Non nascondo che ci avevo sperato. Avevo sperato che il clima politico italiano fosse veramente cambiato e che per la prima volta si potesse fare delle scelte politiche al di fuori della logica degli schemi di partito e al di fuori di qualunque ideologia.
Ma non è stato possibile. Non è stato possibile perchè il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha avuto la bella pensata di far passare una legge suicida non solo per impedire le intercettazioni (e non si tratta di legge bavaglio sulla stampa, ma stiamo parlando di livello giuridico) se non per i reati di terrorismo, depennando quindi cose belle (e lecite a quanto pare) come il falso in bilancio, la corruzione, stupro, violenze varie e tante altre cose.
Non solo la sua decisione di bloccare i processi con validità superiori ad un anno, bloccano tanti bei processi che dovrebbero andare avanti solo perchè sono reati: stupri, violenze sessuali di vario genere, rapine, furti, falsi in bilancio, e anche qualche omicidio, che non manca mai nella nostra cronaca.
Il tutto per quale motivo? Perchè un giudice "comunista" ha osato processare Sua Presidenza per corruzione di un giudice attraverso un avvocato inglese di nome Mill...quindi per bloccare un processo a suo carico (dato che ha cambiato il clima politico e quindi non fa leggi ad personam) verranno rimessi in libertà tanti criminali per permettere a Berlusconi di non essere processato. Non basta: il decreto che vuole impedire il processo alle cariche più alte dello Stato sarebbe un provvedimento giusto, se le più alte cariche dello Stato arrivassero in Parlamento incensurate. E vero: in Francia non può essere processato il Presidente della REpubblica, ma non può nemmeno presentarsi alle elezioni se ha avuto precedenti penali e quindi è passato sotto il giogo delle "toghe rosse".
Avevamo sperato che l'Italia uscisse dalla sua becera logica di "io governo e penso agli affari miei!, ma non è stato possibile. Una semplice introduzione in un decreto legge (già di per sè aberrante) ci riporta indietro a cinque anni fa...Anzi, con una lettera che "rivendica il valore politico della scelta fatta" ritorniamo indietro al 1924, quando "qualcuno" rivendicò l'omicidio assumendosene la "responsabilità politica per il bene del Paese"...ecco, a me è quel per il bene del Paese che mi preoccupa...
Non condivido nulla di ciò che dici ma sono disposto a morire per difendere il tuo diritto a dirlo. Voltaire
giovedì 19 giugno 2008
sabato 7 giugno 2008
Pacs, Dico, Paco e Gay Pride
Oggi si terrà a Roma ma manifestazione annuale del Gay Pride, la giornata dell'orgoglio omosessuale e lesbico. Come ogni anno la manifestazione sarà particolarmente colorata e come ogni anno susciterà dibattiti di ogni genere se sia giusto o meno. Quest'anno però il clima sarà ancora più particolare per diversi motivi: il primo, che non deve essere sottovalutato è che una settimana prima della manifestazione il ministro Mara Carfagna ha detto di non voler riconoscere la piattaforma della manifestazione, non solo ha anche detto che non vuole riconoscere la manifestazione che si dovrebbe chiudere a San Giovanni.
Il dibattito di ieri sera a Otto e Mezzo (trasmissione di approfondimento politico sul La7) ne parlava con Carlo Giovanardi (sottosegretario al Governo per la Famiglia e la Droga) e con un esponente del Movimento Gay e Lesbiche (di cui in questo momento mi sento particolarmente colpevole di non riuscire a ricordare il nome).
L'argomento di discussione riguardava, ovviamente i diritti degli omosessuali nella discussione del riconoscimento degli omosessuali come "famiglia" arrivando anche a discutere se possa essere "moralmente leggittima" l'adozione di bambini da parte di una coppia di omosessuali. Dunque, facendo un rapido giro nei paesi in cui gli omosessuali hanno "pari diritti" alle famiglie etero possiamo vedere molte cose interessanti: partiamo dal Paese per eccellenza più libero in materia: gli Stati Uniti; qui è legale l'adozione di bambini oppure, come ha fatto la nota attrice Jodie Foster, la fecondazione di un singolo ovulo per rimanere incinta, ma è categorigamente vietato il matrimonio. Stessa situazione nella Gran Bretagna, in cui esiste un vero e proprio "smercio" di cellule e bambini (ma è vietato anche qui il matrimonio religioso). In Spagna è permesso solo il matrimonio ma non l'adozione.
