Non condivido nulla di ciò che dici ma sono disposto a morire per difendere il tuo diritto a dirlo. Voltaire
lunedì 29 ottobre 2012
La fine ingloriosa dei partiti
Forse si deve iniziare ad analzzare seriamente il Movimento 5 Stelle, non tanto per i suoi contenuti o tantomeno per quello che Grillo ha da dire, quanto per il fatto che quello che doveva solo essere un estemporaneo fenomeno mediatico, si sta rivelando essere il cuneo decisivo per scardinare vecchi vizi e nuove virtù della Seconda Repubblica. Il Mv5 si infila in quel vuoto di politica e di rappresentazione dei vecchi partiti, attraverso la richiesta di un partecipazione diretta dei cittadini attraverso le forme del web e di social network vari, dove si condividono contenuti e critiche al sistema. Se vogliamo usare un'espressione di Baumann, il movimento 5 stelle rappresenta il partito espressione della modernità liquida, che scardina completamente i vecchi rapporti tra elettorato e classe dirigente costruendo un movimento reticolare che parte proprio da Internet. Al di la dei contenuti, apprezzabili o meno, la sola caratteristica del movimento di Grillo sono i comizi violenti per portare la gente in piazza, che indignata da il suo voto alla sola alternativa presente nel panoraman politico italiano. Mi chiedo, quanto di quelli che lo hanno votato hanno letto il programma di Grillo, un programma confusionario che mette insieme proposte che vanno da uno statalismo estremo sino alla proposta dell'abolizione legale del titolo di studio, peraltro riforma già tentata da Monti e dalla Gelmini e fallita per l'ostracismo della classe insegnante, delle università e degli studenti.
I contenuti del movimento, spesso definiti con superficialità "populistici" ed "anti politici" in realtà rispondono ad un bisogno piuttosto diffuso della popolazione di risposte da una classe dirigente politica che non e più in grado di darne, sino al punto da essere costretta ad affidare le remote speranze di salvezza del Paese ad un gruppo di tecnici proveniente dalle banche che ha poco interesse a salvare le sorti del Paese o di conquistare consensi, non essendo vincolata al rapporto elettore-eletto alla base della logica politica. La comprensione delle necessita delle persone che hanno scelto di votare per Grillo, piuttosto che per un partito o l'altro pone alla classe politica di analizzare se stessa, senza retoriche e senza supwrficialistiche analisi per capire realmente che cosa sia accaduto,perché sia saltato un intero sistema politico. Nel 1994, quando alla fine di Tangentopoli emerse la figura di Silvio Beelusconi, molti videro in Forza Italia la spinta propulsiva per un cambiamento che non e mai avvenuto, temo che le premesse del Movimento 5 Stelle possano essere le stesse, e si passi da venti anni di Berlusconismo e venti di Grillismo, e domani potrebbero non esserci più tecnici disposti a sobbarcarsi la salvezza del PAese.
giovedì 25 ottobre 2012
Alla sinistra italiana servirebbe un Tony Blair
Le primari del Partito Democratico stanno mettendo in luce piuttostomdrammaticamente la mancanza di idee e di prospettive di un'intera classe dirigente. Una classe dirigente incapace di cogliere sino in fondo quelli che sono stati i mutamenti del mondo nell'ultimo ventennio da una parte, ed un sostanziale vuoto propositivo dall'altra sta di fatto riducendo ad una mera questione di voti le primarie del partito. Da una parte Bersani, che si rifà ad un modello di partito solido, legato alla vecchia con concezione della politica, fatta da sagre di Paese e di feste popolari, dall'altra la concezione di partito di Matteo Renzi, il Rottamatore della vecchia classe dirigente che cerca di apportare novità al modo stesso di intendere la politica e la sinistra. Nessuno dei due candidati appare essere convincente, nessuno dei due sembr essere in grado di offrire una strategia per uscire dalla crisi della sinistra e di conseguenza offrire una soluzione al Paese Italia. Il dibattito si e spostato troppo presto su aspetti legali e legalitari piuttosto che su aspetti prettamente politici, come avviene ad esempio nelle primarie americane. Perché, se ci vogliamo rifare al dibattito politico americano in occasione delle prime elezioni che hanno visto la vittoria di Obama il cruento dibattito da il Presidente (oggi) e la Clinton e stato si particolarmente cruento, ma verteva comunque su tematiche di politica interna ed estera. In Italia, al di la delle semp'ici