Non condivido nulla di ciò che dici ma sono disposto a morire per difendere il tuo diritto a dirlo. Voltaire
giovedì 30 dicembre 2010
Quando la cultura diviene un peso
lunedì 20 dicembre 2010
La deriva
domenica 5 dicembre 2010
Requiem per un paese defunto
venerdì 24 settembre 2010
Il tracollo della sinistra
In questi mesi abbiamo assistito alla fuoriuscita di Fini dal Pdl, alla costruzione di un nuovo partito di centro democristiano che abbia come fulcro Casini con l'Udc e Rutelli, mentre il Partito Democratico annaspa nelle sue contraddizioni interne portando avanti progetti fallimentari che non hanno capo né coda.
La proposta di Bersani, di costruire un nuovo Ulivo appare l'ennesimo tentativo di costruire una nuova armata Brancaleone che ha come unico progetto quello di contrastare Berlusconi non tanto sui contenuti politici ma su un a priori basato sul nulla ideologico e sul non progetto come era avvenuto con l'ultimo disperato tentativo del Governo Prodi. L'adesione della Federazione della Sinistra a questo progetto dimostra ancora una volta la cecità pressoché totale dei dirigenti di Rifondazione Comunista e del Partito dei Comunisti Italiani, preoccupati pare più di tornare in Parlamento che lavorare alla costruzione di un progetto. Dopo aver cercato di analizzare quelle che sono le cause della crisi del PD e della sinistra in generale (leggi post precedenti) vorrei parlare un attimo di quel soggetto ibrido e senza progetti concreti che si chiama appunto Federazione della Sinistra. Negli ultimi tempi abbiamo sentito spesso dire che il programma politico della Federazione (e del PDCI in particolare) era contenuto nello statuto de l partito: la realizzazione del socialismo in Italia attraverso il processo democratico. Una linea a cui aveva rinunciato lo stesso Togliatti nel momento stesso in cui la aveva pensata, quando il Pci era diventato il maggior partito di opposizione in Italia ed il maggior partito comunista dell'Europa Occidentale. La storia ha dimostrato che le teorie marxiste, per quanto possano essere affascinanti, non solo non possono essere applicabili ad un società a capitalismo avanzato, ma sono anche teorie che se applicate alla lettera conducono quasi naturalmente alla costruzione non di una democrazia intesa in senso ampio ma alla costruzione di un governo in mano a pochi che impediscono lo sviluppo di molti. Il sistema marxista di società, così come la natura del determinismo storico che di Marx è uno dei caratteri fondamentali, viene contestata da Popper nella sua opera La società aperta ed i suoi nemici, in cui si analizza a fondo quelle che sono le teorie economiche e soprattutto politiche del marxismo, trovando le pecche tanto del determinismo storico della dottrina marxista quanto della prospettiva politica che questi vorrebbe applicare alla società per eliminare la disuguaglianza: eliminare il problema alla radice. Sintetizzando la dottrina marxista ai minimi termini: se il problema è il fatto che le ricchezze non sono distribuite equamente basta eliminare il concetto di ricchezza e si elimineranno in questo modo anche le differenze. La società marxista tende a costruire una società di uguali indubbiamente ma in cui tutti sono poveri e non in cui i poveri si possono arricchire. Per assurdo, questo modello di società, è ancora più desolante di quello che abbiamo davanti oggi.
Inoltre le parole d'ordine della Federazione della Sinistra sono le stesse dei movimenti comunisti degli anni Settanta, movimenti che sono falliti per la loro natura utopistica e lontana dalla realtà. Ho detto più volte che la via per costruire una sinistra nuova in Italia dovrebbe essere quella di guardare come modello al Partito Laburista britannico, un partito che affonda le sue radici nel socialismo ma che nello stesso tempo è stato capace di aggiornare sé stesso attraverso il processo di costruzione del New Labour di Tony Blair. Adesso come adesso siamo un paese di destra, in cui il governo si può permettere di fare insieme governo ed opposizione. Una situazione pessima insomma, da cui non pare si possa uscire a meno che non si avvi quel famoso rinnovamento necessario per la sinistra e per società italiana. Che ci possano essere partiti che si fanno promotori di questo rinnovamento ed attorno a cui si possa compattare la sinistra è una necessità non solo politica ma anche storica, perché si rischia di far scomparire dall'arco costituzionale una sinistra che nel bene e nel male aveva fatto la storia di questo paese.
mercoledì 15 settembre 2010
L'ennesima prova
lunedì 28 giugno 2010
La sinistra in Italia, analisi di una crisi in atto...
Non servono analisti politici di rilievo o grandi esperti per rendersi conto di questo semplice fatto.
Per cercare le cause di questa crisi è necessario risalire indietro nel tempo al 1991, appena due anni dopo il crollo del muro di Berlino e a qualche mese dal crollo dell'Unione Sovietica. Possono sembrare due eventi che non hanno nessun collegamento con la crisi atavica della sinistra italiana, eppure sono ad essa strettamente collegati, perchè da quel momento è iniziato un percorso di declino dei valori e dei principi della sinistra che ha condotto fino alla situazione di oggi.
