Nel pieno della crisi del governo Berlusconi e del suo modello politico, appare chiaro che la sinistra è ancora più in crisi; senza idee, senza progetti e senza prospettive davanti a quello che avviene nel panorama politico italiano.
In questi mesi abbiamo assistito alla fuoriuscita di Fini dal Pdl, alla costruzione di un nuovo partito di centro democristiano che abbia come fulcro Casini con l'Udc e Rutelli, mentre il Partito Democratico annaspa nelle sue contraddizioni interne portando avanti progetti fallimentari che non hanno capo né coda.
La proposta di Bersani, di costruire un nuovo Ulivo appare l'ennesimo tentativo di costruire una nuova armata Brancaleone che ha come unico progetto quello di contrastare Berlusconi non tanto sui contenuti politici ma su un a priori basato sul nulla ideologico e sul non progetto come era avvenuto con l'ultimo disperato tentativo del Governo Prodi. L'adesione della Federazione della Sinistra a questo progetto dimostra ancora una volta la cecità pressoché totale dei dirigenti di Rifondazione Comunista e del Partito dei Comunisti Italiani, preoccupati pare più di tornare in Parlamento che lavorare alla costruzione di un progetto. Dopo aver cercato di analizzare quelle che sono le cause della crisi del PD e della sinistra in generale (leggi post precedenti) vorrei parlare un attimo di quel soggetto ibrido e senza progetti concreti che si chiama appunto Federazione della Sinistra. Negli ultimi tempi abbiamo sentito spesso dire che il programma politico della Federazione (e del PDCI in particolare) era contenuto nello statuto de l partito: la realizzazione del socialismo in Italia attraverso il processo democratico. Una linea a cui aveva rinunciato lo stesso Togliatti nel momento stesso in cui la aveva pensata, quando il Pci era diventato il maggior partito di opposizione in Italia ed il maggior partito comunista dell'Europa Occidentale. La storia ha dimostrato che le teorie marxiste, per quanto possano essere affascinanti, non solo non possono essere applicabili ad un società a capitalismo avanzato, ma sono anche teorie che se applicate alla lettera conducono quasi naturalmente alla costruzione non di una democrazia intesa in senso ampio ma alla costruzione di un governo in mano a pochi che impediscono lo sviluppo di molti. Il sistema marxista di società, così come la natura del determinismo storico che di Marx è uno dei caratteri fondamentali, viene contestata da Popper nella sua opera La società aperta ed i suoi nemici, in cui si analizza a fondo quelle che sono le teorie economiche e soprattutto politiche del marxismo, trovando le pecche tanto del determinismo storico della dottrina marxista quanto della prospettiva politica che questi vorrebbe applicare alla società per eliminare la disuguaglianza: eliminare il problema alla radice. Sintetizzando la dottrina marxista ai minimi termini: se il problema è il fatto che le ricchezze non sono distribuite equamente basta eliminare il concetto di ricchezza e si elimineranno in questo modo anche le differenze. La società marxista tende a costruire una società di uguali indubbiamente ma in cui tutti sono poveri e non in cui i poveri si possono arricchire. Per assurdo, questo modello di società, è ancora più desolante di quello che abbiamo davanti oggi.
Inoltre le parole d'ordine della Federazione della Sinistra sono le stesse dei movimenti comunisti degli anni Settanta, movimenti che sono falliti per la loro natura utopistica e lontana dalla realtà. Ho detto più volte che la via per costruire una sinistra nuova in Italia dovrebbe essere quella di guardare come modello al Partito Laburista britannico, un partito che affonda le sue radici nel socialismo ma che nello stesso tempo è stato capace di aggiornare sé stesso attraverso il processo di costruzione del New Labour di Tony Blair. Adesso come adesso siamo un paese di destra, in cui il governo si può permettere di fare insieme governo ed opposizione. Una situazione pessima insomma, da cui non pare si possa uscire a meno che non si avvi quel famoso rinnovamento necessario per la sinistra e per società italiana. Che ci possano essere partiti che si fanno promotori di questo rinnovamento ed attorno a cui si possa compattare la sinistra è una necessità non solo politica ma anche storica, perché si rischia di far scomparire dall'arco costituzionale una sinistra che nel bene e nel male aveva fatto la storia di questo paese.