In Italia esistono secondo i dati centomila famiglie omosessuali (con genitori gay o lesbiche). Questi dati (va fatto notare ad onore di cronaca) contano tutte le famiglie composte da omosessuali, comprese quelle che hanno avuto figli da una precedente relazione etero. Ora, la posizione che veniva difesa da Giovanardi era basata su un assunto della nostra Costituzione (che ogni tanto torna sempre comodo citare): che fonda l'Italia sulla famiglia, specificando che si tratta di uomo e donna che fanno da padre e madre.
Il discorso che si dovrebbe affrontare per l'adozione da parte di omosessuali (o comunque la possibilità di avere figli) è particolarmente difficile e complicata, non solo da un punto di vista morale ma anche e soprattutto etico.
Non sono in grado di affrontare l'argomento, mi chiedo solo come possa crescere un bambino con due padri o due madri (fermo restando che due genitori omosessuali possano essere meglio di tanti genitori etero che possiamo a ben ragione paragonare a delle bestie).
Il primo passo deve essere (ancora prima di parlare di adozioni e bambini), quello di riconoscere agli omosessuali i propri diritti ad avere una famiglia e che venga riconosciuta come tale. Poi, una volta che sia fatto questo passo (fondamentale per poi poter parlare di famiglia sul serio).
Tornando al discorso del Gay Pride: la chiusura della manifestazione è stata spostata a Piazza Navona per un motivo: in contemporanea alla manifestazione si tiene alla Pontificia Università Lateranense un convegno dal titoto"Allargare gli orizzonti della razionalità", organizzato dalla Pontificia Università Lateranense. Nell'ambito del quale stasera alle 20.30 si terrà, appunto nella basilica, un concerto del Coro Interuniversitario di Roma "Traditio et confessio".
Solo per questo. Nessuno scandalo, nessuna censura, solo semplice "buon senso".
Come diceva John Locke "la nostra libertà finisce dove inizia quella degli altri". Affrontando le cose in questo modo sarà possibile arrivare ad avere un dialogo civile, anche nel riconoscimento dei diritti degli omosessuali, senza che ci siano inutili "barriere ideologiche", siano esse di destra oppure di sinistra.
Il dibattito di ieri sera a Otto e Mezzo (trasmissione di approfondimento politico sul La7) ne parlava con Carlo Giovanardi (sottosegretario al Governo per la Famiglia e la Droga) e con un esponente del Movimento Gay e Lesbiche (di cui in questo momento mi sento particolarmente colpevole di non riuscire a ricordare il nome).
L'argomento di discussione riguardava, ovviamente i diritti degli omosessuali nella discussione del riconoscimento degli omosessuali come "famiglia" arrivando anche a discutere se possa essere "moralmente leggittima" l'adozione di bambini da parte di una coppia di omosessuali. Dunque, facendo un rapido giro nei paesi in cui gli omosessuali hanno "pari diritti" alle famiglie etero possiamo vedere molte cose interessanti: partiamo dal Paese per eccellenza più libero in materia: gli Stati Uniti; qui è legale l'adozione di bambini oppure, come ha fatto la nota attrice Jodie Foster, la fecondazione di un singolo ovulo per rimanere incinta, ma è categorigamente vietato il matrimonio. Stessa situazione nella Gran Bretagna, in cui esiste un vero e proprio "smercio" di cellule e bambini (ma è vietato anche qui il matrimonio religioso). In Spagna è permesso solo il matrimonio ma non l'adozione.
In Italia esistono secondo i dati centomila famiglie omosessuali (con genitori gay o lesbiche). Questi dati (va fatto notare ad onore di cronaca) contano tutte le famiglie composte da omosessuali, comprese quelle che hanno avuto figli da una precedente relazione etero. Ora, la posizione che veniva difesa da Giovanardi era basata su un assunto della nostra Costituzione (che ogni tanto torna sempre comodo citare): che fonda l'Italia sulla famiglia, specificando che si tratta di uomo e donna che fanno da padre e madre.