L'ultimo congresso, quello della Bolognina è stato il congresso della svolta di Occhetto, quello che avrebbe dovuto trasformare i comunisti in qualcosa di più moderno fece una svolta che non aveva alle spalle una motivazione politica, ma solo quella emozionale del crollo dell'URSS e del muro di Berlino. Questo ha causato un vuoto politico nella sinistra italiana che si è spaccata tra una sinistra nostalgica (prima riunita attorno a Rifondazione Comunista e poi spaccata ancora in due con Pdci e Rifondazione) e una sinitra che non era più comunista e che guardava con un occhio di particolare riguardo al partito democratico americano. La cosa avrebbe anche potuto avere un senso, vista la propensione al liberalismo che aveva sempre avuto il Pci soprattutto a partire da Berlinguer in poi. Il problema è che il Partito democratico di sinistra è rimasto per tutta la sua esistenza in bilico tra liberalismo americano e social democrazia tedesca senza essere in grado di trovare una soluzione di continuità alla sua svolta politica. Del resto non era possibile fare altro visto che si è voluto cambiare la linea politica senza cambiare i quadri dirigenti, errore che sarà ripetuto anche nei passaggi seguenti Pds-Ds-Pd. Nei passaggi che hanno portato al disperato tentativo di fondere la destra comunista con la sinistra democristiana che veniva dalla Margherita di fatto hanno creato un ibrido senza capo nè coda unito solo dal collante di battere Berlusconi in quanto tale senza un concreto progetto politico. Questo ha fatto in modo che il Partito Democratico fosse in costante svantaggio nei confronti del Pdl. La sinistra radicale è messa peggio: fuori dal parlamento, ancorata ancora su posizione che richiamano al movimentismo degli anni Settanta ha una linea politica indefinita ed incapace di aggiornare sè stessa in modo da poter essere competiva nelle elezioni. Si sono fatti soffiare tutte le tematiche ambientaliste e del lavoro da di Pietro, non comprendendo che il mondo dagli anni Settanta è andato avanti e che quelle cose che venivano proposte prima non sono più attuabili adesso.
Anche loro, piuttosto che guardare ad un modello di sinistra moderno come quello del Labour Party britannico sono andati a pescare nei movimenti pseudo socialisti e gauchisti della sinistra sudamericana. Prendendo a modello personaggi come Chavez, Morales ed altri non si sono resi conto che il loro modello di riferimento non solo non ha niente di sinistra, ma stringe alleanze con personaggi che sono lontanissimi dalle idee della sinistra liberale italiana.
La sinistra italiana, se davvero si volesse rinnovare, dovrebbe innanzi tutto sostituire i quadri dirigenti, mandare in pensione tutti quelli che in qualche modo sono legati alla Prima Repubblica e lasciare spazio a quelli che sono nati nel 1989 o che comunque non hanno vissuto il comunismo dell'URSS. Insomma, lasciare spazio alle generazione degli anni Ottanta per essere chiari.
Sino a quel momento, la sinistra italiana sarà costretta a vegetare tra liberismo americano alla Alberto Sordi, socialismo misto praghese, sovietico e sudamericano con una spruzzata di obamismo in salsa americana...
martedì 15 giugno 2010
La crisi greca, prospettive per l’Unione Europea
In realta la crisi europea era stata di fatto solo rimandata da misure economiche che nell’ultimo anno servivano solo a tamponare quella che sarebbe stata la logica conseguenza di un progetto che era sbagliato sin dal principio.
Diversi economisti americani, e su tutti Paul Krugman, avevano predetto che alla prima reale crisi del capitale la fragile Unione Europea non avrebbe retto, per il semplice fatto che, nonostante l’unione monetaria voluta principalmente dalla Germania, mancava una linea comune politica.
I criteri che erano stati chiesti per l’ingresso nell’euro non hanno fatto altro che indebolire le singole economie nazionali, che non sono riuscite a sopportare alla lunga le pesanti richieste della Banca Centrale Europea per poter essere parte dell’euro. Diverse economie nazionali per far fronte alle richieste si sono indebitate in maniera pesante con l’estero e si sono trovate di colpo a dover restituire soldi che non avevano o che non erano in grado di produrre. La mancanza di un organo centrale di controllo politico ha fatto si che ogni stato continuasse a fare le sue scelte economiche con una moneta unica che in alcuni stati era fortissima mentre in altri subiva un tracollo che ora rischia di essere senza precedenti. Il caso greco potrebbe essere emblematico per comprendere meglio cosa e avvenuto, ma assieme alla Grecia potremmo aggiungere altri paesi tra cui anche l’Italia che rischia come la Grecia un tracollo finanziario che porterebbe il Paese sull’orlo della bancarotta e della rivoluzione della massa stanca di sacrifici per pagare i debiti di una classe politica sempre piu corrotta e incapace di far fronte alla situazione drammatica dell’economia mondiale.
