Succede a volte che nel Paese che ha un premier che va a puttane e se ne vanta davanti a tutti che le ragazzine di quattordici o quindici anni pensino che il massimo della loro realizzazione possa essere quello di avere un seno nuovo od un naso perfetto per poter aspirare a diventare un domani veline o perche no, anche ministri.
Anoressia, bulimia o altre malattie del corpo e della mente, sono tutte figlie della nuova societa dell'apparire invece che dell'essere....Cosa succeda nella menti di quattordicenni che di colpo si vedono brutte non e forse difficile da spiegare...i nostri occhi vengono ogni giorno bombardati da modelle bellissime che ballano o che mostrano le proprie grazie ad orari improponibili come l'ora di cena...ovvio che chi lo vede, non avendo ancora sviluppato una propria coscienza critica, voglia essere come loro, perche pensa che apparire sia piu importante che essere...ma in Italia si e andati oltre.
Perche ormai l'essere, inteso come pensare e una qualita che non serve piu per andare avanti, basta avere "culo e tette" per essere qualcuno in Italia.
Siamo in una societa malata di protagonismo, dove una diciassettenne che chiama il premier "Papi" puo dire che lei nella vita vuole essere "velina o parlamentare". Perche le due cose coincidono, perche fare politica non e un mestiere, o una missione come era prima, ma un modo per apparire, andare alle feste o conoscere persone famose. Il berlusconismo che avanza potremmo dire, il modello di societa che si basa sul video e sulle apparenze, in cui non ci sono pregi mentali ma solo fisici. Lo stesso modello di societa in cui si sta crogiolando anche la nostra sinistra, che ormai non e piu di sinistra, imitare il nemico per batterlo, questa e la logica del PD...Per anni abbiamo detto che Berlusconi fosse solo un venditore di fumo, un modello che non poteva essere imitato dai nostri figli e che era solo un commerciante...invece alla fine siamo come lui...Si, perche il berlusconismo in molti di noi, noi intesi come italiani, ci e entrato dentro. Pensiamo che il massimo della vita debba essere quello di partecipare a Uomini e Donne, noto programma di Canale 5, pensiamo che il massimo della vita sia quello di essere star del Grande Fratello.
Un giorno, un compagno, uno che si chiamava Antonio Gramsci aveva detto quale dovesse essere una delle particolarita di chi doveva fare politica e di chi doveva essere la futura elite culturale del paese: "studiate, studiate, studiate".
Ecco, si dovrebbe ripartire da questo prezioso consiglio per poter ricostruire il Paese, ricostruirlo con una consapevolezza di spiegare a quelle che saranno le generazioni di domani che la cultura vale piu di mille ore dentro la televisione.
Non condivido nulla di ciò che dici ma sono disposto a morire per difendere il tuo diritto a dirlo. Voltaire
martedì 29 settembre 2009
venerdì 18 settembre 2009
La democrazia delle bombe
Davide Ricchiuto, 26 anni. Antonio Fortunato, 35 anni. Matteo Mureddu, 26 anni. Roberto Valente, 37 anni. Giandomenico Pistonani, 28 anni. Massimiliano Randino, 32 anni.
Sei morti, che uniti agli altri italiani che sono morti in attentati in Afghanistan diventano ventuno.
Ventuno soldati morti che adesso verranno accolti con il suono delle trombe da leader contriti che gli accoglieranno come eroi. Eroi di una guerra in cui forse nemmeno credevano, e che sono partiti per avere qualche euro in piu in busta paga. Sei ragazzi che erano appena arrivati la e che erano stati mandati per “ricostruire” ed “esportare la democrazia”, come se la democrazia fosse una merce.
