamo solo una piccola chiesetta dove vive il nostro parroco”
“Padre Thomas, ho avuto il piacere di conoscerlo”
“padre Paul, io non conosco nessun padre Thomas”
Alice iniziò a sentire le gambe molli.
“Il vice-parroco, magari”
“no, il nostro vice-parroco si chiama William, non Thomas, chiunque sia non era del paese”
Cosa stava succedendo. Martin aveva mentito? No. Andiamo Alice, è ovvio che ti sta solo prendendo in giro, lui è come tutti gli altri. Le streghe non esistono. Io credo nelle streghe.
“Posso andare all’ufficio anagrafe, devo controllare una cosa importante”
“signorina, si sente bene? È bianca come un cadavere”
“sì, sto bene”.
No, non stava bene per niente. La sua vista era annebbiata, e aveva una voglia matta di svenire ma non poteva, doveva ricordare. Ma ricordare cosa, dannazione? Cosa aveva seppellito nella sua mente di così orribile da non poter essere nemmeno nominato?
Non esistevano dati su Martin Darknight, sembrava essere un fantasma. “Chi sei Martin?”
Stava dando un occhiata a vecchi documenti, quando il suo occhio cadde su un certificato di morte.
Padre Thomas Ferdinand. Londra 23 marzo 1807 – Stonehaeven, 26 agosto 1877
Note: Padre Thomas ha espressamente richiesto di essere seppellito nel cimitero cittadino e non al vecchio cimitero del Picco del Cimitero dove vengono seppelliti i suoi confratelli.
Parlare con il becchino del cimitero dei monaci, quel Darknight che si dice essere un mago.
Aveva letto male. Doveva aver letto male, non poteva essere veramente così. Darknight. 1877. Un caso di omonimia? Un parente lontano di…No. Alice sapeva che era lui, era Martin. Andiamo Alice, è ridicolo, dovrebbe avere cento e passa anni, ti rendi conto della pazzia? Improvvisa come una frecciata nel petto. Affermazione di un fulmine. No, ha molto più di cento anni. Vive e rivive all’infinito. Mille vite, mille dolori, sempre gli stessi immutabili dolori. Poi una nuova frecciata, un nuovo aculeo nel suo cervello: come me.
“Chi sei Martin Darknight? Chi sono io?”
CAPITOLO VENTICINQUE: DAMIEN E MARTIN
Mentre Alice era in Comune a fare le sue ricerche, Martin era seduto nel suo studio, bevendo un caffé e guardando fuori dalla finestra.
“Preoccupato, Marty?” chiese Damien Drake entrando nello studio.
Martin non rispose alla sua domanda, ma ne pose un’altra “credi che riuscirà a ricordare prima del ballo?”
“ne sono convinto, amico”
“due giorni fa il vecchio Syrus le ha fatto avere il manoscritto di Aryuna e Maya”
“quanto pensi che ci metterà a capire che quel manoscritto parla di lei?”
“non lo so. Posso dirti che questa mattina è andata alla Foresta Nera e ha avuto una visione di Aryuna che le diceva di ricordare. Ha iniziato le sue ricerche dall’ufficio anagrafe, ha trovato il certificato di morte di padre Thomas e conosce la storia del monastero, sa che è stato chiuso nel 1878”
“quanto tempo è passato?”
“dipende da quando, Martin”
“dalla prima volta”
“tanto. Forse troppo tempo, credo sia giunto il momento di portare a termine quello che abbiamo iniziato tanto tempo fa”
“quanto tempo, Damien?”
Drake abbassò gli occhi “trecento trenta anni, Martin, è stata l’ultima volta che il Varco è stato aperto”
“già, quando ho salvato Hans”
“sei sicuro che lui volesse essere salvato Martin? Lo hai costretto a vivere in eterno, come hai costretto te a fuggire in eterno dal tuo nemico peggiore. Devi affrontarlo Martin, altrimenti non potrai mai essere libero”
“lo so Damien, ma ho bisogno di lei. Devo aspettare, da solo non credo di poterlo sconfiggere”“su questo hai ragione tu, da solo non potrai sconfiggerlo”.

sabato 5 maggio 2007

Partito Democratico, ovvero la conciliazione di diverse idee politiche...