Cerchiamo di capire quello che succede utilizzando proprio l’Italia (di cui comunque analizzero quanto prima la situazione): iniziamo dicendo che l’economia italiana era quanto di piu lontano da quelli che erano i parametri richiesti dalla BCE ai paesi membri. Era un paese pesantamente indebitato con l’estero e privo di materie prime e di conseguenza di una forte economia di esportazione. I soli prodotti del cosiddetto made in Italy non potevano bastare per far in modo che la nostra economia crescesse in maniera proporzionale al resto dell’Europa ricca.
I governi che si sono succeduti dal 2001 ad oggi sono stati costretti a continui e pesanti tagli ai servizi per cercare di essere alla pari con le rischieste dell’Europa. Le conseguenze di questa politica economica sono state drammatiche per il nostro Paese e di conseguenza anche per il resto dell’Europa, costretta e portare con se una serie di zavorre che non facevano che indebolire l’euro e le prospettive economiche del Paese. Il fatto che a Grecia stiano a ruota seguendo Portogallo, Spagna e Irlanda e ultima proprio l’Italia non e un segnale da sottovalutare. Almeno tre di questi cinque paesi sono stati tra i fondatori dell’Unione Europea ed il fatto che le loro economie stiano tracollando rende necessari interventi economici da parte della BCE (per mantenere la moneta ovviamente) che hanno dei costi altissimi soprattutto sull’economia della Germania.
Il fatto e che la BCE non e in grado a far fronte ad un tale prestito, o se e in grado non ha nessuna intenzione di farvi fronte dato che l’economia ne uscirebbe distrutta. Possiamo dire che il sogno dell’unione monetaria di fatto e terminato con la crisi greca anche se a mio avviso il processo di degenerazione era iniziato anche prima.
L’Unione Europea non era che una sorta di unione di banche che si limitava a controllare i prezzi ed i PIL dei singoli stati piuttosto che dotarsi di un serio organo politico che stabilisse una linea politica comune e che fosse seguita da tutti gli Stati che ne facevano parte.
E particolarmente interessante notare, ad esempio, come si sia spaccata l’Europa sul sostegno alle guerre americane dell’era Bush: da una parte Inghilterra ed Italia in prima fila nel fronte della guerra e dall’altra Francia e Germania che non hanno mai preso parte alle operazioni militari se non nella fase di ricostruzione post conflitto. Sarebbe stato un po come se negli Stati Uniti la California non avesse mandato soldati mentre il Kansas inviava massicce dosi. Il fatto stesso che non esiste di fatto un Presidente dell’Unione Europea degno di questo nome ma che a turno venga nominato un reggente che di fatto non possiede nessun potere se non quello di portavoce del Parlamento Europeo spiega in maniera esaustiva per quale motivo il progetto sia fallito. Quando si era iniziato a parlare di Unione Europea (o di Stati Uniti d’Europa) con il manifesto di Ventotene si era iniziato a parlare di una unione che prima che monetaria doveva essere politica con un suo parlamento e con un suo presidente in grado di avere potere decisionale su diverse questioni. Quello che e avvenuto invece e stato lasciare l’economia ad una serie di banche al di sopra dei singoli interessi nazionali che hanno pensato principalmente ad arricchire se stesse e favorire quegli stati che possedevano una forte economia come appunto Francia e Germania. Va detto che sono proprio questi due i Paesi che avrebbero meno interesse alla costruzione di uno stato federale europeo sul modello americano. L’abbattimento delle frontiere in Europa ha fatto in modo che si riducessero i tassi di esportazione e di conseguenza le spese che i paesi industrializzati avrebbero dovuto sostenere per le loro esportazioni.
La costruzione di uno stato europeo reale avrebbe di fatto limitato il concentramento di potere nelle mani delle economie piu forti e avrebbe permesso a tutti i paesi membri di apportare contributi all’Unione Europea senza indebitamenti con le varie banche centrali e con i vari istituti di credito esteri che sono presenti su tutto il territorio europeo.
Ora, la domanda che ci si deve porre e come continuare? Facendo in modo che l’Unione sopravviva cosi come e, eliminando semplicemente i paesi zavorra oppure cercando di costruire una nuova Europa che si avvicini di piu a quelle che erano le ambizioni degli europeisti spinelliani e de gasperiani del secondo dopoguerra?
