venerdì 30 novembre 2007

Nazione e identità nazionale

In Italia c'è uno strano fenomeno.
La "vergogna" di essere italiani.
A sentir parlare tanta gente (troppa, a dire il vero) si sente sempre più spesso dire che "in questo Paese" si vive male, in "questo Paese" sono tutti ladri.
La sindrome da "questo paese", ci porta a vergognarci di quello che siamo, come se dire la parola Italia fosse vietato dalla Costituzione oppure sia una grave bestemmia.
La sindrome ha contagiato anche i nostri politici che ogni volta che fanno una dichiarazione parlano di "questo Paese" e mai di "Italia".
In sè la cosa non sarebbe grave, ma se unito all'assoluta mancanza di unità nazionale acquista un peso rilevante.
Siamo in un paese diviso, disunito, in cui ognuno coltiva il proprio piccolo orto, e pur di farlo sarebbe disposto a qualunque cosa.
Un episodio illuminante di questa nostra tendenza (unica nel suo genere) è stato il voto del rifinanziamento della missione in Afghanistan (sempre là si torna..., dove, FI, hs votato contro visto che la legge era stata proposta dagli avversari politici (l'Ulivo e Prodi)
L'episodio, ancora un volta, non avrebbe niente di grave, senonchè, l'opposizione di questo paese (e vale sia per quella di destra che per quella di sinistra) sarebbe anche disposta a lasciar morire i propri soldati pur di fare cadere il governo.
Noi italiani siamo un popolo strano: unito nel lutto dei soldati morti e quando si vincono i Mondiali di calcio e disuniti per tutto il resto.
Siamo affetti da una specie di "provincialismo atavico" che ci impedisce di ragionare come nazione.
In qualunque altro paese uno come Bossi che sostiene che con il tricolore "ci si pulisce il culo" sarebbe stato come minimo denunciato per vilipendio alla bandiera, ma qui gli è stato solo dato uno scappellotto ed un multa.
Come se una multa lo facesse diventare di colpo nazionalista.
Dopo l'unità d'Italia nel 1861 (dieci anni prima della presa di Roma) Massimo d'Azeglio disse "fatta l'Italia, ora serve fare gli italiani".
Centoquarantasei anni dopo queste parole siamo ancora alla ricerca della nostra identità nazionale.
Il rischio , però, è che se non ci diamo una mossa molto presto ci troveremo in balia di altre etnie molto più nazionaliste ed unite di noi.
E' un rischio che possiamo correre solo per avere qualche voto in Parlamento?

mercoledì 28 novembre 2007

L'ipocrisia afghana

Un altro nostro militare morto in terra afghana a seguito di un attentato kamikaze.
Mandanti: i taliban. Sempre loro.
Messaggio: l'Italia è in guerra.
Prima di tutto esprimo il mio dolore per la perdita alla famiglia di Daniele (anche se non leggeranno mai questo blog...).
Sono sempre stato convinto (e la convinzione è dura a morire) che chi parte per queste missioni "di pace", oltre che per guadagnare qualche euro in più (nessuna polemica solo la realtà dei fatti), lo faccia anche per una sorta di vocazione missionaria e lo apprezzo.
"Ragazzi coraggiosi" che credono sincermente in quello che fanno.
Portare un messaggio di pace dove c'è la guerra. Attraverso, anche, la ricostruzione di strade, ponti, case distrutte da bombe intelligenti.
Daniele è stato ucciso mentre prendeva parte alla ricostruzione di un ponte (distrutto durante la guerra con l'URSS negli anni Ottanta) e con lui sono morti nove bambini afghani.
Dopo che i tg hanno diffuso la notizia sono iniziate le "danse macabre" del cordoglio e della polemica tra politici.
"I nostri ragazzi", dicono dalla destra.
"I nostri soldati", li chiamano a sinistra.
Nostri.
Nostri.
Lacrime di coccodrillo.
Lacrime ipocrite di chi, consapevolmente, manda i nostri soldati a portare la pace in zone di guerre che non ci appartengono.
In Italia c'è chi chiede il ritiro immediato delle truppe, in nome di un pacifismo che non è nemmeno capace di spiegare. E c'è chi sostiene (ancora) che quelle non sono zone di guerra, sono pacificate.
Non voglio riaprire la vecchia polemica chiedendomi (vi) se la guerra serva ad esportare la pace o solamente a creare altre guerre e altri nemici, ma vorrei sollevare un'altra questione, forse ancora più grave.
I soldati italiani sono inviati in quelle zone completamente allo sbaraglio.
Mentre gli americani sono armati di tutto punto (non nascondono al'opinione pubblica che quella è guerra come facciamo noi).
L'articolo 11 della nostra Costituzione recita:

