venerdì 30 maggio 2008

Integrazione razziale e cultura

Sul Corriere della Sera di ieri è uscito un bel articolo di Gian Antonio Stella. Parlava di un periodo particolare della storia italiana e di un episodio singolare: quando gli italiani emigravano in Svizzera, si parla degli anni Cinquanta e del periodo subito dopo la fine della II Guerra Mondiale, i genitori mandavano i propri figli a lavorare invece che a scuola (anche perchè spesso erano gli stessi padri a non essere particolarmente istruiti), e il governo svizzero decise di imporsi e mandare a forza i figli dei nostri immigrati a scuola. Fu una battaglia difficile che però diede i suoi frutti: i figli degli immigrati che erano entrati come "ospiti" divennero "cittadini", imparando a conoscere il Paese dove vivevano, scoprendo che quel Paese aveva anche delle leggi che andavano rispettate pena quella di finire in carcere oppure di essere rimpatriati. La condizione italiana di oggi non è molto dissimile da quella svizzera di anni fa (come non è molto dissimile da quella di molti altri paesi europei), ma con una sostanziale differenza: da parte nostra (sia del governo che della semplice popolazione) non c'è il minimo interesse ad integrare l'immigrato che viene, anzi, solamente visto come "forza lavoro" o come "delinquente". La conseguenza non è complicata da capire: i crimini commessi dagli immigrati sono di gran lunga superiori a quelli degli italiani e spesso sono dettati più dalla fama che dalla volontà di delinquere (tranne qualche caso sporadico, ma in quel caso parliamo di livelli talmente alti che non vale nemmeno la pena soffermarsi). Forse, visto il flusso continuo di immigrati clandestini che arriva nel nostro Paese sarebbe il caso di rivedere le nostre "politiche di accoglienza" che passa dai CPT (Centri di Permanenza Temporanea) che sono più che dei centri dei veri e propri ghetti dove gli immigrati vengono rinchiusi e trattati in modo orribile. Sono necessarie delle misure che non sono europee, ma sono umane, il che è molto diverso. La prima cosa da fare è regolare il flusso in maniera seria, non espellendo tutti gli immigrati che entrano nel nostro Paese, ma solo quelli (magari) che vengono senza documenti e che non hanno un'identità precisa. Non è semplice, perchè spesso sono poveri disgraziati che sbarcano sulle nostre coste del Sud dove non esistono controlli e non esiste nessun tipo di controllo. La soluzione potrebbe essere quella di scortare le singole navi al porto (o comunque in un posto in cui possano attraccare) per poi cercare di capire chi ha documenti e chi no. Quelli che non li hanno devono essere rimpatriati nel minor tempo possibile, mentre chi lo ha (ed è seriamente intenzionato ad integrarsi in Italia) deve essere messo nelle condizioni di poterlo fare, conoscendo le cose minime di un Paese: la lingua, un posto dove cercare lavoro e (almeno all'inizio) un posto sicuro dove dormire.
Sono convinto che non sia la teoria lombrosiana, che per parafrasi, sostiene che tutti gli immigrato sono delinquenti (perchè nascono tali) ma ci sono portati spesso dalle condizioni dalla fame e dalla disperazione per non avere un minimo di accoglienza e integrazione in Italia. L'immigrazione non è un "pericoloso demone" che deve essere eliminato, ma può essere una preziosa risorsa per il Paese, perchè spesso sono ben disposti al lavoro se pagato decentemente e se trattati non come bestie inferiori ma come esseri umani.
Il secondo passaggio dell'integrazione (se veramente si vuole integrare queste persone) deve essere quello di metterlo nelle condizioni di conoscere le leggi, la storia e la cultura del Paese, in modo che possano sentirsi cittadini e non semplici ospiti dell'Italia. L'integrazione passa dalla cultura. Perchè senza cultura non si formano i cittadini, siano essi italiani ed immigrati. Ripartiamo con le nostre radici democratiche e liberali invece che con le "pulizie etniche" e le rappressaglie. Cerchiamo di integrare chi vuole essere integrato e diventare italiano invece che demonizzarlo e considerarlo solo un ospite senza nessun diritto e senza doveri. Sono convinto di una cosa: se un immigrato viene in Italia non viene con la precisa volontà di delinquere, ma di integrarsi nella vita del Paese, facciamo in modo che sia possibile, vivremo meglio noi (senza rappresaglie) e vivranno meglio loro (nella loro nuova condizione di cittadino). Poi, con il tempo quando avranno una "coscienza civile" potranno (e dovranno) avere anche il diritto di voto, ma adesso sto correndo troppo.

