lunedì 28 giugno 2010

La sinistra in Italia, analisi di una crisi in atto...

La sinistra italiana è in crisi.
Non servono analisti politici di rilievo o grandi esperti per rendersi conto di questo semplice fatto.
Per cercare le cause di questa crisi è necessario risalire indietro nel tempo al 1991, appena due anni dopo il crollo del muro di Berlino e a qualche mese dal crollo dell'Unione Sovietica. Possono sembrare due eventi che non hanno nessun collegamento con la crisi atavica della sinistra italiana, eppure sono ad essa strettamente collegati, perchè da quel momento è iniziato un percorso di declino dei valori e dei principi della sinistra che ha condotto fino alla situazione di oggi.
L'ultimo congresso, quello della Bolognina è stato il congresso della svolta di Occhetto, quello che avrebbe dovuto trasformare i comunisti in qualcosa di più moderno fece una svolta che non aveva alle spalle una motivazione politica, ma solo quella emozionale del crollo dell'URSS e del muro di Berlino. Questo ha causato un vuoto politico nella sinistra italiana che si è spaccata tra una sinistra nostalgica (prima riunita attorno a Rifondazione Comunista e poi spaccata ancora in due con Pdci e Rifondazione) e una sinitra che non era più comunista e che guardava con un occhio di particolare riguardo al partito democratico americano. La cosa avrebbe anche potuto avere un senso, vista la propensione al liberalismo che aveva sempre avuto il Pci soprattutto a partire da Berlinguer in poi. Il problema è che il Partito democratico di sinistra è rimasto per tutta la sua esistenza in bilico tra liberalismo americano e social democrazia tedesca senza essere in grado di trovare una soluzione di continuità alla sua svolta politica. Del resto non era possibile fare altro visto che si è voluto cambiare la linea politica senza cambiare i quadri dirigenti, errore che sarà ripetuto anche nei passaggi seguenti Pds-Ds-Pd. Nei passaggi che hanno portato al disperato tentativo di fondere la destra comunista con la sinistra democristiana che veniva dalla Margherita di fatto hanno creato un ibrido senza capo nè coda unito solo dal collante di battere Berlusconi in quanto tale senza un concreto progetto politico. Questo ha fatto in modo che il Partito Democratico fosse in costante svantaggio nei confronti del Pdl. La sinistra radicale è messa peggio: fuori dal parlamento, ancorata ancora su posizione che richiamano al movimentismo degli anni Settanta ha una linea politica indefinita ed incapace di aggiornare sè stessa in modo da poter essere competiva nelle elezioni. Si sono fatti soffiare tutte le tematiche ambientaliste e del lavoro da di Pietro, non comprendendo che il mondo dagli anni Settanta è andato avanti e che quelle cose che venivano proposte prima non sono più attuabili adesso.
Anche loro, piuttosto che guardare ad un modello di sinistra moderno come quello del Labour Party britannico sono andati a pescare nei movimenti pseudo socialisti e gauchisti della sinistra sudamericana. Prendendo a modello personaggi come Chavez, Morales ed altri non si sono resi conto che il loro modello di riferimento non solo non ha niente di sinistra, ma stringe alleanze con personaggi che sono lontanissimi dalle idee della sinistra liberale italiana.
La sinistra italiana, se davvero si volesse rinnovare, dovrebbe innanzi tutto sostituire i quadri dirigenti, mandare in pensione tutti quelli che in qualche modo sono legati alla Prima Repubblica e lasciare spazio a quelli che sono nati nel 1989 o che comunque non hanno vissuto il comunismo dell'URSS. Insomma, lasciare spazio alle generazione degli anni Ottanta per essere chiari.
Sino a quel momento, la sinistra italiana sarà costretta a vegetare tra liberismo americano alla Alberto Sordi, socialismo misto praghese, sovietico e sudamericano con una spruzzata di obamismo in salsa americana...