"l'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo".

Tradotto significa che l'Italia può prendere parte a delle missioni di pace quando queste missionni sono sotto l'egida di organizzazioni che mirano a portare la pace (l'ONU, ad esempio). Ma dato che in Afghanistan queste forze non ci sono allora si deve trovare un inganno, un modo subdolo per prendere parte al tavolo delle trattative dei vincitori e poco importa se di mezzo ci vanno i nostri soldati.
I nostri soldati non sono autorizzati a sparare per primi in caso di evidente pericolo.
Tradotto: possono sparare ad un terrorista dopo che questi si è fatto esplodere e ha fatto almeno sette morti.
Ora una persona dotata di cervello chiederebbe: a cosa serve sparare a qualcuno dopo che si è fatto esplodere e ha fatto quello che doveva fare?
Dicono, nel governo, che il ritiro al momento non è possibile perchè l'Afghanistan non è pacificato (quindi, a rigore di logica, saremmo in guerra!).
Allora che le cose vengano fatte come si deve.
Basta ipocrisie.
Ammettiamo davanti al popolo che quella afghana non è un'operazione di pace ma di guerra e comportiamoci di conseguenza.
Tuteliamo al meglio i nostri soldati.
Permettiamo loro di "prevenire" gli attacchi e non di "curare" i feriti dopo che sono stati fatti attentati.
A meno che, non è stato tutto studiato a tavolino.
A meno che, come diceva Cavour in occasione della guerra di Sebastopoli, non abbiamo bisogno di "qualche centinaio di morti per sedere al tavolo dei vincitori".

giovedì 22 novembre 2007

l'Italia e la sindrome da Twin Peaks....