Non condivido nulla di ciò che dici ma sono disposto a morire per difendere il tuo diritto a dirlo. Voltaire
venerdì 24 settembre 2010
mercoledì 15 settembre 2010
L'ennesima prova
La vita politica italiana sta cambiando ancora una volta, con la fuoriuscita di Fini dal Pdl si prepara la nascita di una nuova destra, forse maggiormente europea e sicuramente meno populista di quella a cui siamo stati abituati sino adesso. Il berlusconismo ormai sta per tramontare e la sinistra italiana pare essere ancora una volta in madornale ritardo rispetto alle evoluzioni politiche che si preparano. Mentre Fini cerca di organizzare una destra sul modello liberale di quella britannica o al massimo come la destra francese, nella sinistra si discute ancora se sia il caso di fare le Primarie, decidere nelle segreterie chi debba essere il candidato a premier oppure se riproporre un nuovo Ulivo. La sensazione è che si arriverà quasi a ridosso delle elezioni senza una leader sostenuto da quasi nessuno, che alla prima sconfitta verrà messo da parte perché sarà utilizzato come capro espiatorio per spiegare la sconfitta. Eppure sono anni che si parla della costruzione di una nuova sinistra, di un modello laburista anche in Italia e che si discute se sia il caso di abbandonare il marxismo ortodosso perché non funziona come dovrebbe. Sono anni che si assiste sempre agli stessi litigi degli stessi personaggi che non trovano un accordo su nulla e che si sputano veleno contro ogni volta che si presenta una pubblica occasione in cui si dovrebbe avviare una discussione. Da anni a sinistra si assiste a scissioni di qualcuno che dice di essere più di sinistra o più comunista di altri, senza mai riuscire ad arrivare ad una sintesi delle posizioni e delle conclusioni. Eppure le premesse storiche per una simile svolta ci sono state tutte, dalla Bolognina in poi, ma alla fine la sinistra italiana è sempre rimasta un procedimento incompiuto spesso e volentieri senza capo né coda. Se da un lato abbiamo le spinte del Partito Democratico, eterno indeciso tra le spinte americane di Veltroni e quelle social democratico di d'Alema, non possiamo certo dire che la Federazione della Sinistra sia migliore. Parlare ancora di marxismo, non come critica filosofico dialettica, ma come prospettiva storica appare come qualcosa di stranamente antico che fa somigliare le sezioni di Rifondazione e Pdci più al set di un film di Camillo e Peppone che ad un luogo in cui si discute di politica reale ed attiva. Il fatto che le persone percepiscano come antichi ed antistorici simili slogan e simili persone viene confermato dal fatto che ormai da tre tornate elettorali a questa parte, la Federazione della Sinistra si trova ad oscillare tra l'1 ed il 2 %, e presto sono destinati a sparire del tutto. Alla fine quello che sta avvenendo è la conseguenza di scelte spesso deliranti, fatte senza una concreta analisi politica ma semplicemente sulle onde dell'emozione di determinati eventi che hanno segnato la storia del PCI.Mancando una vera analisi di quelle che sono state le cause del crollo del socialismo in URSS sono mancate anche le soluzioni. Forse sarebbe il momento di affrontare questo discorso, per non sparire del tutto e consegnare alla fine per sempre il Paese nelle mani della destra, meno populista di quella di Berlusconi forse, ma comunque destinata a portare avanti una politica meno sociale, più legata alle banche e alle idee della Confindustria e delle grandi industrie piuttosto che delle piccole e medie imprese. Forse è giunto il momento di smetterla di parlare di "socialismo e di realizzazione del socialismo", dobbiamo iniziare a costruire un progetto nuovo di sinistra, plurale e moderno. Una sinistra che guardi non al modello antico della sinistra sovietica o a quelle populistiche del Sud America, ma a quella europea del New Labour di Blair, in questo modo possiamo finalmente proiettarci nel III Millennio, sebbene con dieci anni di ritardo.
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