sabato 24 maggio 2008

Immigrazione e "pulizia razziale"

Sono tutte notizie di questi giorni: immigrati che vengono picchiati, rom che vengono trattati come "diversi" ed espulsi (se non rinchiusi in dei centri che assomigliano molto ai lager) oppure vengono bruciati nei loro campi e si salvano solo perchè qualcuno è così clemente da andare a salvarli.
Il decreto di immigrazione clandestina, tanto voluto da Maroni potrebbe essere una cosa intelligente, se non diventa razzista. Per far diventare un decreto simile razzista basterebbe poco: basta che si renda retroattivo in modo che vengano colpiti non solo gli immigrati che sono in questo paese con un lavoro in nero e senza permesso di soggiorno (che vorrebbero tanto essere regolarizzati ma che vengono solo schiavizzati) e cacciarli, senza nemmeno sapere dove mandarli. Incarcerarli in Italia mi sembra una cosa troppo complicata: le nostre carceri non sono famose per la loro accoglienza e non sono in grado di sostenere più di un tot di persone (non so esattamente quante).
Il passo più logico per integrare gli immigrati dovrebbe essere quello di non farli essere "ospiti" del Paese, ma integrarli come "cittadini", qualunque cosa questo voglia dire oggi. La globalizzazione ha fatto in modo (oltre che creare un circuito economico che potrebbe essere contestabilissimo) di abbattere le frontiere e permettere a tutti di avere libero accesso a determinati paesi. Mi spiego: se nel mio paese non ho lavoro è giusto che lo vada a cercare da qualche altra parte, ma dove è possibile. La situazione italiana non è una cosa nuova; il problema dell'immigrazione è esploso e adesso siamo arrivati al culmine: delinquenza, mancanza di posti di lavoro, pulizie etniche. Tutte cose che in un Paese che ha rinnegato (almeno ipoteticamente pare) le leggi razziali del fascismo non dovrebbero accadere. La soluzione non è l'epurazione ma l'integrazione, far entrare gli immigrati quando possiamo permetterci la loro integrazione e possibilità di lavorare. Bisogna evitare che la gente venga qui e diventi "carne da macello" per il nostro provinciale "capitalismo selvaggio", bisogna fare in modo che tutti possano avere le stesse possibilità, indipendentemente dalla razza, la religione o il sesso. Quando arriveremo a questo avremo superato il nostro passato razzista e xenofobo, quando arriveremo a questo saremo allora pronti per stare in Europa e guardare in faccia gli altri Paesi, senza vergognarci di essere i soliti italiani xenofobi, provinciali e razzisti con tutti, spesso anche tra di noi.

giovedì 22 maggio 2008

L'opposizione credibile

Una vecchio album dei 99 posse si chiamava "incredibile opposizione" e si chiedeva, all'inizio dell'album se fosse meglio un'opposizione credibile oppure un'incredibile opposizione.
Uso il titolo di un album, non solo per rendere omaggio a uno di quei gruppi con cui sono cresciuto, ma anche perchè il termine opposizione credibile mi è sempre piaciuto e adesso mi sembra che sia, ancora più di prima una necessità.
Il PD è il solo partito all'opposizione (insieme a Di Pietro che però non mi pare capace di fare qualcosa di costruttivo, ma orientarsi verso quella politica del NO a priori che blocca lo sviluppo di un Paese.
Cosa vuol dire, oggi, stare all'opposizione? E farlo in maniera credibile? Non credo sia una cosa semplice da spiegare, ma è necessario, per tutto il Paese, cercare di spiegarlo e di capirlo. La scelta di "dialogo" con Berlusconi (vincitore delle elezioni) ha fatto subito pensare che ci fosse una sorta di "inciucio" tra Veltroni e Berlusconi, senza rendersi conto di essere non solo ridicoli ma anche dannosi per l'Italia e per l'immagine che la nostra opposizione sembra dare al mondo.
Mi spiego meglio: negli ultimi quindici anni la campagna elettorale del centro sinistra è stata fatta "contro" Berlusconi, senza essere stati capaci di fare non dico una proposta alternativa, ma addirittura di fare una proposta. L'opposizione ad un governo non si fa (o almeno non si fa solo) nelle piazze, ma anche nei luoghi del potere, facendo opposizione in Parlamento, discutendo con chi governa, le misure che vengono prese e i provvedimenti che vengono discussi. L'opposizione deve essere qualcosa di costruttivo, non distruttivo come pensano molti nella nostra sinistra. Dico NO a tante cose, senza proporre nessuna situazione alternativa e senza dire sarebbe meglio se invece...no, in Italia io dico no perchè lo ha proposto qualcuno che non era del mio partito.
Forse è giunta l'ora di cambiare tutto questo, di sbloccare e modernizzare il Paese in modo che possa dire di essere una democrazia compiuta e non un semplice "crogiuolo di partiti senza senso".
Amen.

