Non condivido nulla di ciò che dici ma sono disposto a morire per difendere il tuo diritto a dirlo. Voltaire
venerdì 28 gennaio 2011
Il bene pubblico massacrato... in Italia
Esistono diversi modi di intendere quella che è la "cosa pubblica" od il "bene comune". Alcuni pensano che sia dovere di un uomo politico tutelare quel bene e fare in modo che questo possa essere di aiuto al maggior numero di persone al mondo, che esso serva perché tutti gli uomini in un certo qual modo possano stare meglio e possano aspirare alla felicità. Che adesso la cosa pubblica sia diventata un modo per sistemare amici, parenti, amanti e donne che ci "fa piacere guardare" la dice lunga sulla deriva del sistema italiano e su come sia necessario il recupero di alcuni valori morali per riprendere un dibattito politico serio e costruttivo per un Paese che sempre più rimane al palo. Che il dibattito pubblico debba vertere interamente sul Premier e sulle varie teorie sul "bunga bunga" che emergono dalle intercettazioni dei festini di Arcore e ville varie, fa davvero male alla dignità dell'essere italiani, nell'anno dei 150 peraltro. Il fatto che sempre più italiani all'estero si vergognino di dire di essere italiani, e piuttosto puntualizzano il fatto che o non vivono in Italia o sono anche disposti a negare l'evidenza pur di non dover spiegare la domanda che si pone tutto il mondo: "ma perché in Italia governa Berlusconi?". Una domanda a cui nessuno vuole rispondere, una domanda a cui pochi sanno trovare una risposta. In venti anni di berlusconismo abbiamo visto ridursi il dibattito politico ad un plebiscito pro o contro Berlusconi, la politica è diventata una specie di logica da stadio in cui il dibattito è fatto non di progetti ma di insulti per il proprio avversario e di slogan propagandistici che somigliano alle pubblicità che da anni dominano nelle televisioni a sfondo commerciale. Complice di questa deriva anche una sinistra che ha voluto abbassare il livello culturale dello scontro per arrivare a vincere le elezioni e governare il Paese. Non è solo Berlusconi il colpevole di quello che avviene in Italia, se si dovessero andare a ricercare le cause morali di quella che negli ultimi anni è stata la vita politica del nostro paese, dobbiamo risalire fino a Tangentopoli, quella serie di processi che hanno sconvolto e squassato il Paese sotto ogni punto di vista ed ogni aspetto della vita pubblica e privata, mostrando la corruzione di una classe politica, mostrando che quella corruzione era generalizzata a tutti i partiti ed a tutti gli esponenti di ogni governo.Tangentopoli ha mostrato uno dei peggiori aspetti della politica italiana: quella volontà di arricchire sé stessi, di pensare prima al proprio tornaconto personale e dopo a a quello del Paese, di usare la cosa pubblica, come dicevamo sopra per sistemare amici e parenti, ma se le cose sono sempre le stesse, se da sempre l'Italia è stata un paese per furbi e amici degli amici, negli ultimi dieci anni le cose sono peggiorate. La corruzione è diventata non solo parte del sistema, diventata normale come la prostituzione per fare carriera (e come non citare le parole di Straquadanio che sostiene che non ci trova niente di male se una persona si dovesse prostituire per la propria carriera), si è estesa a tutti i livelli anche quelli più bassi della politica e della vita quotidiana, lasciando passare il messaggio che per andare avanti basta essere più furbi degli altri, che per andare avanti si deve essere non migliori ma con più raccomandazioni e magari con un bel sedere ed un bel paio di gambe, che sono quelle cose che non guastano mai per fare carriera. Parliamo di un sistema che non funziona più, di un clima morale da basso impero, quando le corti erano circondate da satrapi ed eunuchi che non avevano altro interesse se non quello di rubare al re, di togliere al sovrano quello che era suo per arricchire le loro tasche. E sono queste le cose che stanno lentamente trascinando l'Italia in un baratro, che ci fanno diventare una specie di comica pericolosa all'estero, poco credibili se non nulli come interlocutori politici, che ci rendono un paese da studiare ed osservare come fine di un modello sociale che nonostante tutto sarebbe davvero difficile giustificare, e non di tratta di moralismo, non si tratta di ipocrisia, e non si tratta di dire che ognuno sotto le lenzuola è libero di fare quello che meglio crede (e questo vale ovviamente se non quello che si fa sotto le lenzuola non costituisce reato, ma questo dovrebbe andare da sé), basta non dimenticare una delle leggi che dovrebbero essere alla base non solo della Costituzione italiana, ma di qualunque individuo che pretenda di essere un modello di vita per le giovani generazioni: per una carica politica, pubblico e privato non sono distinti, per conferma chiedere a Clinton.
domenica 16 gennaio 2011
Fine Impero e conflitto sociale
Mentre il Presidente del Consiglio era impegnato nei suoi festini modello Gheddafi a scegliere quelle che sono le più belle del reame per le serate "Bunga Bunga" in Italia esplode il conflitto sociale. Esplode nelle fabbriche della Fiat, dove Marchionne, da bravo dirigente, ricorda a tutti come si ricattano gli operai e come si spaccano i sindacati, il Partito Democratico, che doveva essere il partito del lavoro e che tutelava un tempo il lavoro, adesso consiglia caldamente ai lavoratori di firmare un accordo che ne viola tutti i diritti elementari. Tutto questo avviene mentre alla corte di Berlusconi, circondato da lacché, giullari, saltibanchi eunuchi e lenoni vari (oltre alle simpatiche ragazze che sognano - giusto per citare la prima di tutto questo Noemi - di diventare veline o entrare in Parlamento. Tutto questo succede mentre un'intera generazione, quella degli studenti, dei precari e dei ricercatori, scende in piazza per rivendicare il proprio futuro ad esistere, mentre tutto il mondo del lavoro tracolla sotto i colpi delle minacce di Marchionne e di quel modello americano che non sarebbe stato firmato da nessuna altra parte del mondo. Tutto questo al nostro Premier non interessa, il suo interesse al momento è quello di giocare e divertirsi (visto che per sua stessa ammissione fa una vita piuttosto stressante!) e non ci vede nulla di male se passa le serate con delle belle donne.
Quando gli imperi finiscono, si dice che la morale scompaia dalle menti delle persone. Quando gli imperatori sono al declino fanno gesti sconsiderati per mantenere il potere, per dimostrare che sono onnipotenti, ci sono molti modi per fare dimostrare il proprio potere. Caligola, ad esempio, aveva nominato imperatore il proprio cavallo.
Quando gli imperi finiscono, si dice che la morale scompaia dalle menti delle persone. Quando gli imperatori sono al declino fanno gesti sconsiderati per mantenere il potere, per dimostrare che sono onnipotenti, ci sono molti modi per fare dimostrare il proprio potere. Caligola, ad esempio, aveva nominato imperatore il proprio cavallo.
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