Uso il titolo di una canzone di Franco Battiato per cercare di descrivere quello che mi passa nella testa a poco meno di due giorni dalle elezioni regionali in quasi tutta Italia. Sebbene manchi poco meno di una settimana non ho ancora idea (e credo con me anche diversi italiani) idea di quali siano i programmi elettorali e che cosa i candidati vogliano fare per migliorare le condizioni delle Regioni in cui sono candidati.
Mai come in queste elezioni infatti, la politica è stata solamente gossip, continue offese, ricorsi vari e accuse reciproche. Inoltre senza un programma di approfondimento politico che sia uno (grazie alla inutile legge sulla par condicio che invece che limitare il potere mediatico di Berlusconi per assurdo lo accresce) i cittadini non hanno nemmeno potuto sentire i candidati confrontarsi su programmi e idee. I pochi fortunati che sapevano ad esempio che Enrico Mentana aveva avviato una tribuna politica su web lo avrebbero potuto sapere solo leggendo il Corriere della Sera o magari digitando Mentana su google, ma quanti vanno a cercare Enrico Mentana su Google? Il divieto di trasmissione per i programmi di approfondimento politico, invece che migliorare la situazione, evitando scontri politici ha ottenuto per paradosso l'effetto opposto. Ci siamo trovati di fronte alla solita opposizione tra chi sostiene che Berlusconi sia un dittatore e difende Michele Santoro come paladino della libertà di stampa e di espressione, e chi invece sostiene (citando proprio Berlusconi) che Santoro è offensivo, fazioso e comunista. Questo è stato il tema dominante per quasi tutta la campagna elettorale: il fatto che non ci fossero i programmi politici e di approfondimento politico. Il Partito democratico, dato che non ha argomenti da presentare (perchè ad esempio nella Regione Lazio sostiene come candidato Emma Bonino perchè non aveva altri da presentare) ed in Puglia Nichi Vendola grazie ad una sorta di suicidio politico avvenuto con le primarie e con le deliranti proposte del candidato di Massimo D'Alema, il sindaco di Bari Emiliano, che non ha trovato niente di meglio da fare per vincere le primarie che chiedere di mantenere il suo posto di sindaco di Bari, così magari se avesse perso sarebbe rimasto comunque sindaco.
Non che il Pdl sia da meno, con la storia delle liste nel Lazio ed altre storie che riguardano altre regioni. Sarebbe opportuno fermarsi, cancellare tutto e creare finalmente una nuova classe dirigente, perchè l'Italia torni a contare davvero qualcosa e non sia più uno dei fanalini di coda dell'Unione Europea e torni ad essere un valido interolocutore per il mondo come era appena uscito dalla II Guerra Mondiale, ai tempi per dire di Alcide de Gasperi, quando la politica era ancora politica e non gossip e basta.
Non condivido nulla di ciò che dici ma sono disposto a morire per difendere il tuo diritto a dirlo. Voltaire
giovedì 25 marzo 2010
mercoledì 17 marzo 2010
La politica scomparsa (AAA leader politici cercasi)
Quello che sta avvenendo in Italia negli ultimi quindici anni è preoccupante.
Sta scomparendo una intera classe politica preparata e capace di analizzare la realtà ed interpretare il mondo in modo da poter governare il Paese al meglio per raggiungere e mantenere quello che la società liberale definisce il bene comune.
La natura dei politici italiani è sempre meno quella di amministratori e persone capaci e diviene sempre più quella della politica manifesto e del politico che viene candidato solo per prendere voti senza una adaguata preparazione a quella che è la cosa stato ed il modo in cui questa vada gestita. Spesso e volentieri (da quando sono spariti i grandi partiti di massa) ci siamo trovati ad essere governati da personaggi discutibili non tanto da un punto di vista morale, ma da un punto di vista meramente gestionale. Politici che hanno fatto campagne elettorali a slogan, senza comprendere quelle che erano le reali condizioni del Paese e senza comprendere come e dove si dovesse operare per migliorarle. Non parlo del solo Berlusconi, anche se il via a questa nuova idea politica la ha data proprio lui con la nascita di Forza Italia nel 1994, ma di tutti quelli che si sono succeduti ai governi italiani da quindici anni a questa parte. Tutti i leader politici, più o meno una volta, hanno detto che siamo ormai entrati in una fase post ideologica e che è necessario cambiare il modo di fare politica. Eppure, agli occhi di chi la studia, la politica appare la stessa da quindici anni a questa parte: una sterile contrapposizione tra coloro che amano e coloro che odiano Berlusconi. Non esiste un reale dibattito su come si vuole operare per il bene del paese, non esiste una seria analisi economica, morale e politica di quello che sta cambiando nel nostro paese.