Una possibile soluzione, che al momento appare piu come una speranza e stata proposta da un bell’articolo di Jurgen Habermas uscito sulla Repubblica ( Jurgen Habermas, L’Europa al bivio in La Repubblica,giovedì 24 maggio 2010 pag. 33). Dopo una attenta analisi di quelle che sono le motivazioni che hanno portato al tracollo del sistema Europa l’articolo si chiude con le seguenti parole:
Con un po di coraggio politico, la crisi della moneta comune potrebbe dare vita a cio che molti avevano sperato da una politica estera comune europea: una coscienza che andasse oltre le frontiere nazionali per condividere un comune destino
venerdì 11 giugno 2010
Il New Deal della politica italiana
Sono anni che ormai si attende ad un rinnovamento della politica italiana, di un nostro New Deal che possa avvicinare il Paese non solo agli standard economici degli altri paesi del mondo occidentale ma anche e soprattutto a quelli che devono essere gli standard politici di un sistema per molti versi ancora arretrato e legato ad un vecchio schema bipolare ormai finito da vent’anni.
Il processo di rinnovamento italiano che sarebbe dovuto partire a seguito di Tangentopoli non e mai partito e se e partito si e arenato appena iniziato. La prima discesa in campo di Berlusconi e la nascita di Forza Italia aveva dato una speranza a molti elettori che stanchi di una serie di personaggi politicanti aveva dato la propria fiducia a chi non veniva dal mondo della politica (almeno non direttamente) ma appariva come se fosse un corpo estraneo alla politica che avrebbe potuto avviare, anche grazie alla sua mentalita imprenditoriale, un processo di rinnovamento che pero di fatto non e mai avvenuto. Nonostante la sua spinta rinnovatrice Forza Italia non e stata capace di rinnovare il Paese e se stessa e ne tantomeno il modo di fare politica in Italia. Gli esponenti di quelli che erano stati i partiti della Prima Repubblica si sono riciclati in nuove vesti nella seconda, andando come schegge impazziti a destra cosi come a sinistra e creando un amalgama di partiti, di idee e di modi di fare che non hanno fatto altro che perpetrare un vecchio modo di fare politica camuffandolo come nuovo. Il frutto di questo modo di ragionare e stato un progressivo allontamento non solo degli elettori ma anche un profondo disamore da parte dei giovani per quella che e la politica e quello che e il modo di pensare alle classe dirigenti e al bene della cosa pubblica come lo chiamava Adam Smith nel Settecento. I partiti politici italiani si sono solamente deidelogizzati ma hanno anche eliminato le differenze tra loro uniformandosi ad un sistema elettorale che chiede il voto solo per poter mantenere le proprie poltrone ed i propri privilegi. Non e un caso che uno dei libri piu venduti degli ultimi anni sia stato proprio la Casta di due giornalisti del Corriere della Sera – Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella – che hanno voluto mettere in evidenza quelli che sono i privilegi ed i vizi di quella che ormai agli occhi della gente appare come appunto una casta, lontana da quelli che sono i bisogni della gente e lontana da quelle che sono le esigenze di un paese che deve affrontare una delle piu pesanti crisi della storia dopo quella del Ventinove. Lentamente sono emersi in politica personaggi noti e meno noti (alcuni dei quali non avrebbero mai fatto carriera nemmeno del peggiore dei vecchi partiti) che hanno lentamente monopolizzato la vita politica italiana riprendendo e peggiorando lo stesso sistema di corruzione che si era cercato di debellare con Tangentopoli. Il fatto che da anni si parli di federalismo, riforme costituzionali e bipartismo e che non sia riuscito a realizzare nulla di tutto questo la dice lunga su quella che e la degenerazione del sistema politico italiano e di un modo di fare politica che mira solo ed esclusivamente ad interessi personali piuttosto che al bene della nazione e alla realizzazione delle riforme sociali per proteggere la cosa pubblica dagli attacchi del capitalismo selvaggio e dal rischio di dittatura in nome della democrazia e del diritto a governare. Con questo non voglio denunciare rischi di dittatura in Italia (che francamente sono piuttosto campati in aria vista la posizione dell’Italia nel resto del mondo e visto che ne l’Europa ne gli Stati Uniti accetterebbero una cosa simile sul territorio italiano), ma voglio semplicemente denunciare la deriva che sta prendendo la nostra politica ed i valori della nostra democrazia e Costituzione. Il fatto stesso che quest’ultima appaia come immutabile e non modificabile spiega bene come il Paese stia attraversando una crisi politico – culturale della nostra classe dirigente. Perche se da un lato e normale chiedere una modifica alla Costituzione per renderla piu moderna e piu consona ai tempi (del resto e stato fatto dai francesi piu volte senza che nessuno gridasse ogni volta allo scandalo a all’antifrancesismo o alle derive di dittatura), dall’altro viene quasi spontaneo chiedersi a chi debba essere affidato questo delicato lavoro di riforma che dovrebbe far fare all’Italia quel tanto auspicato scatto in avanti verso la modernita. Francamente non vedo a destra come a sinistra persone davvero capaci di mettersi a tavolino e discutere una cosa importante come una