offese, degli scambi reciproci di parolacce e di darsi del vecchio a vicenda il contenuto politico dei messaggi politici dei due candidati appare essere antiquato e già sentito. Nulla di nuovo sotto il sole dunque. Se da una parte Bersani non riesce a convincere di essere una reale alternativa a Monti, dall'altra Renzi sembra di non essere in grado di proporre nulla che vada al di la dell'idea di rottamare i vecchi del partito che stanno da troppo tempo nelle istituzioni. La domanda che forse ci si dovrebbe porre non e tanto e non solo chi vincerà ma chi sarà in grado di rifondare la sinistra. Perché al momento il vero problema sostanziale e questo. Nessuno dei due appare in grado di essere il rifondatore della sinistra, come fu Tony Blair in occasione della nascita del New Labour in Gran Bretagna all'inizio degli anni Novanta. Perso il treno con la socialdemocrazia la sinistra italiana e andata via via perdendo anche il contatto con la sinistra progressista e riformista, costruendo un improbabile progetto di unificazione tra la realtà della sinistra cristiana e la sinistra proveniente dal Pci, con la soluzione di creare un ibrido senza identità ad incapace di essere una vera alternativa alla destra di Berlusconi ed alle sue politiche. Troppo spesso dirigenti e segretari del partito si sono presentati come inadeguati a governare e in molti casi anche a fare l'opposizione. Se andiamo poi a guardare poi la sinistra cosidetta radicale il quadro appare ancora più desolante: i dirigenti sono tutti nostalgici del vecchio Pci - quando non ne facevano parte direttamente - e il messaggio politico che lanciano non solo sembra non tenere conto che il partito comunista non ci sia più ma nemmeno del fatto che sia finito il socialismo e che l'Urss non esiste più. Anche qui, i due segretari Diliberto e Ferrero più che politici sembrano essere la brutta copia d un dirigente di partito CEI film di Peppone e Don Camillo. Attraverso l'utilizzo d termini lontani dalla realtà, che hanno il sapore del periodo che va dagli anni Cinquanta agli anni Settanta, non riesce non solo a fare presa sull'elettorato ma pare anche essere incapace di proporre qualcosa al di la della vuota retorica populista della peggior specie. La demonizzazione delle istitutuzioni appare essere la strada più semplice per raccogliere il consenso popolare, ma di certo non possiamo dire che sia la via più sempice da seguire, ma non di certo la più opportuna. Non solo, la atavica incapacità delle classi dirigenti di aggiornare il loro messaggio e le loro terminologie non fa che spingere i giovani lontano dalla politica. Tony Blair riuscì a modificare la memtalita del partito laburista modificando parole d'ordine e modalità di fare politico. La fantasia, la freschezza, sono esattamente queste le cose che mancano ai nostri dirigenti. Senza una adeguata preparazione, tanto di quelle che sono le necessita del Paese, quanto di quello che e il contesto internazionale, un leader che si renda conto del potenziale politico e non solo economico dell'Unione Europea, ecco quello che servirebbe alla sinistra italiana.
domenica 21 ottobre 2012
La tensione che sale in Medio Oriente
Forse sarebbe il caso che qualcuno intervenisse. A di la di quello che possono sostenere i partiti della sinistra radicale su quello che sta avvenendo in Siria, oggettivamente la situazione inizia a diventare sempre più pesante. La scelta strategica di non intervenire in Siria, nemmeno con. Caschi blu dell'Onu era dettata dal timore di scatenare un effetto a catena che avrebbe suscitato le ire dell'Iran di fatto isolando ancora di più lo stato di Isreaele. Ma prima il drone in Turchia, poi l'attentato in Libano del capo dei servizi segreti dovrebbe dimostrare che ormai non ci sono più margini di trattativa, che la situazione di anarchia della Siria rischia seriamente di coinvolgere tutto il Medio Oriente in un conflitto dagli esiti quanto mai incerti e pericolosi. A questo punto non si tratta più solo di una questione nazional, ma se dovessero emergere le responsabilità della Siria nell attentato diventerebbe qualcosa che esula gli stessi confini della sola Siria, se si decidesse di non intervenire nuovamente, e la situazione dovesse esplodere l'Occidente sarebbe di per se college di non aver fatto nulla per impedire una guerra per paura, o per mancanza di interessi.
sabato 29 settembre 2012
Le primarie del Partito Democratico, ultima chiamata per il partito...
