La crisi in Libia conferma come la politica estera italiana degli ultimi anni manchi completamente di una strategia precisa: una gestione della crisi iniziata male e proseguita peggio.
Il governo italiano è stato uno degli ultimi a condannare la politica di repressione del Governo Gheddafi - fino a sostenere che non si potessero bloccare i fondi sovrani del Governo Libico fino a che non fosse stato appurato che appartenessero a Gheddafi (un pò come chiedersi se i fondi del Terzo Reich venissero o meno gestiti dal partito nazista) - poi si sono lasciati soffiare il riconoscimento del governo ribelle di Bengasi da Francia ed Inghilterra che hanno costretto praticamente Obama alla no fly zone e prendere parte attiva ai bombardamenti. L'Italia, colta completamente impreparata da questi scenari, ha iniziato il solito balletto tra maggioranza ed opposizione per stabilire se era meglio essere parte attiva al processo di ricostruzione libica,se fosse il caso di partecipare ai bombardamenti, se mandare gli aerei e non sparare (cosa piuttosto ridicola per una no fly zone) oppure se era meglio continuare a stare dalla parte di Gheddafi almeno fino a che non si aveva la certezza che era finito - posizione altrettanto ridicola -. Il nostro problema era e rimane soprattutto quello legato alla gestione di un flusso di 2000 immigrati al mese - quando la Germania nel 1989 ne aveva gestiti almeno 200 mila provenienti dai Paesi dell'Est Europa -. Ancora oggi non siamo in grado di elaborare una strategia autonoma, ma siamo nelle mani di Francia, Germania e USA che hanno "caldamente consigliato a l'Italia di riconoscere il Governo di Bengasi", pena l'esclusione futura dalle forniture di petrolio e gas libico da cui l'Italia dipende. Il fatto è che ormai, comunque vada quest'operazione, sarà un fallimento perché l'Italia diventerà da maggiore alleato della Libia quale era a Paese terzo dopo Francia e Gran Bretagna, il tutto per la pressoché totale mancanza della nostra classe dirigente non dico e non tanto delle realtà complesse del Medio Oriente e del Mahreb, ma anche e soprattutto delle più elementari e banali nozioni di geopolitica e di strategie in politica estera.