martedì 15 giugno 2010

La crisi greca, prospettive per l’Unione Europea

La crisi dell’economia greca apre di fatto, l’arrivo della crisi americana anche in Europa. Il sistema Europa che sembrava essere capace di reggere alla crisi dei mutui sub prime ed al tracollo del sistema economico iper liberista alla fine e tracollato come e piu di quanto avevano predetto gli economisti americani.
In realta la crisi europea era stata di fatto solo rimandata da misure economiche che nell’ultimo anno servivano solo a tamponare quella che sarebbe stata la logica conseguenza di un progetto che era sbagliato sin dal principio.
Diversi economisti americani, e su tutti Paul Krugman, avevano predetto che alla prima reale crisi del capitale la fragile Unione Europea non avrebbe retto, per il semplice fatto che, nonostante l’unione monetaria voluta principalmente dalla Germania, mancava una linea comune politica.
I criteri che erano stati chiesti per l’ingresso nell’euro non hanno fatto altro che indebolire le singole economie nazionali, che non sono riuscite a sopportare alla lunga le pesanti richieste della Banca Centrale Europea per poter essere parte dell’euro. Diverse economie nazionali per far fronte alle richieste si sono indebitate in maniera pesante con l’estero e si sono trovate di colpo a dover restituire soldi che non avevano o che non erano in grado di produrre. La mancanza di un organo centrale di controllo politico ha fatto si che ogni stato continuasse a fare le sue scelte economiche con una moneta unica che in alcuni stati era fortissima mentre in altri subiva un tracollo che ora rischia di essere senza precedenti. Il caso greco potrebbe essere emblematico per comprendere meglio cosa e avvenuto, ma assieme alla Grecia potremmo aggiungere altri paesi tra cui anche l’Italia che rischia come la Grecia un tracollo finanziario che porterebbe il Paese sull’orlo della bancarotta e della rivoluzione della massa stanca di sacrifici per pagare i debiti di una classe politica sempre piu corrotta e incapace di far fronte alla situazione drammatica dell’economia mondiale.
Cerchiamo di capire quello che succede utilizzando proprio l’Italia (di cui comunque analizzero quanto prima la situazione): iniziamo dicendo che l’economia italiana era quanto di piu lontano da quelli che erano i parametri richiesti dalla BCE ai paesi membri. Era un paese pesantamente indebitato con l’estero e privo di materie prime e di conseguenza di una forte economia di esportazione. I soli prodotti del cosiddetto made in Italy non potevano bastare per far in modo che la nostra economia crescesse in maniera proporzionale al resto dell’Europa ricca.
I governi che si sono succeduti dal 2001 ad oggi sono stati costretti a continui e pesanti tagli ai servizi per cercare di essere alla pari con le rischieste dell’Europa. Le conseguenze di questa politica economica sono state drammatiche per il nostro Paese e di conseguenza anche per il resto dell’Europa, costretta e portare con se una serie di zavorre che non facevano che indebolire l’euro e le prospettive economiche del Paese. Il fatto che a Grecia stiano a ruota seguendo Portogallo, Spagna e Irlanda e ultima proprio l’Italia non e un segnale da sottovalutare. Almeno tre di questi cinque paesi sono stati tra i fondatori dell’Unione Europea ed il fatto che le loro economie stiano tracollando rende necessari interventi economici da parte della BCE (per mantenere la moneta ovviamente) che hanno dei costi altissimi soprattutto sull’economia della Germania.
