Non condivido nulla di ciò che dici ma sono disposto a morire per difendere il tuo diritto a dirlo. Voltaire
lunedì 29 agosto 2011
Il capolinea
Era anni che si diceva che la crisi in Italia sarebbe prima o poi esplosa con conseguenze drammatiche per tutti, eppure quando anni fa qualcuno lo diceva, veniva additato come una Cassandra che predicava solo sventure e spargeva di pessimismo la sana economia del Paese. Ora che quelle Cassandre a quanto pare hanno avuto ragione ecco tutti affannarsi a trovare una soluzione alla crisi che pare essere esplosa solo adesso, e solo per colpa delle crisi internazionale. A dire il vero la crisi internazionale ha contribuito alla fine del sistema Italia, che però si era già dato una bella zappata sui piedi da solo. Andiamo con ordine: quando era sceso in campo nel 1994 Berlusconi aveva promesso una rivoluzione liberale, che avrebbe reso l'Italia un Paese moderno e competitivo al livello internazionale, sia in politica che in economia. Conclusione dopo quasi vent'anni? Non solo non ci sono state liberalizzazioni, se non cose marginali ed inutili, ma l'Italia è diventata ancora più corporativa di prima, chiudendosi in caste per pochi eletti, in cui sono i soliti noti ad andare avanti. Ormai si ragiona solo per caste una contro l'altra: ed ecco che si parla di casta dei politici, casta degli avvocati, dei giornalisti,e di qualunque altra cosa vi venga in mente. Ma questo sarebbe il minimo: gli stipendi italiani non crescono da almeno quindici anni, e del resto non potrebbero crescere visto che a quanto pare il Paese non produce. Il Fondo Monetario Internazionale stima che nel 2011 il PIL italiano crescere appena dello 0,7% e che il prossimo anno dovrebbe scendere allo 0,6%, ovvero quasi nulla. Vero è che il FMI ha tagliato anche le stime che aveva fatto sulla crescita USA, ma il fatto è che l'Italia ha perso dal 2000 3 punti percentuali, arrivando addirittura a valori negativi nel 2008 e 2009 (rispettivamente -1,4% nel 2008 e -5,1% nel 2009, ovvero nei due anni in cui il governo in carica ha negato la crisi, dicendo che in Italia andava tutto bene. Ora stiamo pagando tutti le conseguenze di quelle scelte nefaste, con l'aggiunta del tracollo di un'intera classe politica, sempre più incapace di fronteggiare la crisi, e sempre più lontana dalle più elementari misure di economia per uno stato in crisi. Insomma, pare che il Ventennio di Berlusconi, amato o no, stia volgendo al termine e che in qualche modo stia trascinando con sé tutta l'Italia. La corruzione dilagante di un'intera classe politica che ormai non si preoccupa nemmeno di nascondere le sue malefatte di certo non fa bene alla credibilità del Paese all'estero e non fa bene a quegli italiani onesti che da sempre pagano le tasse che di colpo non solo si ritrova impoverita, ma come si dice a Napoli, "cornuta e mazziata". Come dire, il requiem per un impero defunto, come diceva Fejto nella sua omonima opera. Alla fine dell'impero austriaco nacquero gli Stati nazionali in Ungheria ed in Austria, sia mai che dalla disgregazione dei partiti italiani degli ultimi venti anni nasca la democrazia?
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