Le due foto aggiunte servono per spiegare con immagini quale deve essere l'idea del nascente Partito Democratico....Una delle questioni su cui si dibatte e su cui si continua a dibattere è se siano conciliabili gli ideali e la dottrina comunista (di cui Gramsci è e rimarrà il massimo teorizzatore) e quelli della Democrazia Cristiana e del cattolicesimo (rappresentati da Alcide de Gasperi, uno dei padri della nostra Repubblica e primo segretario della Dc).
Teoricamente comunismo e democristianesimo (il termine non è in italiano corretto ma serve per rendere un'idea) sembrano essere apparentemente inconcialibili, ma osservando bene quello che nasce non è del tutto vero...Il processo politico italiano ci deve condurre a superare la dicotomia "socialismo contro capitalismo" o nel caso italiano "comunisti contro democristiani". Il mondo, così come era conosciuto quando nel 1946 l'Italia divenne una Repubblica (Gramsci era già morto ndr) è cambiato: l'URSS non esiste più e l'idea di socialismo basato sul sistema marxista si è rivelata utopica e fallimentare...Per questo una contrapposizione tra ideologie come quella democristiana e quella comunista sarebbe oggi dannosa per il Paese e per questo credo sia necessario cercare di coordinare al meglio la nascita del progetto del Partito Democratico, che concilierebbe i riformismi comunisti e democristiani del post guerra fredda....
Nello stesso tempo però è necessario che il nuovo partito difenda la propria identità laica (e solo un partito forte sarebbe capace di farlo) e rappresenti il maggior numero di persone provenienti da esperienze diverse....
Amen

Dal Family Day al no Dico....

Si avvicina il tredici maggio, giorno della manifestazione indetta dalle organizzazioni ecclesiastiche (e con esse da tutti quei partiti politici che si definiscono cattolici - Udc, Forza Italia, parte della Margherita e Udeur di Mastella...) in difesa della famiglia e contro il provvedimento sulla legalizzazione della coppie di fatto che prende il nome di DICO.
Il fatto che oltre all'opposizione alla manifestazione partecipino anche molti ministri dell'attuale governo è un dato che deve far riflettere.
La manifestazione viene vista da molti come un'ulteriore tentativo di destabilizzare la maggioranza nei confronti del Paese e una nuova occasione per sbandierare la totale assenza di morale della sinistra al potere...
Bisogna però fare una distinzione tra quello che viene detto dai politici nelle aule del Parlamento (o nelle sue immediate vicinanze) e quello che viene percepito dalla gente e dai fedeli che hanno deciso di aderire alla manifestazione.
Prima di tutto non è stato ancora chiarito fino in fondo cosa siano questi benedetti Dico e come dovrebbero operare, per cui a molti cittadini (elettori del centrosinistra compresi) sembra una distruzione dell'idea canonica di famiglia, una di quelle cose che in un paese intriso di cattolicesimo come l'Italia non può essere sopportato. Da parte della chiesa mi sembra più che ovvio che vengano difesi quei valori e quell'idea di famiglia che da sempre contraddistingue il Vaticano. La società cambia e con essa cambia anche la conformazione del nucleo famigliare...il fatto che esistano persone che decidono autonomamente di non sposarsi e convivere devono essere tutelate, non dico che devono avere gli stessi diritti di chi sceglie il matrimonio (in questo è la maggior contraddizione dei Dico e su questo punto credo che ci siano i maggiori problemi) ma deve comunque essere tutelato. Determinati diritti e determinati doveri devono essere concessi a tutti e tutte,. siano essi cattolici, musulmani o di qualunque altra confessione religiosa....
NB: Nessuno ha proposto la legalizzazione del matrimonio per gli omosessuali ma solo che i "loro diritti vengano equiparati a quelli di una coppia sposata". Questa sottile distinzione, spiega come i dico non affrontino il diritto all'adozione, che molti omosessuali vorrebbero, visto che l'adozione è possibile solo nel caso in cui esista un nucleo famigliare...ma questo è un altro discorso