Il fatto e che la BCE non e in grado a far fronte ad un tale prestito, o se e in grado non ha nessuna intenzione di farvi fronte dato che l’economia ne uscirebbe distrutta. Possiamo dire che il sogno dell’unione monetaria di fatto e terminato con la crisi greca anche se a mio avviso il processo di degenerazione era iniziato anche prima.
L’Unione Europea non era che una sorta di unione di banche che si limitava a controllare i prezzi ed i PIL dei singoli stati piuttosto che dotarsi di un serio organo politico che stabilisse una linea politica comune e che fosse seguita da tutti gli Stati che ne facevano parte.
E particolarmente interessante notare, ad esempio, come si sia spaccata l’Europa sul sostegno alle guerre americane dell’era Bush: da una parte Inghilterra ed Italia in prima fila nel fronte della guerra e dall’altra Francia e Germania che non hanno mai preso parte alle operazioni militari se non nella fase di ricostruzione post conflitto. Sarebbe stato un po come se negli Stati Uniti la California non avesse mandato soldati mentre il Kansas inviava massicce dosi. Il fatto stesso che non esiste di fatto un Presidente dell’Unione Europea degno di questo nome ma che a turno venga nominato un reggente che di fatto non possiede nessun potere se non quello di portavoce del Parlamento Europeo spiega in maniera esaustiva per quale motivo il progetto sia fallito. Quando si era iniziato a parlare di Unione Europea (o di Stati Uniti d’Europa) con il manifesto di Ventotene si era iniziato a parlare di una unione che prima che monetaria doveva essere politica con un suo parlamento e con un suo presidente in grado di avere potere decisionale su diverse questioni. Quello che e avvenuto invece e stato lasciare l’economia ad una serie di banche al di sopra dei singoli interessi nazionali che hanno pensato principalmente ad arricchire se stesse e favorire quegli stati che possedevano una forte economia come appunto Francia e Germania. Va detto che sono proprio questi due i Paesi che avrebbero meno interesse alla costruzione di uno stato federale europeo sul modello americano. L’abbattimento delle frontiere in Europa ha fatto in modo che si riducessero i tassi di esportazione e di conseguenza le spese che i paesi industrializzati avrebbero dovuto sostenere per le loro esportazioni.
La costruzione di uno stato europeo reale avrebbe di fatto limitato il concentramento di potere nelle mani delle economie piu forti e avrebbe permesso a tutti i paesi membri di apportare contributi all’Unione Europea senza indebitamenti con le varie banche centrali e con i vari istituti di credito esteri che sono presenti su tutto il territorio europeo.
Ora, la domanda che ci si deve porre e come continuare? Facendo in modo che l’Unione sopravviva cosi come e, eliminando semplicemente i paesi zavorra oppure cercando di costruire una nuova Europa che si avvicini di piu a quelle che erano le ambizioni degli europeisti spinelliani e de gasperiani del secondo dopoguerra?
Una possibile soluzione, che al momento appare piu come una speranza e stata proposta da un bell’articolo di Jurgen Habermas uscito sulla Repubblica ( Jurgen Habermas, L’Europa al bivio in La Repubblica,giovedì 24 maggio 2010 pag. 33). Dopo una attenta analisi di quelle che sono le motivazioni che hanno portato al tracollo del sistema Europa l’articolo si chiude con le seguenti parole:

