Non condivido nulla di ciò che dici ma sono disposto a morire per difendere il tuo diritto a dirlo. Voltaire
giovedì 22 settembre 2011
La crisi dell'Europa, la fine di un sogno
La crisi che ormai dal 2008 segna in maniera pesante i paesi dell'area euro conferma quello che qualunque analista politico aveva sostenuto sin dalla nascita del progetto della moneta unica: un'unione monetaria senza un coerente progetto politico è destinata a tracollare su sé stessa alla prima vera crisi di sistema. Prima la Grecia, poi l'Irlanda, Spagna e Portogallo e adesso anche l'Italia sono crollate sotto i colpi delle banche e delle loro speculazioni. Alla Grecia, primo paese a dichiarare bancarotta sotto i colpi della crisi, è stata proposta come soluzione per uscire dalla crisi la possibilità di uscire dall'UE, avere una dracma povera e senza alcun potere di acquisto sull'euro e sul dollaro e sperare in una lenta risalita che comunque relegherà il Paese tra i peggiori in Occidente, almeno se ci vogliamo attenere a quelli che sono i criteri di valutazione di un ente come Standards & Poor. La fine del sistema Europa arriva dopo la crisi delle banche americane, dopo il tracollo delle banche europee e dopo il primo default della Grecia, seguita a ruota prima dal Portogallo e poi dalla Spagna. La politica europea, tenuta in mano dalla grosse finanziarie e dalle banche ha dimostrato, alla prova dei fatti, tutta la sua gracilità e la sua difficoltà a proporsi come polo economico alternativo al sistema americano, e una volta crollato quello l'Europa ha seguito a ruota. Sono mesi ormai che non ci sono segnali di ripresa delle banche, che i titoli di Stato di Paesi come la Grecia, il Portogallo, la Spagna e l'Italia vengono classificati come "spazzatura" dalle agenzie internazionali di rating e sono mesi che la Germania sta ventilando l'ipotesi di staccare la spina ad un'ente ormai agonizzante e senza risorse. Se dovesse tracollare anche l'Italia come la Grecia allora l'esperimento europeo sarebbe davvero finito: tra i Paesi dell'UE quella italiana è la terza economia per debito pubblico e la possibilità che una simile economia vada in default può solo voler dire che l'Europa non avrebbe fondi necessari per ripianare il debito italiano e allora sarebbe costretta a scegliere tra l'espellere l'Italia dalla zona euro oppure, cosa molto più probabile, a staccare la spina all'intero sistema. Questa necessità si presenta proprio nel momento di maggior espansione dell'economia turca, che se prima aveva qualche interesse all'Europa adesso guarda con estrema attenzione quelle che sono le situazioni che si stanno venendo a creare nel Medio Oriente ed in Africa Centrale a seguito delle rivoluzioni che hanno visto le cadute dei tiranni. Semmai ci dovesse essere la fine dell'Europa ed un ritorno alla moneta unica di tutti i singoli Stati aumenterebbe ancora di più il divario tra quelli che sono i Paesi poveri della zona euro e quelli che in questi anni si sono arricchiti speculando spesso e volentieri sulla pelle delle persone che credevano in quel progetto. La necessità di ripartire, costruendo qualcosa di diverso da una semplice unione monetaria in mano alle banche dovrebbe essere la prospettiva ed il compito che si pongono i governi che fanno parte dell'Europa, ma a quanto pare di capire dell'unione politica non interessa a nessuno.