Oggi scrivo per segnalare una cosa che mi ha particolarmente colpito in negativo....ovviamente.
In queste ultime settimane (mentre nel mondo sta scoppiando il putiferio e noi abbiamo un governo che vacilla sempre di più) gli argomenti che più si sono discussi nei cosiddetti programmi di approfondimento politico (in particolare Matrix su Canale 5 e Porta a Porta su Raiuno-condotti rispettivamente da Mentana e da Vespa) si è discusso del delitto di Garlasco e di quello di Perugia.
Per quanto si possa essere colpiti da questi episodi di violenza efferati che hanno colpito delle famiglie, non vedo cosa ci sia di rilevante nel parlarne in media almeno due volte a settimana.
Si potrebbe fare una discussione sulla commercializzazione e spettacolarizzazione del delitto e della morte (la domanda dei giornalisti ad ogni parente o amico della vittima "come si sente?" mi pare una delle domande più idiote create dalla storia della televisione), ma non è di questo che voglio discutere, non adesso.
Quello che colpisce è come questi delitti capitano a fagiolo ogni volta che il governo è in crisi oppure ci sono cose importanti da discutere.
Garlasco è stato "promosso agli onori della cronaca" mentre il governo rischiava di cadere sulla Finanziaria.
Perugia, esce in concomitanza con un'altra votazione della Camera sempre sulla finanziaria.
Verrebbe quasi da chiedersi se tra gli eventi ci sia (o ci possa essere) una qualche connessione.
Un tempo, negli anni Sessanta-Ottanta, si parlava delle "stragi di stato", quelle stragi che pilotate dal governo distoglievano l'opinione pubblica dalle condizioni difficili del Paese (tali sono state la strage alla stazione di Bologna, la bomba sull'Italicus e la Piazza Fontana). Oggi, vista la psicosi post 11 settembre una strage sarebbe troppo, quindi si punta sugli omicidi. Muore solo una persona e si monopolizza l'informazione per mesi e mesi.
Chi non ha visto, almeno una volta, il plastico di Bruno Vespa che ricostruisce la scena del crimine di Perugia con dei criminologi esperti? (Quando ci dice bene, perchè altrimenti ci sono interviste ai perugini che dicono di essere sconvolti da quanto successo - strano, hanno solo ucciso una ragazza a coltellate) oppure cercano di convincere che da quelle parti si vive bene.
Ci sono una serie di domande standard che il giornalista deve porre per attirare meglio l'attenzione sulla scena.
Appena appare un sospetto ci si fiondato tutte le Tv e cominciamo le domande idiote.
"Come si sente?" se si incontrano i genitori della vittima. Cosa vogliono che venga risposto? "bene, fuori c'è il sole e hanno scannato mia figlia".
Ai vicini di casa. "che tipo era?" era uno che girava con un fucile a pompa sparando ai passanti.
Poi si inizia a fare congetture su tutto per trovare l'assassino: la suola delle scarpe, i peli trovati nella stanza, le macchie di sangue che non si trovano e il movente che si trova ancora meno della macchie, e così via dicendo.
Forse sono solo congetture di uno che soffre della sindrome del complotto, ma come diceva Giulio Andreotti (che di potere pare se ne intenda...) "in questo paese a pensare male non si sbaglia mai".

venerdì 16 novembre 2007

Come trasformare in caso un fatto ordinario di cronaca nera (il tifo violento e la strumentalizzazione politica...)