Con un po di coraggio politico, la crisi della moneta comune potrebbe dare vita a cio che molti avevano sperato da una politica estera comune europea: una coscienza che andasse oltre le frontiere nazionali per condividere un comune destino

venerdì 11 giugno 2010

Il New Deal della politica italiana

Sono anni che ormai si attende ad un rinnovamento della politica italiana, di un nostro New Deal che possa avvicinare il Paese non solo agli standard economici degli altri paesi del mondo occidentale ma anche e soprattutto a quelli che devono essere gli standard politici di un sistema per molti versi ancora arretrato e legato ad un vecchio schema bipolare ormai finito da vent’anni.

Il processo di rinnovamento italiano che sarebbe dovuto partire a seguito di Tangentopoli non e mai partito e se e partito si e arenato appena iniziato. La prima discesa in campo di Berlusconi e la nascita di Forza Italia aveva dato una speranza a molti elettori che stanchi di una serie di personaggi politicanti aveva dato la propria fiducia a chi non veniva dal mondo della politica (almeno non direttamente) ma appariva come se fosse un corpo estraneo alla politica che avrebbe potuto avviare, anche grazie alla sua mentalita imprenditoriale, un processo di rinnovamento che pero di fatto non e mai avvenuto. Nonostante la sua spinta rinnovatrice Forza Italia non e stata capace di rinnovare il Paese e se stessa e ne tantomeno il modo di fare politica in Italia. Gli esponenti di quelli che erano stati i partiti della Prima Repubblica si sono riciclati in nuove vesti nella seconda, andando come schegge impazziti a destra cosi come a sinistra e creando un amalgama di partiti, di idee e di modi di fare che non hanno fatto altro che perpetrare un vecchio modo di fare politica camuffandolo come nuovo. Il frutto di questo modo di ragionare e stato un progressivo allontamento non solo degli elettori ma anche un profondo disamore da parte dei giovani per quella che e la politica e quello che e il modo di pensare alle classe dirigenti e al bene della cosa pubblica come lo chiamava Adam Smith nel Settecento. I partiti politici italiani si sono solamente deidelogizzati ma hanno anche eliminato le differenze tra loro uniformandosi ad un sistema elettorale che chiede il voto solo per poter mantenere le proprie poltrone ed i propri privilegi. Non e un caso che uno dei libri piu venduti degli ultimi anni sia stato proprio la Casta di due giornalisti del Corriere della Sera – Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella – che hanno voluto mettere in evidenza quelli che sono i privilegi ed i vizi di quella che ormai agli occhi della gente appare come appunto una casta, lontana da quelli che sono i bisogni della gente e lontana da quelle che sono le esigenze di un paese che deve affrontare una delle piu pesanti crisi della storia dopo quella del Ventinove. Lentamente sono emersi in politica personaggi noti e meno noti (alcuni dei quali non avrebbero mai fatto carriera nemmeno del peggiore dei vecchi partiti) che hanno lentamente monopolizzato la vita politica italiana riprendendo e peggiorando lo stesso sistema di corruzione che si era cercato di debellare con Tangentopoli. Il fatto che da anni si parli di federalismo, riforme costituzionali e bipartismo e che non sia riuscito a realizzare nulla di tutto questo la dice lunga su quella che e la degenerazione del sistema politico italiano e di un modo di fare politica che mira solo ed esclusivamente ad interessi personali piuttosto che al bene della nazione e alla realizzazione delle riforme sociali per proteggere la cosa pubblica dagli attacchi del capitalismo selvaggio e dal rischio di dittatura in nome della democrazia e del diritto a governare. Con questo non voglio denunciare rischi di dittatura in Italia (che francamente sono piuttosto campati in aria vista la posizione dell’Italia nel resto del mondo e visto che ne l’Europa ne gli Stati Uniti accetterebbero una cosa simile sul territorio italiano), ma voglio semplicemente denunciare la deriva che sta prendendo la nostra politica ed i valori della nostra democrazia e Costituzione. Il fatto stesso che quest’ultima appaia come immutabile e non modificabile spiega bene come il Paese stia attraversando una crisi politico – culturale della nostra classe dirigente. Perche se da un lato e normale chiedere una modifica alla Costituzione per renderla piu moderna e piu consona ai tempi (del resto e stato fatto dai francesi piu volte senza che nessuno gridasse ogni volta allo scandalo a all’antifrancesismo o alle derive di dittatura), dall’altro viene quasi spontaneo chiedersi a chi debba essere affidato questo delicato lavoro di riforma che dovrebbe far fare all’Italia quel tanto auspicato scatto in avanti verso la modernita. Francamente non vedo a destra come a sinistra persone davvero capaci di mettersi a tavolino e discutere una cosa importante come una riforma costituzionale e soprattutto persone capaci di migliorare la Costituzione aggiornandola ai tempi che corrono. Il fatto e che i nuovi partiti politici piuttosto che puntare al rinnovamento