riforma costituzionale e soprattutto persone capaci di migliorare la Costituzione aggiornandola ai tempi che corrono. Il fatto e che i nuovi partiti politici piuttosto che puntare al rinnovamento dei quadri dirigenti secondo criteri meritocratici hanno preferito puntare su nomi ad effetto che potessero canalizzare voti, anche se questi nomi non hanno nessuna preparazione politica e istituzionale. Come spiegare altrimenti le candidature di personaggi come Mara Carfagna del Popolo delle Liberta o dello stesso Pietro Marrazzo nel Partito Democratico? Quando Marrazzo venne candidato si diceva che fosse pronto per scendere in politica e che avrebbe fatto bene perche il suo programma televisivo era un programma di denuncia che funzionava. Ma sono questi criteri con cui scegliere un amministratore della cosa pubblica? Perche faceva un programma di denuncia televisiva che funzionava? Lasciare la politica in mano a comici, giornalisti, giullari e saltimbanchi vari della televisione e dello spettacolo e tremendamente deleterio per la vita politica di un Paese e di una nazione. Con la chiusura dei vecchi partiti (che va detto non sono stati rimpiazzati da nessuno ancora) sono state chiuse anche il solo strumento che poteva essere capace di creare la classe dirigente del futuro: quelle scuole di partito che oggi vengono viste con diffidenza e con terrore da tutti i politici nostrani che non hanno interesse a creare nuove classi dirigenti e nuove leve perche temono di perdere i loro poteri ed il loro privilegio. Non si tratta di guardare indietro con nostalgia, perche anche la vecchia politica aveva i suoi difetti – e non erano pochi – ma si tratta di ragionare partendo dal passato per costruire il futuro. Dalla scuola di partito del Pci, giusto per dirne una, sono usciti dirigenti come Enrico Berlinguer e molti di coloro che oggi sono ai vertici della nostra politica, dimentichi di come loro stessi hanno fatto gavetta prima di arrivare alle posizioni politiche che ricoprono oggi e che tipo di preparazione hanno dovuto affrontare prima di poter arrivare dove sono. La stessa cosa varrebbe per la vecchia scuola di partito dell’allora Democrazia Cristiana. La mancanza di preparazione della nostra classe politica ad affrontare quello che sono state e che saranno le prossime sfide del nuovo millennio ha dato vita ad una serie di movimenti che si richiamano non solo alla correttezza istituzionale ma che chiedono un deciso cambio di passo alla nostra classe politica. Movimenti che sono stati spesso e volentieri bollati come “anti politica” dalla maggior parte dei nostri politici che hanno sottovalutato la spinta propulsiva e che ne hanno condannato le richieste e le parole d’ordine sperando che si spegnessero cosi come erano nati. Non e avvenuto. Anzi, alle ultime elezioni regionali (come ho gia segnalato in un altro articolo di questo blog e come non mi stanco mai di sottolineare nelle riunioni di partito a cui prendo parte) la Lista a Cinque Stelle di Beppe Grillo in alcune regioni ha preso piu voti dei partiti che si propongono di cambiare e che si fanno portavoce di un cambiamento che di fatto non e mai avvenuto. Non e antipolitica chiedere che non possano sedere in Parlamento persone che sono state non solo processate ma spesso e volentieri anche condannate per crimini che vanno dalla detenzione di armi alla corruzione e alla frode fiscale, come non e antipolitica chiedere che si possa mettere un freno ai privilegi di una classe politica che ormai non nutre nessun interesse particolare per il Paese ma che pensa solo ed esclusivamente al proprio arricchimento personale e a quello della propria famiglia. Con questo non voglio fare un discorso generalista e dire che un politico dovrebbe prendere quanto un operaio oppure che i politici non fanno niente dalla mattina alla sera. Mi rendo conto benissimo che il lavoro politico e molto piu difficile di altri, perche si tratta di fare delle scelte che spesso al popolo possono risultare impopolari e non sempre possono essere spiegate. Voglio solo dire che non si devono ripetere episodi come quello avvenuto a Roma in occasione dei funerali degli alpini morti in Afghanistan in cui il centro di Roma e stato invaso da 259 (!) macchine di servizio che portavano politici, ministri, portaborse e tutto quello che ruota attorno alla politica. La denuncia che viene dall’Espresso (Espresso, 3 giugno 2010 n. 22 anno LVI) non deve essere bollata, come al solito, come un attacco al Governo da parte dei soliti giornali di sinistra ma deve essere presa per quello che e: la denuncia di un mal costume che si porta avanti da troppi anni e che sta distruggendo lentamente ed inesorabilmente il Paese. Per questo dico che tutti, a destra come a sinistra, devono iniziare davvero a pensare a come costruire un New Deal italiano, che possa lasciare spazio ad una nuova visione della politica, ad un nuovo modo di intedere quello che non e solo un mestiere come oggi lo e per molti ma deve essere vissuto come una missione per migliorare sul serio il bene pubblico e fare in modo che ogni inviduo senza distinzione di razza, credo politico o religioso e sesso possa aspirare a quello che uno dei diritti naturali fondamentali della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: la propria felicita.