Il fatto di cronaca nera avvenuto domenica mattina in una stazione di servizio ad Arezzo, dove è stato ucciso Gabriele Sandri da un colpo di pistola è stato trasformato (con una mossa indubbiamente geniale) in un caso politico di cui tutte le televisioni parlano a rotta di collo "occultando" quello di grave che accade nel mondo (le concetrazioni di truppe turche al confine con l'Afghanistan, la guerra civile tra Hamas ed Al Fatah che sta scoppiando in Palestina, il governo italiano sull'orlo della caduta ogni volta che si deve votare qualcosa).
Partiamo dal principio.
Stazione dell'autogrill di Arezzo. Un ragazzo, Gabriele Sandri, viene ucciso mentre sta andando allo stadio a vedere Lazio Inter. Ucciso con un colpo di pistola sparato (a quanto pare) a sangue freddo da un poliziotto della stradale che ha avuto un attimo di pazzia.
Un fatto di cronaca nera, come ce ne possono essere tanti in Italia.
Ma:
per circa tre ore il Ministero degli Interni non comunica la notizia. Non si capisce bene se sia morto un poliziotto, se un tifoso ha sparato ad un altro tifoso durante una rissa, se sono state due tifoserie a scatenare una rissa e quindi la polizia è dovuta intervenire ed è partito un colpo accidentale.
Poi si decide di sospendere le partite e si scatena la follia omicida degli ultrà....
Si torna a parlare di tifo violento, di misure contro gli ultrà, di repressione dei violenti e di gioventù bruciata.
Per quanto si possa essere solidali con la famiglia del ragazzo ucciso bisogna fare alcune piccole puntualizzazioni.
1) Il fattaccio è avvenuto in una stazione di servizio, lontano dallo stadio, quindi apparentemente non esistono legami con la violenza negli stadi.
2) Il poliziotto che ha sparato ha cambiato versione talmente tante volte da apparire quasi ridicolo. Prima ha sostenuto di aver sparato in aria, poi (visto che i proiettili sparati in aria non si abbassano e trapassano i vetri delle macchine) ha detto che gli è partito un colpo accidentale.
Alla fine viene fuori che si è trattato di un gesto di follia inconsulto, ha preso la pistola, ha mirato ed ha sparato.
3) Le partite vengono interrotte per "motivi di ordine pubblico" che nessuno con un minimo di cervello riesce a capire quali siano.
4)Fuori dagli stadi ci sono violenti scontri tra tifosi (per la prima volta tutti coalizzati senza distinzioni di bandiere e colori) e polizia. Vengono devastate caserme della polizia e viene colpevolizzato l'intero sistema degli stadi e del governo.
La morte inutile di Gabriele (non si può morire in una stazione di servizio per una partita di calcio) deve essere "vendicata". Si tratta di omicidio e chi lo ha commesso (indipendentemente dalle motivazioni che lo hanno spinto) deve pagare.
D'altra parte, però non possiamo colpevolizzare un sistema che non funziona solo quando ci scappa il morto (era successo con Racidi a Messina e succede oggi con Gabriele).
Si parla sempre di modello inglese....ma cosa significa modello inglese?
Non è con la repressione che si risolve il problema della violenza, non è con le gabbie che si isolano i tifosi e non è vietando le trasferte che possiamo evitare gli scontri nelle partite cosidette a rischio.
Il problema del tifo violento va risolto, ma nella maniera giusta.
Io non pretendo di avere la ricetta perfetta per la risoluzione dei problemi, ma chiedo a chi di dovere di prendere provvedimenti prima che lo stadio diventi non più un luogo in cui passare la domenica dopo una settimana di lavoro, ma un nuovo centro dove un gruppo di esaltati (minoritario, va detto) sfoghi i propri istinti animali.
Partiamo da una cosa semplice: vietare i cori razzisti. Vietare simboli che inneggiano alla politica (di destra come di sinistra), e fare in modo che i violenti vengano isolati nel senso che passano le domeniche a casa loro e non allo stadio in delle gabbie per animali dove possono sfogare la loro rabbia.
Forse in questo modo cominceremo a vedere la soluzione al problema.
Forse in questo modo non ci saranno altro morti inutili per una partita di calcio.