I dibattiti sono spesso limitati a due o tre concetti chiavi che vengono ripetuti all'infinito:
1) difendi gli immigrati, sei comunista, non lo fai sei razzista o fascista.
2) sei per la difesa della vita, sei credente e fascista, non lo fai giustifichi la morte e sei comunista
e via dicendo di questo passo. Non esiste su nessuno di questi punti una chiara analisi di cosa vogliano dire realmente questi dibattiti che dovrebbero essere il sale della vita democratica di una nazione che si definisce democratica e spesso le decisioni vengono demandate al popolo in modo che la classe politica se ne possa lavare le mani (mi viene da pensare a tutta la questione della fecondazione assistita e tutto quello che ne è seguito o al nucleare, in cui gli italiani hanno dovuto votare non secondo una concezione logica e razionale, ma secondo l'emozione di Cernobyl).
Una classe politica che fosse davvero tale dovrebbe avere il coraggio di assumersi responsabilità, anche scomode e portare avanti quelle battaglie che ritiene giuste invece che appiattirsi su posizioni che non saranno più dottrinali ma che somigliano molto a posizioni da tifo allo stadio.
Fino a che questo non avverrà le condizioni del Paese non potranno certo migliorare ma, al contrario, continueranno a peggiorare sino all'avvento di un nuovo Mussolini che ripristinerà una nuova dittatura modello fascista.
Eh sì, perchè come amava dire Woody Allen, "la storia si ripete, nessuno comprende i propri errori la prima volta".
Sta scomparendo una intera classe politica preparata e capace di analizzare la realtà ed interpretare il mondo in modo da poter governare il Paese al meglio per raggiungere e mantenere quello che la società liberale definisce il bene comune.
La natura dei politici italiani è sempre meno quella di amministratori e persone capaci e diviene sempre più quella della politica manifesto e del politico che viene candidato solo per prendere voti senza una adaguata preparazione a quella che è la cosa stato ed il modo in cui questa vada gestita. Spesso e volentieri (da quando sono spariti i grandi partiti di massa) ci siamo trovati ad essere governati da personaggi discutibili non tanto da un punto di vista morale, ma da un punto di vista meramente gestionale. Politici che hanno fatto campagne elettorali a slogan, senza comprendere quelle che erano le reali condizioni del Paese e senza comprendere come e dove si dovesse operare per migliorarle. Non parlo del solo Berlusconi, anche se il via a questa nuova idea politica la ha data proprio lui con la nascita di Forza Italia nel 1994, ma di tutti quelli che si sono succeduti ai governi italiani da quindici anni a questa parte. Tutti i leader politici, più o meno una volta, hanno detto che siamo ormai entrati in una fase post ideologica e che è necessario cambiare il modo di fare politica. Eppure, agli occhi di chi la studia, la politica appare la stessa da quindici anni a questa parte: una sterile contrapposizione tra coloro che amano e coloro che odiano Berlusconi. Non esiste un reale dibattito su come si vuole operare per il bene del paese, non esiste una seria analisi economica, morale e politica di quello che sta cambiando nel nostro paese.
I dibattiti sono spesso limitati a due o tre concetti chiavi che vengono ripetuti all'infinito:
1) difendi gli immigrati, sei comunista, non lo fai sei razzista o fascista.
2) sei per la difesa della vita, sei credente e fascista, non lo fai giustifichi la morte e sei comunista
e via dicendo di questo passo. Non esiste su nessuno di questi punti una chiara analisi di cosa vogliano dire realmente questi dibattiti che dovrebbero essere il sale della vita democratica di una nazione che si definisce democratica e spesso le decisioni vengono demandate al popolo in modo che la classe politica se ne possa lavare le mani (mi viene da pensare a tutta la questione della fecondazione assistita e tutto quello che ne è seguito o al nucleare, in cui gli italiani hanno dovuto votare non secondo una concezione logica e razionale, ma secondo l'emozione di Cernobyl).
Una classe politica che fosse davvero tale dovrebbe avere il coraggio di assumersi responsabilità, anche scomode e portare avanti quelle battaglie che ritiene giuste invece che appiattirsi su posizioni che non saranno più dottrinali ma che somigliano molto a posizioni da tifo allo stadio.
Fino a che questo non avverrà le condizioni del Paese non potranno certo migliorare ma, al contrario, continueranno a peggiorare sino all'avvento di un nuovo Mussolini che ripristinerà una nuova dittatura modello fascista.
Eh sì, perchè come amava dire Woody Allen, "la storia si ripete, nessuno comprende i propri errori la prima volta".
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