La guerra afghana dura da otto anni, da quel maledetto 11 settembre che ha colpito l’America al cuore, che ha distrutto le Torri Gemelle e che per la prima volta ha fatto capire agli americani che nemmeno loro sono invulnerabili. Una guerra che e stata fortemente voluta dall’amministrazione Bush che la ha giustificata dicendo che i Taliban erano fiancheggiatori di Al Quaeda, il movimento terroristico di Bin Laden. Quello stesso Osama bin Laden che negli anni Ottanta, quando in Afghanistan non c’erano gli USA ma l’Unione Sovietica aveva fatto tanto comodo alla allora amministrazione Reagan. Allora gli attentati kamikaze non erano atti di “terrorismo vigliacchi” (come gli ha definiti, forse a ragione, il ministro la Russa quando ha annunciato alla Camera dell’attentato). Adesso sono terroristi, prima erano liberatori del popolo afghano, gli stessi taliban che adesso sono nemici della democrazia e del progresso. Ipocrisia di un imperialismo moderno che ha perso il senso della misura. Ipocrisia, come quella di chi adesso piange i soldati italiani che erano in missione di pace, sempre secondo loro. La missione di pace in zona di guerra. Una contraddizione che stride con la ragione umana. Una contraddizione che vuole esportare la democrazia non con la cultura democratica della trattativa politica ma con le bombe. Ricordo ancora quando sono crollate le due torri e quando scoppio la guerra. Il mondo occidentale rimase sconvolto, perche per la prima volta era stato colpito l’Occidente al cuore. Il mondo allora si mosse, per dire no alla guerra e no al terrorismo, di qualunque genere esso fosse. In Italia, alleata della prima ora dell’allora amministrazione Bush, alla Perugia-Assisi erano andati in migliaia per urlare no alla guerra, per ricordare a tutti coloro che ci governavano che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa. Hanno fatto credere, allora come oggi, che si trattava solo di una missione di pace e che gli italiani non sarebbero mai stati colpiti perche gli italiani sono “brava gente” che riesce a farsi amare ovunque regalando caramelle ai bambini e sigarette agli adulti. I nostri militari – perche di nostri si tratta sino a prova contrari – sono stati mandati la con la “cazzuola ed il secchio” (permettetemi la forzatura), mentre gli altri, i nemici, ci sparavano contro i loro kamikaze e i loro colpi di kalashnikov. Allora mentre oggi l’intero Paese si stringe ai famigliari delle vittime celebrati come eroi c’e chi si chiede: perche? Sono tanti i perche a cui si deve rispondere. Perche siamo in Afghanistan, quale era la nostra missione, cosa stiamo facendo in quel dannato inferno che i giornali americani da mesi definiscono “il Vietnam di Obama”. Siamo li perche Bush era alleato, anzi no, amico di Berlusconi, e perche noi siamo alleati degli americani e li sosteniamo nella guerra al terrorismo. Ma siamo davvero sicuri che quella in Afghanistan sia una guerra al terrorismo e non una guerra economica, per il controllo geopolitico di una regione, e per il controllo americano del gas in funzione antirussa? Siamo davvero sicuri che i nostri soldati sappiano davvero perche sono li a rischiare la loro vita ogni giorno? Forse non lo siamo, allora diciamo che ovunque in Afghanistan c’e la guerra tranne dove sono gli italiani. Hanno definito gli attentatori vigliacchi, e vero. Ma e altrettanto vigliacco, mi viene da dire, bombardare citta intere, uccidendo civili invece che militari e poi chiedere scusa per le stragi. Nemmeno una settimana fa un bombardamento americano ha raso al suolo un paese con le sue bombe, salvo poi chiedere scusa a tutto il mondo. Fa specie che la nostra sinistra, quella di Parlamento, contesta Bush per la missione in Afghanistan, scendendo anche in piazza per chiedere il ritiro delle truppe e non faccia lo stesso con Obama. Perche Obama e diverso, lui e un pacifista. Non va bene, per niente. Io chiedo il ritiro delle