giovedì 15 settembre 2011
La manovra che non serve al Paese
La manovra finanziaria che si è discussa praticamente per tutto il mese di agosto era l'ultima cosa che serviva all'Italia. Non solo e non tanto per la patetica e inutile discussione che ha ridotto l'Italia al fanalino di coda dell'Europa dimostrando la pressoché totale assenza di una classe dirigente di questo nome. Le modifiche alla manovra, infatti, non sono venute dall'opposizione come sarebbe stato piuttosto logico, ma dalle varie correnti della maggioranza che è stata incapace da luglio in poi a trovare un accordo per salvare l'economia dissestata del Paese. Le misure che sono state prese non solo sono insufficienti per risanare il bilancio, ma sono anche dannose per quel poco di consumi che ancora erano alla base dell'economia del Paese. Prendiamo solo uno dei provvedimenti: l'aumento dell'IVA, che di fatto strozza quel poco di consumi che gli italiani del ceto medio ancora facevano. Per fare un esempio piuttosto concreto - sebbene portato all'eccesso . possiamo dire che se un caffè prima costava settanta centesimi, con l'aumento dell'IVA andrebbe a costare 92 centesimi e arrotondato per eccesso arriverebbe ad un euro. Questo perché nessun commerciante sarebbe mai disposto a far pagare 95 centesimi in caffè o 92 visto che i centesimi sono di difficile se non impossibile smaltimento. Non solo, la manovra suicida di eliminare dalla piazza il solo capace in questo momento di non farci fare pessime figure da parte dell'Europa sembra essere andata in porto, Tremonti è stato praticamente sfiduciato dal suo stesso Governo ed ha perso quel minimo di credibilità che ancora potevamo avere al livello europeo. Per quanto Tremonti fosse un consulente della maggior banca tedesca e fosse la figura di spicco dell'economia tedesca in Italia, tutta la questione Milanese, sollevata con la famosa macchina del fango che ormai ha lentamente eliminato tutti quelli che nel corso dell'ultimo anno erano gli avversari di Berlusconi, tattica per eccellenza per potersi tenere il potere ed azzittire le opposizioni dentro il suo stesso partito. La tattica usata soprattutto negli ultimi tre anni di eliminare progressivamente tutte le menti pensanti che in qualche modo denunciavano il Premier di incompetenza e di incompatibilità con la carica che ha assunto e ha gestito nel peggiore dei modi possibili, ha stroncato qualunque possibilità di governare il Paese in modo decente. Inoltre, la costante e continua corruzione di un'intera classe dirigente, corruzione in questo caso generalizzata a destra quanto a sinistra, ha portato all'emergere di quella che appare essere la classe dirigente più corrotta degli ultimi cinquant'anni. Nemmeno Tangentopoli aveva raggiunto tali livelli di corruzione, e basti dire che Tangentopoli era partita per una tassa di sette milioni di lire, tremila cinquecento euro oggi, una cifra piuttosto irrisoria se si pensa ai milioni di euro che sono in ballo nella corruzione di oggi. Effetto della politica economica nei confronti dell'euro possiamo dire, effetto di politiche economiche errate che non hanno applicato nessuna forma di controllo sulla crescita esponenziale dei prezzi quando è entrata la moneta unica e che non hanno permesso ai salari di salire in maniera esponenziale con l'aumento del costo della vita. La conclusione logica di questa politica è che la diminuzione dei consumi, dovuti soprattutto all'impoverimento della classe media, ha portato alla crisi del sistema economico che si è trovato prima in inflazione, poi con una stagflazione galoppante ed infine in una tragica recessione che sta lentamente strozzando l'economia del Paese. In questi ultimi anni nessuno si è preoccupato di tutelare i consumi, di stabilire un controllo sui prezzi, di tutelare i consumatori per quelle che erano le spese ed i costi medi dell'euro. La colpa della crisi è stata data interamente all'euro, dimenticando che negli altri paesi che hanno aderito alla moneta unica i Governi si sono preoccupati prima di tutto di tutelare quelle che erano le esponenziali crescite del prezzo del potere di acquisto della moneta.