Le primarie del Partito Democratico che si sino aperte sonore la prima volta particolarmente interessanti. Per la prima volta da quando sono state istituite, intanto l'esito non appare essere tanto scontato come si crede. Inoltre, sono a confronto due generazioni, due diverse scuole di pensiero, l'una rappresentata da Matteo Renzi - entrato nelle cronache del partito per essere stato il fondatore del movimento dei Rottamatori - l'altra rappresentata da Bersani più legata alla vecchia logica delle alleanze e di una concezione di partito legata di fondo alla Prima ed alla Seconda Repubblica.
Limitare tutto il dibatitto e tutta la questione al fatto che Renzi possa essere classificato come berlusconiano e una limitazione pesante a quello che in realtà e un dibattito che travalica le età per mettere in discussione la struttura stessa del partito come era stata concepita sino a questo momento. Matteo Renzi propone un modello di partito attivo, con partecipazione diretta dei cittadini, delle libere associazioni, senza vincoli di tessera o cose simili, richiamandosi al modello partitico americano, mentre Bersani propone un modello per esemplificare più europeo, legato all'idea delle tessere e degli apparati, modello ch secondo molti appare decisamente superato dagli eventi della storia. L'opportunità che si offre in queste primarie non e da sottovalutare: e possibile rielaborare l'idea stessa del partito con idee propositive per il PAese che devono necessariamente essere al centro del dibattito. Piuttosto che limitarsi alle solite parole slogan e di accuse reciproche insomma, sarebbe il caso di mettere al centro del dibattito le idee, le proposte che vengono si dal partito ma anche dalla società civile che più volte in questi anni ha chiesto risposte ad una classe dirigente spesso sorda alle esigenze del singolo cittadino, che si e trovato costretto a trovare risposte in movimenti dalla dubbia valenza politica come ad esempio in Grillo, esponente della corrente qualunquista ed anti politica del società italiana. Ascoltare quello che i cittadini hanno da dire deve essere obiettivo della nuova classe dirigente, quella che per l'appunto secondo Renzi deve uscire dalla dirigenza politica italiana e che deve domani prendere le redini delle sorti del Paese. Proporre quindi una riforma costituzionale ampia non e utopia politica ma una necessita dettata dai tempi cambiati rispetto a quando la Costituzione stessa e stata firmata, alla fine della Seconda Guerra Mondiale e del Ventennio fascista.
Parlare di riforma costituzionale non vuol dire - come molti pensano o dicono - attentare alla democrazia ma significa ripensare il pensier politico di un Paese in senso moderno, per l'appunto.
La stessa Francia, culla da sempre del pensiero liberale e democratico, ha ripensato più volte la sua forma costituzionale, modificando di volta in volta la Costituzione a seconda delle contingenze storiche che si presentavano nel corso del tempo e degli anni.
Svuotare la riforma costituzionale di vuote parole, di slogan ad effetto per il consenso popolare - come ad esempio le parole su ipotetici tagli degli stipendi ai parlamentari, quando il problema non e tanto quanto prendono, ma piuttosto il fatto che siano troppi - vuol dire iniziare a pensare a com modernizzare il Paese.
La speranza e che queste primarie del PD siano un'occasione di confronto politico e non l'ennesima campagna a base di insulti e di insipienti proposte elettorali per accaparrarsi qualche voto in più. E dunque un appello a Matteo Renzi Pierluigi Bersani: per un momento mettete da parte le ideologie, le differenze gli insulti, parlate al cuore della gente, diteci quello che volete fare per far uscire il Paese dalla crisi, tornate a parlare di politica, insomma. E l'ultima occasione per poter ambire alla costruzione di un partito riformista della sinistra, ispirato ai modelli europei,perdere l'ennesimo treno eroderà il consenso della sinistra dal basso, allontanerà ancor di più gli elettori dalla politica, e segnerà la scomparsa di quella che da sempre e stata una forza propulsiva delle idee della sinistra. E una tragedia evitabile, basta volerlo.
martedì 24 luglio 2012
La sinistra ancora in crisi da che cosa deriva?