truppe non perche c’era Bush am perche ritengo l’uso delle armi non adatto alla democrazia, piuttosto ad una forma di imperialismo che esiste sin da quando esistono gli uomini. Tacito, storico romano di duemila anni fa, diceva “rubano, massacrano, rapinano e lo chiamano Impero e dove e il deserto dicono che e la pace”. Ecco quale e la logica della pace afghana, quello che in fondo sognamo tutti, il deserto. Perche solo il deserto puo essere considerato pace in una zona che ormai la pace non sa nemmeno cosa sia. Dico subito che non sono d’accordo con chi sostiene a spada tratta i taliban, perche comunque la si voglia mettere sono dei dittatori che per anni hanno oppresso la popolazione afghana con il gioco dei precetti religiosi. Pero mi chiedo cosa si sia ottenuto in otto anni di guerra. La democrazia in Afghanistan e lontana anche solo dall’essere pensata; le prime elezioni libere sono state segnate non solo dal sangue degli attentati taliban (che sono ancora forti in tutta la zona come hanno dimostrato) ma sono anche entrate forse nella storia del mondo come le elezioni piu false della storia: Karzai ha vinto, ma il 40% delle schede deve essere riconteggiato per brogli. Il presidente afghano, oltre che burattino degli Usa e anche schiacciato dai taliban e dai produttori di papavero (quello da cui si ricavano oppio ed eroina), e sostiene apertamente che l’Afghanistan da solo sarebbe schiacciato da una sanguinosa guerra civile. E allora il nostro cordoglio, la nostra indignazione per un attentato vile, diviene ipocrisia. Ipocrisia, perche tutti sapevano che quella non era una missione di pace, ma che i nostri soldati sono stati mandati in guerra a morire senza poter combattere, perche non hanno i mezzi e forse nemmeno la preparazione necessaria. In una bella intervista dell’Unita di oggi Gino Strada sostiene quello che sanno tutti, ma che nessuno nella stanza dei bottoni non ha mai voluto ammettere per convenienza politica: quella afghana non e mai stata un’operazione di pace. Abbiamo speso tre milioni di euro per la guerra, quando con gli stessi soldi si sarebbero costruiti ospedali, scuole, infrastutture, i veri elementi di esportazione della democrazia.
I pacifisti vengono definiti idioti, beceri, ottusi, persone che non capiscono che la guerra serve per costruire la pace. Dopo la guerra ci sono le conferenze di pace, per cui la guerra serve per costruire la pace; forse e questa la logica di chi, al governo e all’opposizione, sostiene che dobbiamo rimanere in Afghanistan, perche il popolo afghano ha ancora bisogno di noi, dei nostri insegnamenti democratici, delle nostre bombe intelligenti, delle nostre mine antiuomo (un dato interessante e che le mine antiuomo preferite dai terroristi in Afghanistan vengono prodotte in Italia!).
Forse saro anche ipocrita a chiedere che si cerchi una soluzione meno “democratica” delle bombe per esportare la democrazia. Forse saro pazzo a chiedere che venga aperta una trattativa, un tavolo, qualunque cosa per uscire da quello che oltre che il Vietnam americano ora rischia di diventare anche il nostro.
Gli inglesi (il ministro degli Esteri Jack Straw per essere precisi, non di certo famoso per le sue “ipocrisie pacifiste”) ha detto: “serviranno altri vent’anni prima che il popolo afghano impari a comprendere ed accettare la democrazia”. Forse era un modo diplomatico per dire che la democrazia non si esporta con le bombe, forse.
Sei morti, che uniti agli altri italiani che sono morti in attentati in Afghanistan diventano ventuno.
Ventuno soldati morti che adesso verranno accolti con il suono delle trombe da leader contriti che gli accoglieranno come eroi. Eroi di una guerra in cui forse nemmeno credevano, e che sono partiti per avere qualche euro in piu in busta paga. Sei ragazzi che erano appena arrivati la e che erano stati mandati per “ricostruire” ed “esportare la democrazia”, come se la democrazia fosse una merce.