Gli italiani hanno vissuto relativamente bene per gli ultimi diciotto anni, credendo alle promesse di Berlusconi che ha vinto promettendo a tutti vita facile: meno tasse, ricchezza per tutti, meno lavoro. Gli italiani hanno creduto che fosse la soluzione per risolvere tutti i loro problemi, che chi prometteva di tutelare gli evasori potesse essere il solo non a salvare il Paese, ma tutelare gli interessi del singolo. Una sorta di applicazione ampia del NIRBY (not in my back yard), dove tutti chiedevano miglioramenti per il Paese a meno che non si toccassero le loro tasche. Quello che è successo a Napoli con la questione dei rifiuti, quello che è successo con la attuale crisi economica e quello che è successo con la ricostruzione dell'Aquila dopo il terremoto. Gli italiani non si sono solamente turati il naso per votare il meno peggio, ma si sono anche turati occhi ed orecchie per non sentire che quello che loro avevano votato come Presidente del Consiglio altri non era che un imprenditore corrotto che aveva collusioni con la mafia e con le forme più degenerate di potere. Lo hanno osannato, amato e sostenuto fino a che le loro tasche erano piene, allo stesso modo di come avevano lodato, osannato e amato Mussolini fino al 1943, senza vedere quelle che erano le conseguenze della dittatura e dicendo che con lui in fondo si stava bene. Il passaggio che porta da Piazza Venezia a Piazzale Loreto per gli italiani è piuttosto labile, adesso che sta crollando un intero sistema di controllo, adesso che un'intera nazione sta tracollando sotto i colpi della sua classe dirigente corrotta ed incapace, gli italiani si sono finalmente accorti che chi li ha governati negli ultimi quindici anni non era quello che aveva detto di essere, non era un pensatore liberale, ma un imprenditore che aveva convinto gli italiani che con i soldi si potesse comprare qualunque cosa, anche la fiducia. Adesso che tutto sta per finire si deve necessariamente ripartire da zero, con un Paese al tracollo e con una classe dirigente ben pasciuta che non ha idea di come affrontare simili emergenze. La sola speranza è che emerga dal basso, da quei giovani che per mesi hanno occupato le piazze contro una riforma giudicata iniqua e contraria alla logica della Costituzione, di quei giovani che per un anno intero sono riusciti a smuovere la coscienza pubblica ricevendo applausi quando passavano per strada, la nuova classe dirigente insomma, non deve guardare al passato ma guardare al futuro, del resto era Alcide De Gasperi che diceva "un politico guarda alle prossime elezioni, uno statista guarda alla prossima generazione"
giovedì 1 settembre 2011
Fine regime
Ormai sembra sempre più imminente la fine del regime di Berlusconi. Sembra una storia vecchia, detta e ridetta, visto che alla fine si è sempre ripreso in qualche modo, ma stavolta sembra essere oggettivamente difficile una ripresa anche solo per arrivare alla fine del mandato. Nei tre anni di governo, dal 2008 al 2011 è stato un disastro dopo l'altro: abbiamo perso ogni credibilità internazionale, ha perso pezzi di maggioranza che sono passati all'opposizione, ha fondato un partito che è sfaldato in mille pezzi dopo la prima sconfitta elettorale, ha perso uno dopo l'altro tutti quei voti che sino a questo momento aveva conquistato ingannando gli italiani. Non che gli italiani si sono resi conto della sua incompetenza, non che agli italiani glieni freghi qualcosa che ruba o che va con le minorenni (anzi qualcuno per quello lo invidia pure) ma semplicemente non hanno più soldi in tasca. Semplicemente il Governo in carica si è ostinato a negare che ci fosse una crisi economica internazionale in corso, che la crisi americana non solo non era passata ma che addirittura si stesse aggravando - sino ad arrivare al declassamento di qualche settimana fa del rating americano da parte di Standars & Poor -, e si ostinato a non voler prendere misure fino a che la situazione non è divenuta insostenibile. Ora, visto che sino ad una settimana fa non solo i conti erano a posto, ma la crisi non aveva sfiorato l'Italia, come mai che di colpo siamo costretti a far passare una finanziaria di sangue tagliando il tagliabile e cercando di recuperare soldi che non ci sono per evitare di fare la fine della Grecia? Come mai siamo sotto costante osservazione non solo dell'UE ma anche dei grandi mercati internazionali che osservano terrorizzati quello che sta succedendo nel Belpaese? Come mai nei telegiornali non si parla altro che di omicidi o di cronaca internazionale, magari nella speranza di dare uno spessore internazionale a questo governo che altrimenti sarebbe ricordato per il suo completo anonimato e come mai nessuno e dico nessuno fa notare che se deve passare una simile manovra finanziaria vuol dire che le cose non vanno come dovrebbero andare?