mercoledì 19 maggio 2010
La fine della storia
Va detto comunque, che non è per niente detto che nel 2013 ci arriveremo con l'euro, visto che la moneta unica si è rivelata un fallimento su tutta la linea. Paul Krugman, economista americano, aveva previsto che la moneta unica in Europa non sarebbe potuta durare per una motivazione molto semplice: nonostante esistesse all'apparenza una politica economica comune ogni stato facente parte dell'Unione era autonomo e spendeva i propri soldi come meglio credeva a patto che fosse in regola con i parametri che di volta in volta venivano presi dalle banche centrali. L'unione monetaria era di fatto destinanata a finire per un motivo semplice: non esiste unione monetaria senza unione politica. Non è un caso che quando si iniziò a parlare di Europa (e stiamo parlando degli anni della guerra periodo del manifesto di Ventotene) si parlava di Stati Uniti d'Europa. Il progetto originale doveva essere quello di creare una serie di stati federali, che avessero un progetto in comune non solo di unione monetaria ma anche e soprattutto di Unione politica. Quando Obama era venuto per la prima volta in Europa, durante la campagna elettorale, aveva chiesto la collaborazione dell'Unione Europea per la sua politica estera, un segno di apertura insomma che avrebbe fatto ben sperare. Se a questo si unisce il fatto che l'Europa aveva deciso proprio in quel periodo di dotarsi di un premier e di un ministro degli esteri proprio pareva proprio che si stesse imboccando la direzione giusta. Invece sono stati scelti due emeriti sconosciuti, il che non ha che peggiorato la strategia politica dell'Europa.
Forse il tracollo dell'Europa potrebbe essere il punto di partenza per un nuovo europeismo, per la costruzione di un'unione politica ancor prima che monetaria, per un'Europa che sia in mano ai propri cittadini, e non come e stato sinora nelle mani di qualche politico e tanti, forse troppi, banchieri.
domenica 18 aprile 2010
Le riforme possibili....
Eppure sarebbe una cosa normale per un Paese come il nostro, arretrato politicamente rispetto al resto di Europa per non dire del mondo occidentale, volere una riforma per fare in modo che il nostro sistema funzioni al meglio.
I motivi per cui sono necessari le riforme sono molteplici: il fatto che il premier sia eccessivamente vincolato al Parlamento limita di molto l'azione del Governo, la funzione non compresibile ai più del Presidente della Repubblica, oppure il numero spropositato di parlamentari nelle nostre aule.
Bisogna dire per dovere storico che la nostra Costituzione è una delle migliori che sono mai state scritte, soprattutto per quello che riguarda i primi ventuno articoli basati interamente sulla Costituzione dei Diritti dell'Uomo e dell'Individuo. Va anche detto però la Costituzione italiana era anche stata scritta subito dopo la fine della guerra, da persone che avevano vissuto il fascismo sulla loro pelle. Proprio per questo è stato creato un sistema parlamentare che delegasse tutto il potere non nelle mani del Premier, semplice ratificatore del Parlamento che è il vero detentore del potere. Questo sistema per quanto possa essere considerato democratico è anche deleterio per un Paese. Se per ogni decisione da prendere sono necessarie mesi se non anni di dibattito che spesso si conclude in un nulla di fatto. Se vogliamo fare in modo che il Paese possa andare avanti sarebbe necessario che il Presidente del Consiglio fosse una persona che ha poteri decisionali. A chi di dovere discutere quale possa essere il sistema migliore anche in base a quella che è la cultura non solo della nostra tradizione politica ma anche quella del nostro popolo. Partendo da questo presupposto sarà necessario che tutte le forze in campo facciano in modo da poter avviare la discussione mettendo da parte per almeno un momento le differenze politiche ed ideologiche, è una di quelle cose che deve essere fatta non per tornaconto di qualche politico ma per il bene ed il progresso dell'Italia per non rimanere ancora più indietro di quanto non siamo già adesso.
giovedì 25 marzo 2010
Povera Italia...