La guerra afghana dura da otto anni, da quel maledetto 11 settembre che ha colpito l’America al cuore, che ha distrutto le Torri Gemelle e che per la prima volta ha fatto capire agli americani che nemmeno loro sono invulnerabili. Una guerra che e stata fortemente voluta dall’amministrazione Bush che la ha giustificata dicendo che i Taliban erano fiancheggiatori di Al Quaeda, il movimento terroristico di Bin Laden. Quello stesso Osama bin Laden che negli anni Ottanta, quando in Afghanistan non c’erano gli USA ma l’Unione Sovietica aveva fatto tanto comodo alla allora amministrazione Reagan. Allora gli attentati kamikaze non erano atti di “terrorismo vigliacchi” (come gli ha definiti, forse a ragione, il ministro la Russa quando ha annunciato alla Camera dell’attentato). Adesso sono terroristi, prima erano liberatori del popolo afghano, gli stessi taliban che adesso sono nemici della democrazia e del progresso. Ipocrisia di un imperialismo moderno che ha perso il senso della misura. Ipocrisia, come quella di chi adesso piange i soldati italiani che erano in missione di pace, sempre secondo loro. La missione di pace in zona di guerra. Una contraddizione che stride con la ragione umana. Una contraddizione che vuole esportare la democrazia non con la cultura democratica della trattativa politica ma con le bombe. Ricordo ancora quando sono crollate le due torri e quando scoppio la guerra. Il mondo occidentale rimase sconvolto, perche per la prima volta era stato colpito l’Occidente al cuore. Il mondo allora si mosse, per dire no alla guerra e no al terrorismo, di qualunque genere esso fosse. In Italia, alleata della prima ora dell’allora amministrazione Bush, alla Perugia-Assisi erano andati in migliaia per urlare no alla guerra, per ricordare a tutti coloro che ci governavano che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa. Hanno fatto credere, allora come oggi, che si trattava solo di una missione di pace e che gli italiani non sarebbero mai stati colpiti perche gli italiani sono “brava gente” che riesce a farsi amare ovunque regalando caramelle ai bambini e sigarette agli adulti. I nostri militari – perche di nostri si tratta sino a prova contrari – sono stati mandati la con la “cazzuola ed il secchio” (permettetemi la forzatura), mentre gli altri, i nemici, ci sparavano contro i loro kamikaze e i loro colpi di kalashnikov. Allora mentre oggi l’intero Paese si stringe ai famigliari delle vittime celebrati come eroi c’e chi si chiede: perche? Sono tanti i perche a cui si deve rispondere. Perche siamo in Afghanistan, quale era la nostra missione, cosa stiamo facendo in quel dannato inferno che i giornali americani da mesi definiscono “il Vietnam di Obama”. Siamo li perche Bush era alleato, anzi no, amico di Berlusconi, e perche noi siamo alleati degli americani e li sosteniamo nella guerra al terrorismo. Ma siamo davvero sicuri che quella in Afghanistan sia una guerra al terrorismo e non una guerra economica, per il controllo geopolitico di una regione, e per il controllo americano del gas in funzione antirussa? Siamo davvero sicuri che i nostri soldati sappiano davvero perche sono li a rischiare la loro vita ogni giorno? Forse non lo siamo, allora diciamo che ovunque in Afghanistan c’e la guerra tranne dove sono gli italiani. Hanno definito gli attentatori vigliacchi, e vero. Ma e altrettanto vigliacco, mi viene da dire, bombardare citta intere, uccidendo civili invece che militari e poi chiedere scusa per le stragi. Nemmeno una settimana fa un bombardamento americano ha raso al suolo un paese con le sue bombe, salvo poi chiedere scusa a tutto il mondo. Fa specie che la nostra sinistra, quella di Parlamento, contesta Bush per