venerdì 9 novembre 2007

Alienazione

Esistono dei lavori che sono stati creati appositamente per creare alienazione nell'individuo....Lavori che sono interamente basati sull'idea di sfruttamento della forza lavoro e delle necessità dei singoli individui.
Pubblicità ingannevoli che attirano persone a cui serve un posto....
"Prestige Immobiliare, leader nel settore offre possibilità per agenti immobiliare. Fisso 850 euro più provvigioni".
Chiami e vieni convocato per un colloquio immediato. Il giorno dopo, per forza poichè chi ti deve tenere il colloquio ha degli impegni a cui non può mancare....
Vai al colloquio e vieni assunto, ti dicono che credono in te, che hai possibilità e che lì tutti hanno fatto soldi, sono diventati ricchi e hanno messo su famiglia.
Tu ci credi...del resto non hai lavoro e poi quel fisso di 850 euro.....
Inizi a lavorare in prova (devono vedere quanto sei bravo, dicono. La selezione immagini che sia una specie di ne resterà soltanto uno).
Dopo una settimana ti danno la spilla: "complimenti! Adesso inizi a lavorare da solo!".
Il lavoro è degradante, quasi umiliante.
Citofonare alle case della gente, vestito come un pinguino quando fuori ci sono cinquanta gradi all'ombra.
Dicono che devi produrre, che devi essere il migliore, che solo fare soldi ti rende bello il lavoro, che solo il prodotto finale è quello che conta....
Alienazione.
Cerchi di trovare bello quel lavoro, ci provi in tutti i modi a cercare dei lati positivi, ma tu sei laureato....non puoi suonare porta a porta, prendere quei sette otto vaffanculo al giorno per avere qualche soldo in più...però ne vale la pena, del resto se non vendo ci sono gli 850 euro al mese.
Con i tuoi colleghi non sai di cosa parlare: tranne qualche rara eccezione il massimo dei discorsi sono sugli incarichi e sul lavoro.....
Alienante, pensi dentro di te.
Rimpiangi chi lavora in banca e ha una scrivania, una pausa pranzo e può togliersi la giacca perchè il caldo ti uccide.
Poi scopri che non è vero niente. Quegli 850 euro al mese non ci sono. Vengono dati solo nel caso prendi 4 incarichi al mese.
Crolla tutto. Speranze, desiderio di una casa, desiderio di costruire una famiglia.
Tutto. Vuoi andare via, scappare da questo paese dove non trovi nessun lavoro, dove un posto fisso e solo un'utopia per pochi che sono nella casta.
I tuoi sogni si spezzano, muoiono, entri in crisi.
Ti rendi conto che la tua vita è sempre e solo uguale a sè stessa, non cambia niente, anche se lavori dentro sei come morto.
Non riesci più a leggere, a studiare, esci la mattina alle sette e torni la sera alle nove, stanco e cercando qualcosa di divertente da raccontare per quella giornata trascorsa inutile come tante altre.
Ne parli con il tuo capo. Quello che dicono, vende più di tutti.
Non dici che ti senti alienato, frustrato, che non era esattamente quello che ti aspettavi dalla vita.
Dici solo che quel lavoro non fa per te, hai bisogno di un fisso, una garanzia che tu possa vivere.
Lui in risposta ti chiama un tuo collega e chiede quanto ha fatturato quel mese, lui diligentemente risponde, tremila euro, niente male per un ragazzo di ventuno anni. Chiama un suo amico a Napoli e chiede la stessa cosa. Altra risposta migliaia di migliaia di euro.
Guadagnati togliendo soldi a chi deve comprare casa.
Quel tipo di lavoro stride con la tua coscienza, non sai prendere in giro il prossimo, odi le agenzie immobiliare per i soldi che fottono a tutti i morti di fame.
Tu lo fai per necessità...hai bisogno di soldi, ma i soldi non ci sono, a meno che....quei famosi quattro incarichi al mese. Che ci vuole?
Poi qualcosa cambia...un giorno prima della firma ti guardi allo specchio mentre fai il nodo alla cravatta e pensi che non va bene.
Non sei più tu. Sei alienato dal lavoro, hai anche smesso di scrivere e tradurre.
Io voglio altro dalla vita. Voglio vivere.
Cerchi un altro lavoro e lo trovi. Poco pagato, part time ma un lavoro, che insegna qualcosa, che ti lascia il tempo per vivere, uscire, passeggiare.
Ogni volta passo davanti all'agenzia immobiliare e penso alla loro giornata: uguale e fine a sè stessa.
Pensi alla tua di vita, tornata come prima, i tuoi tempi i tuoi spazi senza alienazione.
Amen
Ps: il nome dell'agenzia è inventato, con qualcuno di quelli che ci lavorano ho anche legato, anche se li sento poco, non sapendo cosa dire loro.....

martedì 6 novembre 2007

Immigrazione e identità nazionale....