dei quadri dirigenti secondo criteri meritocratici hanno preferito puntare su nomi ad effetto che potessero canalizzare voti, anche se questi nomi non hanno nessuna preparazione politica e istituzionale. Come spiegare altrimenti le candidature di personaggi come Mara Carfagna del Popolo delle Liberta o dello stesso Pietro Marrazzo nel Partito Democratico? Quando Marrazzo venne candidato si diceva che fosse pronto per scendere in politica e che avrebbe fatto bene perche il suo programma televisivo era un programma di denuncia che funzionava. Ma sono questi criteri con cui scegliere un amministratore della cosa pubblica? Perche faceva un programma di denuncia televisiva che funzionava? Lasciare la politica in mano a comici, giornalisti, giullari e saltimbanchi vari della televisione e dello spettacolo e tremendamente deleterio per la vita politica di un Paese e di una nazione. Con la chiusura dei vecchi partiti (che va detto non sono stati rimpiazzati da nessuno ancora) sono state chiuse anche il solo strumento che poteva essere capace di creare la classe dirigente del futuro: quelle scuole di partito che oggi vengono viste con diffidenza e con terrore da tutti i politici nostrani che non hanno interesse a creare nuove classi dirigenti e nuove leve perche temono di perdere i loro poteri ed il loro privilegio. Non si tratta di guardare indietro con nostalgia, perche anche la vecchia politica aveva i suoi difetti – e non erano pochi – ma si tratta di ragionare partendo dal passato per costruire il futuro. Dalla scuola di partito del Pci, giusto per dirne una, sono usciti dirigenti come Enrico Berlinguer e molti di coloro che oggi sono ai vertici della nostra politica, dimentichi di come loro stessi hanno fatto gavetta prima di arrivare alle posizioni politiche che ricoprono oggi e che tipo di preparazione hanno dovuto affrontare prima di poter arrivare dove sono. La stessa cosa varrebbe per la vecchia scuola di partito dell’allora Democrazia Cristiana. La mancanza di preparazione della nostra classe politica ad affrontare quello che sono state e che saranno le prossime sfide del nuovo millennio ha dato vita ad una serie di movimenti che si richiamano non solo alla correttezza istituzionale ma che chiedono un deciso cambio di passo alla nostra classe politica. Movimenti che sono stati spesso e volentieri bollati come “anti politica” dalla maggior parte dei nostri politici che hanno sottovalutato la spinta propulsiva e che ne hanno condannato le richieste e le parole d’ordine sperando che si spegnessero cosi come erano nati. Non e avvenuto. Anzi, alle ultime elezioni regionali (come ho gia segnalato in un altro articolo di questo blog e come non mi stanco mai di sottolineare nelle riunioni di partito a cui prendo parte) la Lista a Cinque Stelle di Beppe Grillo in alcune regioni ha preso piu voti dei partiti che si propongono di cambiare e che si fanno portavoce di un cambiamento che di fatto non e mai avvenuto. Non e antipolitica chiedere che non possano sedere in Parlamento persone che sono state non solo processate ma spesso e volentieri anche condannate per crimini che vanno dalla detenzione di armi alla corruzione e alla frode fiscale, come non e antipolitica chiedere che si possa mettere un freno ai privilegi di una classe politica che ormai non nutre nessun interesse particolare per il Paese ma che pensa solo ed esclusivamente al proprio arricchimento personale e a quello della propria famiglia. Con questo non voglio fare un discorso generalista e dire che un politico dovrebbe prendere quanto un operaio oppure che i politici non fanno niente dalla mattina alla sera. Mi rendo conto benissimo che il lavoro politico e molto piu difficile di altri, perche si tratta di fare delle scelte che spesso al popolo possono risultare impopolari e non sempre possono essere spiegate. Voglio solo dire che non si devono ripetere episodi come quello avvenuto a Roma in occasione dei funerali degli alpini morti in Afghanistan in cui il centro di Roma e stato invaso da 259 (!) macchine di servizio che portavano politici, ministri, portaborse e tutto quello che ruota attorno alla politica. La denuncia che viene dall’Espresso (Espresso, 3 giugno 2010 n. 22 anno LVI) non deve essere bollata, come al solito, come un attacco al Governo da parte dei soliti giornali di sinistra ma deve essere presa per quello che e: la denuncia di un mal costume che si porta avanti da troppi anni e che sta distruggendo lentamente ed inesorabilmente il Paese. Per questo dico che tutti, a destra come a sinistra, devono iniziare davvero a pensare a come costruire un New Deal italiano, che possa lasciare spazio ad una nuova visione della politica, ad un nuovo modo di intedere quello che non e solo un mestiere come oggi lo e per molti ma deve essere vissuto come una missione per migliorare sul serio il bene pubblico e fare in modo che ogni inviduo senza distinzione di razza, credo politico o religioso e sesso possa aspirare a quello che uno dei diritti naturali fondamentali della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: la propria felicita.