la missione in Afghanistan, scendendo anche in piazza per chiedere il ritiro delle truppe e non faccia lo stesso con Obama. Perche Obama e diverso, lui e un pacifista. Non va bene, per niente. Io chiedo il ritiro delle truppe non perche c’era Bush am perche ritengo l’uso delle armi non adatto alla democrazia, piuttosto ad una forma di imperialismo che esiste sin da quando esistono gli uomini. Tacito, storico romano di duemila anni fa, diceva “rubano, massacrano, rapinano e lo chiamano Impero e dove e il deserto dicono che e la pace”. Ecco quale e la logica della pace afghana, quello che in fondo sognamo tutti, il deserto. Perche solo il deserto puo essere considerato pace in una zona che ormai la pace non sa nemmeno cosa sia. Dico subito che non sono d’accordo con chi sostiene a spada tratta i taliban, perche comunque la si voglia mettere sono dei dittatori che per anni hanno oppresso la popolazione afghana con il gioco dei precetti religiosi. Pero mi chiedo cosa si sia ottenuto in otto anni di guerra. La democrazia in Afghanistan e lontana anche solo dall’essere pensata; le prime elezioni libere sono state segnate non solo dal sangue degli attentati taliban (che sono ancora forti in tutta la zona come hanno dimostrato) ma sono anche entrate forse nella storia del mondo come le elezioni piu false della storia: Karzai ha vinto, ma il 40% delle schede deve essere riconteggiato per brogli. Il presidente afghano, oltre che burattino degli Usa e anche schiacciato dai taliban e dai produttori di papavero (quello da cui si ricavano oppio ed eroina), e sostiene apertamente che l’Afghanistan da solo sarebbe schiacciato da una sanguinosa guerra civile. E allora il nostro cordoglio, la nostra indignazione per un attentato vile, diviene ipocrisia. Ipocrisia, perche tutti sapevano che quella non era una missione di pace, ma che i nostri soldati sono stati mandati in guerra a morire senza poter combattere, perche non hanno i mezzi e forse nemmeno la preparazione necessaria. In una bella intervista dell’Unita di oggi Gino Strada sostiene quello che sanno tutti, ma che nessuno nella stanza dei bottoni non ha mai voluto ammettere per convenienza politica: quella afghana non e mai stata un’operazione di pace. Abbiamo speso tre milioni di euro per la guerra, quando con gli stessi soldi si sarebbero costruiti ospedali, scuole, infrastutture, i veri elementi di esportazione della democrazia.
I pacifisti vengono definiti idioti, beceri, ottusi, persone che non capiscono che la guerra serve per costruire la pace. Dopo la guerra ci sono le conferenze di pace, per cui la guerra serve per costruire la pace; forse e questa la logica di chi, al governo e all’opposizione, sostiene che dobbiamo rimanere in Afghanistan, perche il popolo afghano ha ancora bisogno di noi, dei nostri insegnamenti democratici, delle nostre bombe intelligenti, delle nostre mine antiuomo (un dato interessante e che le mine antiuomo preferite dai terroristi in Afghanistan vengono prodotte in Italia!).
Forse saro anche ipocrita a chiedere che si cerchi una soluzione meno “democratica” delle bombe per esportare la democrazia. Forse saro pazzo a chiedere che venga aperta una trattativa, un tavolo, qualunque cosa per uscire da quello che oltre che il Vietnam americano ora rischia di diventare anche il nostro.
Gli inglesi (il ministro degli Esteri Jack Straw per essere precisi, non di certo famoso per le sue “ipocrisie pacifiste”) ha detto: “serviranno altri vent’anni prima che il popolo afghano impari a comprendere ed accettare la democrazia”. Forse era un modo diplomatico per dire che la democrazia non si esporta con le bombe, forse.
venerdì 4 settembre 2009
La democrazia l'e morta....