Il dibattito che negli ultimi tre giorni sta tenendo banco su tutte le televisioni italiane e sulla maggior parte dei programmi riguarda l'immigrazione clandestina e la sicurerezza nelle strade.
Tutto è iniziato quando un rumeno (pregiudicato in Romania e condannato nel suo paese a quattro anni di carcere per rapina) ha violentato e poi ucciso una donna a Tor di Quinto (zona di Roma abbandonata a sè stessa nonostante sia al confine della Roma bene).
Il Parlamento si è reso conto che la delinquenza è un problema che riguarda soprattutto l'immigrazione e quindi ha deciso di varare un pacchetto sulla sicurezza in madornale ritardo rispetto al resto del mondo e di vararlo male.
Partiamo dal principio analizzando il problema dell'immigrazione clandestina nel nostro paese:
i crimini commessi da immigrati sono il 70% dei crimini commessi nel nostro paese e coloro che li commettono sono quasi tutti già stati condannati per crimini nei loro paesi. Nonostante esistano tanti immigrati in Italia integrati e che lavorano (e che si sentono italiani con i loro figli che studiano nelle scuole italiane...) ce ne sono tanti (forse troppi) che vengono nel nostro paese perchè pare che venga loro garantita l'impunità da qualunque crimine.
L'indulto (la brillante legge del "giurista" Mastella) ha liberato tutti quelli che eranno stati incarcerati per reati vari (e molti di quelli sono rientrati subito in carcere)....Ma il problema non è l'immigrazione clandestina o la sicurezza, il problema è il sistema Italia che non funziona. Il flusso regolatore dell'immigrazione che esiste in altri paesi qui non è contenplato e mancando controlli di qualunque genere su chi entra nel nostro paese permettiamo l'ingresso a criminali, terroristi, mafiosi dell'Est e qualunque altra cosa vi viene in mente legato alla delinquenza.
Cito solo qualche esempio di paese in cui l'immigrazione regolarizzata funziona come risorsa del paese e non come problema della sicurezza nazionale:
SPAGNA
In Spagna gli immigrati ci sono e, nonostante gli attentati terroristici che ci sono stati (fatti da fanatici che sono ovunque!) sono perfettamente integrati nella vita del paese.
FRANCIA
La Francia è uno dei pochi paesi europei ad avere una quantità di immigrati proveniente dalle vecchie colonie (vedi Tunisia e paesi africani in primis). Anche in Francia ci sono stati seri problemi con l'immigrazione, la rivolta delle banlieu è di poco tempo fa, ma nello stesso tempo ci sono tunisini, armeni, marocchini, senegalesi, che si considerano francesi e che hanno pari possibilità degli altri.
USA
Il paese degli immigrati per eccellenza. Gli Stati Uniti sono srtati interamente costruiti da immigrati italiani, irlandesi, inglesi e qualunque altra etnia vi viene in mente. Sono integrati nella vita culturale e politica del paese (Barak Obama si è addittura presentato alle primarie del Partito Democratico per la presidenza della Repubblica).
Tutti questi paesi hanno avuto e hanno flussi migratori enormi, ma non hanno avuto i problemi che noi italiani ci siamo trovati ad affrontare.
In cosa gli altri sono diversi?
La risposta secondo me è solo una: gli altri paesi si sentono una nazione ed accolgono le persone in base a questa consapevolezza.
Un immigrato che in Francia commette un crimine viene rimandato indietro al suo paese, poichè non ha rispettato la legge.
In Italia spesso gli immigrati sanno a malepena la Costituzione e l'inno (fa effetto vedere un francese senegalese cantare l'inno e dire io sono francese)....un rumeno, per citare solo una delle maggiori comunità in Italia, non ti dirà mai "sono italiano" ma sempre sono rumeno e vivo in Italia....
Ecco, questo è il nostro problema: i nostri immigrati sono solo ospiti, merce lavoro o criminali incalliti che non vedono l'ora di stuprare e violentare le nostre donne o insudiciare le nostre strade.
Quello che serve è applicare per la prima volta una politica seria e decisa nei confronti della criminalità legata all'immigrazione clandestina:
commetti un crimine? Ti fai 30 anni di carcere e poi vieni estradato nel tuo paese. Non solo; serve un controllo alle frontiere, un controllo che impedisca quelle orribili scene di gente che viene abbandonata in mezzo al mare da gommoni e navi di persone senza scrupoli che mirano solo al denaro.
In questo modo (con il controllo delle nostre frontiere) si può impedire di far entrare ogni sorta di criminale nel nostro paese.
E poi....forse un giorno riusciremo a diventare una nazione....perchè no, anche con gli immigrati....un giorno....quando "saremo riusciti a fare anche gli italiani".