Mai come in queste elezioni infatti, la politica è stata solamente gossip, continue offese, ricorsi vari e accuse reciproche. Inoltre senza un programma di approfondimento politico che sia uno (grazie alla inutile legge sulla par condicio che invece che limitare il potere mediatico di Berlusconi per assurdo lo accresce) i cittadini non hanno nemmeno potuto sentire i candidati confrontarsi su programmi e idee. I pochi fortunati che sapevano ad esempio che Enrico Mentana aveva avviato una tribuna politica su web lo avrebbero potuto sapere solo leggendo il Corriere della Sera o magari digitando Mentana su google, ma quanti vanno a cercare Enrico Mentana su Google? Il divieto di trasmissione per i programmi di approfondimento politico, invece che migliorare la situazione, evitando scontri politici ha ottenuto per paradosso l'effetto opposto. Ci siamo trovati di fronte alla solita opposizione tra chi sostiene che Berlusconi sia un dittatore e difende Michele Santoro come paladino della libertà di stampa e di espressione, e chi invece sostiene (citando proprio Berlusconi) che Santoro è offensivo, fazioso e comunista. Questo è stato il tema dominante per quasi tutta la campagna elettorale: il fatto che non ci fossero i programmi politici e di approfondimento politico. Il Partito democratico, dato che non ha argomenti da presentare (perchè ad esempio nella Regione Lazio sostiene come candidato Emma Bonino perchè non aveva altri da presentare) ed in Puglia Nichi Vendola grazie ad una sorta di suicidio politico avvenuto con le primarie e con le deliranti proposte del candidato di Massimo D'Alema, il sindaco di Bari Emiliano, che non ha trovato niente di meglio da fare per vincere le primarie che chiedere di mantenere il suo posto di sindaco di Bari, così magari se avesse perso sarebbe rimasto comunque sindaco.
Non che il Pdl sia da meno, con la storia delle liste nel Lazio ed altre storie che riguardano altre regioni. Sarebbe opportuno fermarsi, cancellare tutto e creare finalmente una nuova classe dirigente, perchè l'Italia torni a contare davvero qualcosa e non sia più uno dei fanalini di coda dell'Unione Europea e torni ad essere un valido interolocutore per il mondo come era appena uscito dalla II Guerra Mondiale, ai tempi per dire di Alcide de Gasperi, quando la politica era ancora politica e non gossip e basta.
mercoledì 17 marzo 2010
La politica scomparsa (AAA leader politici cercasi)
Sta scomparendo una intera classe politica preparata e capace di analizzare la realtà ed interpretare il mondo in modo da poter governare il Paese al meglio per raggiungere e mantenere quello che la società liberale definisce il bene comune.
La natura dei politici italiani è sempre meno quella di amministratori e persone capaci e diviene sempre più quella della politica manifesto e del politico che viene candidato solo per prendere voti senza una adaguata preparazione a quella che è la cosa stato ed il modo in cui questa vada gestita. Spesso e volentieri (da quando sono spariti i grandi partiti di massa) ci siamo trovati ad essere governati da personaggi discutibili non tanto da un punto di vista morale, ma da un punto di vista meramente gestionale. Politici che hanno fatto campagne elettorali a slogan, senza comprendere quelle che erano le reali condizioni del Paese e senza comprendere come e dove si dovesse operare per migliorarle. Non parlo del solo Berlusconi, anche se il via a questa nuova idea politica la ha data proprio lui con la nascita di Forza Italia nel 1994, ma di tutti quelli che si sono succeduti ai governi italiani da quindici anni a questa parte. Tutti i leader politici, più o meno una volta, hanno detto che siamo ormai entrati in una fase post ideologica e che è necessario cambiare il modo di fare politica. Eppure, agli occhi di chi la studia, la politica appare la stessa da quindici anni a questa parte: una sterile contrapposizione tra coloro che amano e coloro che odiano Berlusconi. Non esiste un reale dibattito su come si vuole operare per il bene del paese, non esiste una seria analisi economica, morale e politica di quello che sta cambiando nel nostro paese.
I dibattiti sono spesso limitati a due o tre concetti chiavi che vengono ripetuti all'infinito:
1) difendi gli immigrati, sei comunista, non lo fai sei razzista o fascista.
2) sei per la difesa della vita, sei credente e fascista, non lo fai giustifichi la morte e sei comunista
e via dicendo di questo passo. Non esiste su nessuno di questi punti una chiara analisi di cosa vogliano dire realmente questi dibattiti che dovrebbero essere il sale della vita democratica di una nazione che si definisce democratica e spesso le decisioni vengono demandate al popolo in modo che la classe politica se ne possa lavare le mani (mi viene da pensare a tutta la questione della fecondazione assistita e tutto quello che ne è seguito o al nucleare, in cui gli italiani hanno dovuto votare non secondo una concezione logica e razionale, ma secondo l'emozione di Cernobyl).
Una classe politica che fosse davvero tale dovrebbe avere il coraggio di assumersi responsabilità, anche scomode e portare avanti quelle battaglie che ritiene giuste invece che appiattirsi su posizioni che non saranno più dottrinali ma che somigliano molto a posizioni da tifo allo stadio.
Fino a che questo non avverrà le condizioni del Paese non potranno certo migliorare ma, al contrario, continueranno a peggiorare sino all'avvento di un nuovo Mussolini che ripristinerà una nuova dittatura modello fascista.
Eh sì, perchè come amava dire Woody Allen, "la storia si ripete, nessuno comprende i propri errori la prima volta".
mercoledì 17 febbraio 2010
analisi della sinistra italiana
La sinistra italiana, rappresentata dal Partito Democratico e dalla Federazione della Sinistra non è esente da questa deriva etica e morale.