Le critiche che vengono mosse al Governo, sono le stesse cose che rimprovero personalmente all'opposizione: inettitudine, attaccamento alla poltrona, totale incapacità di prendere decisioni nei momenti critici. Durante l'estate abbiamo assistito, come al solito ormai, al solito ridicolo balletto di dichiarazioni di politici indignati che però poi non hanno fatto altro che ratificare le decisioni del Governo stesso. Vero è che era il mese di agosto, che le città erano vuote e le sedi di partito pure, ma la sinistra è riuscita in pochi mesi a bruciare una vittoria schiacciante alle ultime amministrative abbandonando i sindaci che avevano vinto a loro stessi. Complici anche alcuni errori di forma, come ad esempio il caso di Penati, che il una dirigenza del PD sempre più imbarazzata a cercato di mollare al suo destinato parlando di una non meglio precisata diversità (fino a dire che rubare a sinistra è diverso che rubare a destra, perché a sinistra sono casi isolati), oppure un partito del lavoro o almeno che dovrebbe avere il lavoro nei suoi richiami ideologici ed ideali che sostiene a spada tratta la dirigenza industriale - come avvenuto nei casi di Termini Imerese e di Mirafiori - consigliando ai lavoratori di firmare un accordo non solo suicida ma che li poneva davanti alla condizione di firmare per non essere licenziati. Parliamo di un partito che in piazza ci va solo con le piattaforme che esso stesso lancia, non comprendendo che le rivoluzioni nascono dal basso, anche quelle non violente, anche quelle che con la forza del pensiero possono abbattere un regime. Ovvio che in questo contesto gli italiani si sentano disillusi, privi di speranze, lontani dalla politica mentre i giovani vegetano in una condizione di perenne incertezza che non trova soluzione di continuità. Ovvio allora che si torna a pensare all'emigrazione, quella forzata, quella che non le valigie di cartone dei giovani che partono in cerca di fortuna, come si faceva negli anni Venti o negli anni Trenta, perché una condizione di povertà all'estero è preferibile di una condizione di povertà in Italia. La colpa della classe politica è stata quella di non lasciare spazio ai giovani - non nel senso grilliano del termine, di giovani che si sono svegliati e hanno deciso di fare politica - ma di giovani che si sono formati nelle segreterie di partito, nelle strade e nelle piazze. Ad andare avanti sono stati i soliti noti, quelli che erano vicini a qualche potente, o amici di qualcuno di potente, quelli che sono telegenici o che sono amici del potere in qualche modo. Ovvio che in queste condizioni la politica non possa andare avanti, ovvio che la politica in queste condizioni non possa che condurre alla deriva, alla fine del regime, al requiem per un impero più che defunto ed al crollo di un modello politico basato non sul bene della nazione ma solo sul proprio tornaconto personale più ancora che elettorale. Normale allora che la gente dica basta, indignandosi, che la gente si indigni come successo in Spagna o in Grecia dove non si fermano le manifestazioni di piazza. Forse fare un passo indietro sarebbe la soluzione migliore per uscire dalla crisi, sarebbe la cosa necessaria da fare, che l'intera classe politica dicesse "scusate abbiamo sbagliato", ma non lo faranno mai e adesso, forse è anche troppo tardi.
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