giovedì 24 aprile 2008

Elezioni....the day after 2

Dopo aver cercato di fare un analisi (anche abbastanza parziale e sommaria, lo devo riconoscere) di quelle che sono state le cause del crollo della Sinitra Arcobaleno, è il momento di analizzare anche gli errori del Partito Democratico, che ha preso parte alla disfatta elettorale del centro sinistra.
Gli errori, probabilmente meno gravi e con maggiori attenuanti della sinistra radicale, non sono da sottovalutare, perchè possono essere una buona lezione per il futuro della nostra democrazia.
La nascita del PD è stata salutata come una forza intenzionata a fare una nuova politica, con nuove forme di aggregazione e di "democrazia partecipativa" dei militanti. Le primarie per l'elezione del premier sono state un evento unico nella Repubblica italiana, e hanno convinto molte persone dell'unicità del nascente partito riformista della sinistra.
Nonostante questo, però, la rimonta che avrebbe dovuto portare il partito alla vittoria non c'è stata...per quale motivo?
Primo perchè si sono date troppe cose per scontate: il PD, nonostante abbia quattro mesi di vita come partito, nasce dalla fusione di due realtà che sono state parte attiva del governo Prodi e gli elettori hanno visto questo e non la novità del PD....non solo, la direzione del Partito Democratico, che ha deciso di correre da sola ha (a mio parere) affrettato i tempi (anche se la scelta era obbligata) e non è riuscita a convincere i suoi stessi elettori della novità che portava. E qui arriviamo al secondo grave errore: il dare per scontato che gli elettori della ex-Margherita e degli ex-Ds si sarebbero buttati in massa a votare Pd, non è stato così. Non è stato così per diversi motivi: primo perchè il Partito Democratico non è solo la fusione di due partiti (come molti possono credere) ma è una realtà nuova che cerca di fare politica in modo diverso (più americano direbbe qualcuno). L'italiano medio ancora non si sente rappresentato da un sistema bipolare, come quello delle democrazie europee e pretendere di "costringerlo" a scegliere tra due partiti, piuttosto che quei quattro o cinque che esistevano fino all'11 aprile è stato non solo un "suicidio politico" ma è stato anche un tentativo di "omicidio politico" nei confronti della sinistra radicale. Il "voto utile" è stato percepito nel peggiore dei modi, demolendo quella che era il nostro scenario politico sin dalla sua nascita.
L'idea di Veltroni di correre da solo con il suo partito (apparentandosi solo con chi condivideva il programma e lo statuto del Pd) è stata un'idea non capita...lo sfondamento al centro, sognato da Partito non c'è stato, perchè chi voleva votare centro comunque votava o Pdl (che ha avuto, tra l'altro uno spostamento a destra con l'abbandono dell'Udc di Casini) oppure votava per la Rosa Bianca, che si poneva come vera e unica alternativa di centro.
Il fatto è che molti militanti della sinistra radicale (proprio in virtù di quel voto utile che non voleva riconsegnare l'Italia a Berlusconi) ha scelto di votare per il Partito Democratico (dando spesso anche voto disgiunto, cioè Sinistra Arcobaleno alla Camera e Pd al Senato,o viceversa) ha di fatto scatenato il crollo (e la successiva scomparsa) della sinistra radicale al Senato e alla Camera.
Ma cosa non ha veramente funzionato?
Oltre alle cause sopra menzionate ne possiamo elencare altre, tutte di carattere strategico. Mettendo a confronto le campagne elettorali di Berlusconi e Veltroni possiamo trovare delle differenze comunicative che in futuro non dovrebbero essere sottovalutate: Berlusconi parlava di pensioni, mentre Veltroni teneva discorsi sull'amoralità del precariato...Berlusconi parlava di nuovi posti di lavoro e Veltroni diceva che il Partito Democratico era costituzionale e rispettava la nostra Costituzione. Potremmo andare avanti per ore, ma la conclusione resta la stessa: Berlusconi ha parlato alla pancia delle persone e Veltroni alla testa, giusto, ma che non poteva pagare in questo preciso momento della nostra Repubblica.
Ultima considerazione (che sarebbe dovuta però essere la prima necessariamente) il Pd non si è voluto distaccare dall'operato del governo Prodi, il cui bilancio degli ultimi due anni è stato pesantemente negativo. La continuità con il governo Prodi (anche se non esplicitamente menzionata) è stata percepita dagli elettori, che, stanchi di dover vedere un governo cambiare ogni due anni hanno scelto di votare per il solo che ha dato un minimo di stabilità al Paese (almeno da un punto di vista elettorale, almeno): Silvio Berlusconi.
A presto a tutti amici, compagni e fratelli...

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