All'inizio la cris del centro sinistra era stata attribuita all'influenza nefasta di Berlusconi sul senso civico degli italiani, tutti erano concordi nel dire che gli italiani non avrebbero mai potuto votare per un partito che aveva messo la legalità al centro del suo agire politico. Era una analisi piuttosto superficiale di quelle che erano le cause reali del crollo della sinistra in italia,ma per giustificate il tracollo elettorale del 2008 sembrava che andasse più che bene. Sono stati anni in cui la sinistra avrebbe dovuto semplicemente non fare nulla per tornare al potere dato che ad abbattersi ci pensava benissimo da solo Berlusconi. Pero mentre Berlusconi sfasciava il Pdl prima espellendo fini e poi nominano segretario un personaggio neutro e mediocre cme alfano, per poi tornare a candidarsi lui stesso, il partito democratico invece non ha fatto altro che litigare sul nulla spaccand quei pochi aspetti che tenevano uniti il parità; prendiamo la discussione sulle coppie di fatto, era una cosa buona quando ad opporsi era Berlusconi, ma adesso che a dover elaborare una strategia e governo anche a questo argomento si sono spaccati su una questione etica e come quand accade perché le posizioni son eccessivamente differenti sotto questo punto di vista. Si deve Lavorare per la costruzione di una sinistra progressista e per farlo non si può e certo puntare ad una alleanza con casini, alleanza che si romperebbe di fatto alla prima discussione etica o di posizione sul contratt di lavoro - dove casini aveva dimostrato e avere una visione iper liberista molto differente da quella che dovrebbe essere una alleanza. Casini, vada riconosciuto per quello che e: un avversario valido che corre su binari paralleli a quelli della sinistra. Prendiamolo come tale e gli alleati andiamo a cercarcerli tra quelli che a noi sono simili almeno politicamnente.
lunedì 23 aprile 2012
Gli scandali che travolgono la politica e che rafforzano le liste civiche
Manca meno di un mese alle prossime elezioni amministrative e la politica con i suoi partiti sta attraversando uno dei peggiori momenti di declino morale, ideologico e politico mai vissuto, con ogni probabilità nemmeno nel periodo di Tangentopoli, vent'anni fa.
Allora lo scandalo dei finanziamenti illeciti ai partiti portò al voto milioni di persone che chiesero l'abolizione dei finanziamenti pubblici ai partiti, le monetine contro Bettino Craxi, l'ascesa di Berlusconi al potere con la ormai famosa discesa in campo e tutto quello che ne è nato. Nasce allora l'asse Forza Italia - Lega Nord, fallito prima nel 1995 (con la Lega che fece cadere sulle pensioni il Governo Berlusconi consegnando di fatto la vittoria a Romano Prodi) e poi rafforzatosi nel corso delle due legislature PDL, quella del 2001 e quella del 2008, fino al suo tragico epilogo che ha visto la nascita del Governo Monti, definito da più parti oltre che Governo tecnico anche "Governo del Presidente" per il ruolo svolto nella nascita di questo governo dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.
Prima Lusi ex tesoriere della Margherita, poi Belsito tesoriere della Lega, hanno definitivamente compromesso la credibilità dei partiti agli occhi degli elettori che adesso appaiono davvero stanchi di una situazione che, giorno dopo giorno, diventa sempre più difficilmente controllabile ed instabile.
L'entusiasmo popolare per la caduta di Berlusconi si è presto spento quando ci si è resi conto che le manovre del Governo Monti non solo erano in piena sintonia con quelle del Governo precedente, ma che sono anche in piena sintonia con quei Poteri forti che molti avevano denunciato essere i veri e soli sostenitori del Governo Monti.
Apparso chiaro che cosa si intendesse per "risanamento del Paese" secondo la dottrina neo liberista di cui Monti è uno dei massimi esponenti (non si deve dimenticare quando si parla di lui che rimane comunque consulente della banca americana Goldman Sachs, dove pare che tra le altre cose sia stato consulente anche il figlio con incarichi presidenziali).
Con un Governo tecnico all'apparenza servo delle banche la politica latita, con i due maggiori partiti di governo PD e PDL decisi a sostenere Monti a qualunque costo e con i due partiti all'opposizione IDV e Lega Nord incacapaci di contare all'interno del Parlamento in quanto forze comunque minoritarie nel fronte anti Monti.
I partiti sono privi di idee ed emerge forte il bisogno dei cittadini di scendere in piazza, dire la loro contare.
Alle prossime elezioni, secondo le stime dei primi sondaggi il Movimento a Cinque Stelle di Grillo dovrebbe arrivare almeno all'8%, pressapoco la stessa percentuale di SEL e della Lega Nord in costante calo di consensi.
Il Partito Democratico continua a considerare Grillo esponente dell'antipolitica, non rendendosi di fatto conto del potenziale innovativo del Movimento a Cinque Stelle di cui Grillo è solo il megafono e non il leader supremo (come invece era stato Berlusconi per Forza Italia prima ed il PDL poi).