venerdì 2 maggio 2008

the day after 3 (Rutelli e il crollo di Roma)

Sembra essere il seguito di un film, ma è solo una nuova pagina del crollo del centro sinistra e della sinitra in Italia e a Roma.
Non sono serviti gli appelli fatti il 25 aprile e non sono serviti i moniti della consegna di Roma ai fascisti, come recitavano i manifesti della sinistra che dominavano Roma prima delle elezioni.
Parto dalla considerazione (che sembra banale ma non lo è poi tanto) che gli allarmismi fanno male alla sinistra, tutta la sinistra. I manifesti che "imploravano" gli elettori di non consegnare Roma alla Lega e ai fascisti, in nome di un valore non sono serviti per un motivo piuttosto semplice: era esattamente quello che gli elettori avevano fatto una settimana prima, la consegna del Paese alla Lega.
Roma è sempre stata una città di sinistra, ricordo sindaci come Petroselli, Argan e lo stesso Ernesto Nathan (citati da Rutelli in campagna elettorale come sindaci da prendere a modello), e il PD, ma soprattutto Veltroni, sono riusciti a consegnarlo ad Alemanno, uno che fino a due giorni fa era fascista dichiarato (e che nel DNA continua ad esserlo). La gente, gli stessi elettori di sinistra non hanno votato per Rutelli, perchè era un sindaco poco amato (inutile dire che era un bravo amministratore...la gente vota le facce non le amministrazioni...) e perchè era lo stesso candodato sindaco di quindici anni fa.
Ma come? Il Pd ha fatto un'intera campagna elettorale dicendo che era necessario svecchiare la classe politica, che servivano più giovani e che era necessario cambiare perchè "in nessun paese democratico si presenta lo stesso candidato per quindici anni di fila" (si parlava di Berlusconi ovviamente) e poi si presenta, come nuovo lo stesso candidato sindaco di quindici anni prima, il vecchio-nuovo Rutelli. Gli elettori hanno deciso di dare un taglio al passato, per tanti motivi, che vanno tutti analizzati e capiti.
Il primo è che nell'immaginario collettivo Rutelli è il sindaco dei parcheggi blu dietro il Colosseo, il sindaco degli appalti alla moglie e il sindaco amico di Caltagirone per gli appalti alle costruzioni. Vero o no che sia non si può non tenere conto delle voci del popolo nelle elezioni di un sindaco, soprattutto quando si tratta di una città come Roma, punto strategico per le scelte politiche del Paese.
Rutelli è anche il politico che prima era nei radicali, poi è entrato nei verdi per chiudere la sua politica nella Margherita, con una gfolgorazione sulla via di Damasco.
Tutto questo (e molto altro) la gente non lo dimentica, perchè gli elettori non sono idioti, come credono i nostri politici, ma pensano e hanno memoria lunga. Si dice che la destra ha vinto con l'alarme sulla sicurezza, sugli immigrati e sulla delinquenza. è vero fino ad un ceryto punto: la destra ha vinto (a Roma come in tutto il Paese) perchè è stata presente nelle strade, perchè ha cavalcato il malcontento popolare e la delusione dei cittadini e delle cittadine del Paese. Ha vinto perchè la gente era stanca di non arrivare a fine mese (qui si potrebbe aprire un capitolo sul motivo per cui la gente da quando ha vinto il PDL non ha più problemi economici), ha vinto perchè il PD ha fatto una bella campagna elettorale sugli ideali e non sui bisogni.
Inoltre la candidatura di Rutelli è stata scelta dall'alto, dai vertici del partito, cosa che è l'esatto opposto di quello che aveva spinto la gente a credere nel progetto del PD. Adesso serve fare una discussione su quello che sarà il futuro del partito, senza allarmismi, senza correnti suicide e senza faide interne.
Se qualcosa non è andato va cambiato il sistema di logica di partito, vanno modificate alcune strategie, per diventare quel partito moderno che avevamo tutti in mente e che deve essere un bene per il Paese e per l'Europa.
Ripartire dalla nostra identità, di sinistra, laica e democratica, ripartire dal basso, dalle sezioni che devono essere un punto di incontro e dibattito aperto.
Ripartire dal passato per costruire il futuro...