Partiamo dalla nostra analisi dal Pd, quello che dovrebbe essere il partito che si spaccia come erede del Partito Comunista e di tutto il suo bagaglio etico e morale rappresentanto da Enrico Berlinguer e da tutti quelli che sono stati i segretari precedenti del Partito Comunista Italiana. Il Pd, alla vigilia delle elezioni europee, sembra essere un partito allo sbando che non sa come comportarsi e come agire in una situazione per il Paese che definire drammatica potrebbe essere anche limitativo. Da una parte cede alla tendenza giustizialista del partito di Di Pietro, che non avendo ancora una propria visione politica ed una propria reale alternativa al Governo sta portando avanti una battaglia personale contro Berlusconi e a favore della giustizia. Battaglia più che giusta, dato che nessuno può pensare di essere esente dalla giustizia, ma una battaglia che rischia di sfociare nel peggior giustizialismo se insieme ad essa non si riesce ad avere una visione di insieme di quelli che sono i problemi del Paese e del modo per affrontarli. Va detto che in questo contesto il Partito Democratico oscilla dalle tendenze più giustizialiste fino a quelle che vogliono dialogare con la maggioranza per portare avanti quelle riforme che sarebbero necessarie al Paese per rinascere dalle proprie ceneri e risollevare una situazione economica drammatica che rischia di peggiorare ulteriormente.
La sinistra cosidetta radicale, dal canto suo, fa fatica a rinascere dopo essere uscita dal Parlamento con le ultime elezioni politiche e con la sconfitta a tratti umiliante delle Europee. La tendenza suicida della sinistra a separarsi ha fatto in modo che in Italia ci fossero sei partiti che hanno nel proprio simbolo falce e martello o che si richiamano ai valori del comunismo ritenendosi vera erede del Partito Comunista e della morale da essi rappresentata. La nascita della Federazione della Sinistra, che per i militanti avrebbe dovuto essere una rinascita comunista per i dirigenti non è che un dire volemose bene per mantenere il posto alla Regione o al Comune senza una vera e propria analisi politica di quello che succede in Italia o di quelle che sono le necessità del Paese. Ho avuto modo di analizzare la Federazione della Sinistra, rendendomi conto che l'operazione rischia di essere la stessa che ha portato alla nascita del Pd con una proporzione più piccola e quindi destinata a sparire. Mi è capitato di sentire una discussione tra i due massimi partiti della Federazione (Pdci e Rc) in cui i rispettivi dirigenti si accusavano di "stalinismo" e "trozkismo". Ora, queste accuse sono rispettivamente del 1930 circa per quello che riguarda il trozkismo e del 1956 quelle di stalinismo. Forse, dei ragazzi che sono nati nel 1989 e che hanno letto dell'Unione Sovietica solo sui libri di storia giudicheranno queste discussioni come dei dibattiti tra pazzi, che non sanno fare altro che discutere di cose vecchie ed ideologicamente lontane da quelle che sono i bisogni del Paese. Allo stesso modo le accuse di "fascismo" o di "comunismo" che si muovono a vicenda esponenti nazionali del Pd e del Pdl fanno pensare ad un Paese che ancora deve superare un periodo storico che in ogni parte del mondo è terminato e che noi facciamo ancora fatica ad analizzare. La voglia di sinistra della gente, dei comunisti o di quelli che ancora si definiscono tali sta facendo prendere una strana deriva alla politica italiana: da una parte ci sono quelli che vorrebbero un'unione di tutte le forze di sinistra, dall'altra ci sono quelli che tendono ad un assurdo identitarismo di sinistra che lascia il tempo che trova in una fase in cui le identità si sono perse. Non dico che ci sono delle identità che si sono perse, ma credo che ci sono delle cose che si sono evolute, che la visione del mondo così come era prima dovrebbe essere analizzata forse secondo una chiave diversa e più moderna. Mi verrebbe da dire, quando sento le riunioni della sinistra radicale che il contenitore delle forze di sinistra esiste ed è il Pd. Il solo modo per poter vedere di nuovo la sinistra in Italia vincere sarebbe quella di unire tutte le forze, compreso il Partito Democratico, fare in modo che ci sia un solo contenitore politico così come è il Labour Party in Inghilterra che riunisce insieme riformisti e trozkisti sotto una sola bandiera che collaborano per il bene del Paese. Il giorno in cui arriveremo a questo forse saremo capaci di sconfiggere le destre. Forse in quel caso si supererà anche quella concezione di "destra fascista" e "sinistra comunista".
Fino a che questo non avverrà saremo costretti a vivere con un Paese che ha dieci opposizioni invece di una, costretto a dover tutelare i diritti non di soli due partiti (o massimo tre) ma di una ventina o trentina. Fino a che questa folle situazione di stallo non si supera la nostra sinistra sarà perennemente destinata a dividersi, a morire a perdersi.