Il Movimento a Cinque Stelle, così come tutte le altre liste civiche che si presenteranno alle prossime regionali, rispondono in qualche modo alla richiesta di un rinnovamento politico dal basso dei cittadini ormai stanchi di vedere sempre le stesse persone sulle stesse poltrone a dire sempre le stesse cose.
Non è un caso che le primarie di coalizione nelle città dove si sono svolte (dato che il PD sembra davvero orientato a toglierle visti gli ultimi risultati) hanno visto vincere quasi ovunque personaggi che non solo non avevano tessere di partito ma erano espressione si quella borghesia illuminata che è il motore intellettuale del Paese e che davvero è stufa di un certo modo urlato e godereccio di fare politica. Pisapia a Milano, Zedda a Cagliari, lo stesso de Magistris a Napoli sono espressione dei movimenti più che delle segreterie dei partiti che li hanno sostenuti.
La politica dovrebbe trarre una lezione da questa crescente indignazione politica e sociale, invece non fanno altro che rinchiudersi nel loro palazzo berciando di antipolitica, di popolulismo, senza capire che la democrazia sono i cittadini che li votano e non loro, che hanno il solo compito di governare, attuando un programma che sia a tutela dei beni comuni, per poter sperare di essere rieletti, a patto che abbiamo realizzato quanto promesso, altrimenti tutti a casa come avviene in qualunque altra parte del mondo civile, democratico e repubblicano al quale ci vogliamo tanto richiamare.
giovedì 12 aprile 2012
Default morale
I declini degli Imperi di solito iniziano tutti in questo modo: con la corruzione morale che dai pochi si estende ai molti, anche a quelli che si sono sempre fatti moralizzatori e fustigatori di chi alla morale contravveniva. E così il declino della Seconda Repubblica inizia con quello stesso partito che ne ha fatto la storia insieme a Forza Italia, emergendo dalle ceneri della corruzione e della mala politica della Prima Repubblica, presentandosi con le forche in Parlamento in segno di protesta contro la corruzione della politica.
Ora la stessa Lega Nord ha ceduto a quel vortice di corruzione, di sete di potere che aveva sempre rimproverato a "Roma Ladrona". Dopo Lusi, che si era intascato i soldi dei rimborsi della ex Margherita, adesso ecco l'oscuro plenipotenziario della Lega Francesco Belsito, colui che gestiva i fondi della Lega, pagava le multe del Trota (soprannome quanto mai azzeccato per il figlio di Bossi non di certo famoso per la sua espressione intelligente), pagava i lavori di ristrutturazione alla casa del capo Umberto Bossi e pagava anche i bollettini ICI della casa della moglie di Bossi.
Con ogni probabilità questa è solo la punta dell'iceberg, quello he deve ancora emergere sarà doloroso e pericoloso per la stabilità della democrazia, anche perché tutto questo emerge in un momento piuttosto delicato della vita del nostro Paese, un momento che possiamo definire di sospensione della democrazia, visto come è nato questo Governo tecnico e come si sta comportando sino a questo momento.
La politica è stata completamente esautorata dal suo ruolo moralizzatore, educativo e governista, soprattutto perché gli scandali sono troppi perché li si possa ignorare come era stato fatto sinora.
"Il più pulito ha la rogna" si diceva un tempo e propio questo assioma che mantiene in piedi il governo tecnico, che lavora con un certo riserbo, pur essendo un governo di alta borghesia che sembra vivere completamente fuori dalla realtà del Paese. Monti appare dunque come un salvatore dalla corruzione della politica, proprio perché non ha bisogno di essere corrotto o almeno non ha la necessità di accumulare soldi.
Non a caso è stata colpita proprio la Lega, unico partito assieme all'IDV che si è rifiutata di accettare la supremazia del Governissimo tecnico su quello politico, non cedendo ad esempio sulle pensioni e sull'articolo 18 (come non lo avevano fatto del resto con il Governo Berlusconi, minacciandone la caduta se fosse passata una legge sulle pensioni.
Il problema di fondo è lo stesso che si ebbe nella Prima Repubblica:i partiti che diventano solo dei luoghi dove arricchirsi ed accrescere il proprio potere personale e la propria ricchezza, un luogo dove persone abiette si arriscono alle spalle dello stato e del cittadino, salvo poi sperare come sempre di essere impuniti.