Il discorso che si dovrebbe affrontare per l'adozione da parte di omosessuali (o comunque la possibilità di avere figli) è particolarmente difficile e complicata, non solo da un punto di vista morale ma anche e soprattutto etico.
Non sono in grado di affrontare l'argomento, mi chiedo solo come possa crescere un bambino con due padri o due madri (fermo restando che due genitori omosessuali possano essere meglio di tanti genitori etero che possiamo a ben ragione paragonare a delle bestie).
Il primo passo deve essere (ancora prima di parlare di adozioni e bambini), quello di riconoscere agli omosessuali i propri diritti ad avere una famiglia e che venga riconosciuta come tale. Poi, una volta che sia fatto questo passo (fondamentale per poi poter parlare di famiglia sul serio).
Tornando al discorso del Gay Pride: la chiusura della manifestazione è stata spostata a Piazza Navona per un motivo: in contemporanea alla manifestazione si tiene alla Pontificia Università Lateranense un convegno dal titoto"Allargare gli orizzonti della razionalità", organizzato dalla Pontificia Università Lateranense. Nell'ambito del quale stasera alle 20.30 si terrà, appunto nella basilica, un concerto del Coro Interuniversitario di Roma "Traditio et confessio".
Solo per questo. Nessuno scandalo, nessuna censura, solo semplice "buon senso".
Come diceva John Locke "la nostra libertà finisce dove inizia quella degli altri". Affrontando le cose in questo modo sarà possibile arrivare ad avere un dialogo civile, anche nel riconoscimento dei diritti degli omosessuali, senza che ci siano inutili "barriere ideologiche", siano esse di destra oppure di sinistra.
mercoledì 4 giugno 2008
Il valore simbolico del 2 giugno
Ieri sera erano ospiti a Ballarò, programma su Raitre, il ministro Maroni e il Presidente D'Alema. La discussione, come era del resto abbastanza ovvio, è finita sulla "non-presenza" di esponenti della Lega Lombarda alla festa del 2 giugno, meglio nota come la Festa della Repubblica. Ovvero: il 2 giugno 1946 gli italiani scegliavano con un referendum di abbandonare la monarchia per scegliere la Repubblica (tra le altre cose quello fu il primo referendum a suffraggio universale sia maschile che femminile). Da quel momento la vita politica e sociale del nostro Paese era cambiata: si rinunciava ad un potere come quello reale e i cittadini avrebbero avuto la possibilità di eleggere in Parlamento i propri rappresentanti. Quest'anno inoltre la festa coincideva anche con il sessantessimo anniversario della nostra Costituzione.
Il fatto che la Lega Lombarda (da quindici anni a questa parte) si rifiuti di prendere parte alle celebrazioni del 2 giugno ha diversi significati; ma quello forse più esplicito (e grave, tenendo conto che parliamo di un partito che alle ultime elezioni ha preso l'8% delle preferenze degli elettori) non riconosce lo Stato Italia e le sue istituzioni.
La risposta di Maroni è stata che vista la grave situazione nel Paese non è il caso di discutere di una "semplice questione simbolica".
Ma quello che io mi chiedo è: l'unità nazionale,la solidarietà e i valori che ogni cittadino italiano deve avere non passano anche e soprattutto attraverso i simboli? Perchè dobbiamo essere la sola nazione a contestare (seppur per motivi diversi) la festa nazionale che ha segnato la nascita della nostra Repubblica?
Il fatto che la Lega Lombarda (da quindici anni a questa parte) si rifiuti di prendere parte alle celebrazioni del 2 giugno ha diversi significati; ma quello forse più esplicito (e grave, tenendo conto che parliamo di un partito che alle ultime elezioni ha preso l'8% delle preferenze degli elettori) non riconosce lo Stato Italia e le sue istituzioni.
La risposta di Maroni è stata che vista la grave situazione nel Paese non è il caso di discutere di una "semplice questione simbolica".
Ma quello che io mi chiedo è: l'unità nazionale,la solidarietà e i valori che ogni cittadino italiano deve avere non passano anche e soprattutto attraverso i simboli? Perchè dobbiamo essere la sola nazione a contestare (seppur per motivi diversi) la festa nazionale che ha segnato la nascita della nostra Repubblica?
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