Avevo preparato un articolo in cui mi chiedevo se davvero i problemi dell'Italia fossero il funzionamento o meno del membro del Premier quando e successa tutta la questione Boffo, il caso delle querele all'Unita e il caso della querela e delle notizie "scoop" che Feltri ha fornito su Ezio Mauro, direttore di Repubblica. Tutti colpevoli, secondo il Premier di aver offeso la carica del presidente del Consiglio divulgando false notizie e illazioni su quella che e la vita sessuale del premier. Scendiamo nel dettaglio. Tutto inizia con la storia di Noemi, quando la moglie del Presidente (che poi altri non e che Silvio, detto anche Papi) manda una lettera alla Repubblica (giornale di De Benedetti, altro bersaglio di Feltri in questi giorni) dice di essere stanca delle scappatelle del marito e che vorrebbe chiedere il divorzio. Poi esce la storia della festa dei diciotto anni di tal Noemi Letizia, una ragazzina che dice di chiamare Berlusconi il Papi, perche lui la riempie di regali e lo chiama quando e triste per tirarsi su...almeno questo e quello che e apparso sui giornali. Allora succede che Repubblica chieda che cosa ci sia di vero in questa storia, con dieci domande, dieci, a cui sarebbe bastato rispondere, senza ipotizzare complotti della stampa comunista o altre cose simili. Poi esce il caso delle feste a Villa Certosa e i festini del Premier con le escort (su cui sta indagando la magistratura) e l'Unita (almeno questo un giornale di sinistra) chiede anche lui spiegazioni al premier su questa storia, e chiede spiegazioni nel solo modo possibile, facendo inchiesta. Ci si mette poi infine l'Avvenire, quotidiano della Cei (Conferenza Episcopale, non certo i comunisti!) che si chiede se, date le vicende personali, sia il caso che Berlusconi continui a dirigere il paese, dato che si trova in posizione ricattabile. Il nostro "novello duce" allora richiama al giornale di famiglia Vittorio Feltri, noto berlusconiano e amico del Premier. Un giornalista che io posso anche stimare per le sue idee, ma che non mi si venga a dire che nel caso di Boffo sia stato sguinzagliato dal Premier padrone per "cacciare quelli che mi danno ancora fastidio, i pochi che ancora vogliono le notizie in questo paese". Allora il fido Vittorio si mette di buona lena a scavare negli armadi dei contestatori e tira fuori la storia per molestie di Boffo. Fermo restando che non ho mai condiviso le posizioni di Boffo e del suo giornale, mi rendo conto che un attacco nei suoi confronti, per un reato di molestie a cui venne condannato ci pare un colpo decisamente basso se detto in questo momento. Viene poi la querela all'Unita, a cui viene chiesto un risarcimento pari a 200 mila euro, per quattro giornaliste, colpevoli di aver scritto su Berlusconi e su un presunto rapporto con le puttane, usiamo il termine adatto. Un clima da repressione, se ci mettiamo anche che le nomine Rai ormai sono tutte nelle sue mani e che il mezzo stampa (tranne qualche rara eccezione a cui stanno provvedendo a chiudere la bocca) e compattamente schierata al fianco di Berlusconi. Sentire che il Tg1 ormai somiglia sempre piu ad un cinegiornale che esalta le vittorie del Premier in campo internazionale fa un brutto pessimo effetto. La dittatura mediatica si trasforma in dittatura reale se non si corre subito ai ripari. Del resto il Papi non e nuovo ad attacchi alla liberta di stampa, ricordate il famoso editto bulgaro???
Se non si corre subito ai ripari si rischia davvero di vedere il paese di nuovo sprofondato nel baratro della dittatura, perche sono ben poche le differenze tra Berlusconi e Mussolini, anzi a dire il vero Berlusconi e anche peggio: Mussolini non aveva la televisione, senno chissa cosa avrebbe fatto.
Se non si corre subito ai ripari si rischia davvero di vedere il paese di nuovo sprofondato nel baratro della dittatura, perche sono ben poche le differenze tra Berlusconi e Mussolini, anzi a dire il vero Berlusconi e anche peggio: Mussolini non aveva la televisione, senno chissa cosa avrebbe fatto.
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