Il rimborso elettorale era una truffa bella e buona alla volontà dei cittadini, che avevano votato contro il finanziamento pubblico ai partiti nella speranza di vedere una repubblica ripulita dalla corruzione e che si sono invece trovati a vivere con un sistema peggiore di quello di prima, che ha preso il nome di rimborsi pubblici. Appare un mistero come vengano distribuiti i rimborsi e come vengano gestiti, appare un mistero come quei soldi vengano reinvestiti e come nel caso della Lega possano essere finiti in Tanzania e in altri paradisi fiscali o posti dove si potesse farli sparire per arricchire le casse del capo.
Se davvero il Governo Monti vuol cambiare le cose deve correggere questo sistema errato e corrotto di finanziamento ai partiti, dicendo che i partiti si devono auto finanziare, devono da soli procurarsi i soldi per la campagna elettorale e che non deve essere lo Stato a fornire loro un rimborso che può facilmente essere gonfiato dal contabile di turno.
Fino a che la corruzione sarà alla base del sistema Italia non solo non saremo usciti dalla Seconda Repubblica, ma saremo indietro nella Prima, che sopravvive come una sorta di idra.
domenica 1 aprile 2012
Attenzione :Declino di una classe politica e dirigenziale in atto
L'episodio di Massimo Calearo è solo l'ultimo di una serie di episodi che hanno dimostrato la pressochè totale incompetenza della classe politica attuale, nonchè l'alto tasso di immoralità delle persone che in questo periodo storico hanno rappresentato gli italiani.
Non si tratta solo di Berlusconi, che peraltro non è mai arrivato a dire parole come quelle di Calearo - almeno di questo gli si deve dare atto - ma si sta parlando di un rappresentante del centro sinitra, voluto da Veltroni nella sua follia del partito del "ma anche" (espressione coniata felicemente dal comico Massimo Crozza ma che esprimeva in modo piuttosto chiaro la politica dello strizzare l'occhio agli operai ma anche agli imprenditori.
La figura di Calearo di certo non è quella del candidato della sinistra: imprenditore, presidente della Federmeccanica, conservatore. Infatti aveva detto A Veltroni che non era di sinistra, ma per il segretario di un partito di centro sinistra il fatto che qualcuno nella sua lista non fosse di sinistra non pare che fosse il problema. Infatti, appena arrivato in Parlamento Calearo ha lasciato il PD, quando si è accorto che a sua insaputa ancora qualcuno di sinitra era rimasto e passa con l'API di Rutelli. Non contento, quando il Governo di B. sta per cadere ga un sussulto patriottico e passa con Scilipoti dicendo che si dovesse sostenere il governo che fino di cui fino a due giorni prima era tuo avversario. Calearo si è sempre vantato di non aver mai preso soldi per passare con Berlusconi, solo incarichi. E dato che lui si voleva seriamente impegnare per non si sa bene che cosa alla fine è passato con B. che sicuramente gli avrebbe permesso di impegnarsi in politica.
Dato che non bastava ancora, Calearo che cosa ha ben pensato di dire? Che lui da quattro mesi non mette piede in Parlamento, che schiacciare un pulsante è logorante e che lui prende lo stipendio di parlamentare perché deve pagare il mutuo della casa, che è grande e costa. Che ci siano persone che il mutuo neanche lo possono avere non lo ha nemmeno sfiorato. Giusto per la cronaca, Calearo è entrato in Parlamento nel 2008, quindi quattro anni fa, in quattro anni ha preso parte ad appena dodici votazioni di cui quattro sole rilevanti ai fini delle modifiche parlamentari. Al costo di dodicimila euro al mese per quattro anni (pagati dallo stato italiano) abbiamo avuto insomma in Parlamento un vero e proprio parassita e poi ci lamentiamo che alle elezioni la gente non va a votare, forse servirebbe un sano esame di coscienza della nostra classe dirigente prima di chiedere sacrifici agli italiani. Forse sarebbe il caso che i sacrifici li facessero prima loro, e non si tratta di retorica, perché basterebbe cacciare gli incopetenti, ma temo che resterebbe vuoto il Parlamento in quel caso.
lunedì 26 marzo 2012
Dittatura finanziaria
Il Governo di Mario Monti in Italia, tanto apprezzato all'estero, è di fatto una dittatura. Alla luce della situazione politica italiana sembra che non esistesse alternativa alla deriva politica che aveva preso il Paese ormai da anni sull'orlo della bancarotta e del tracollo etico e morale dell'intera classe dirigente politica.
Il colpo di mano con cui il Presidente della Repubblica ha esautorato completamente il Parlamento legittimamente eletto dagli italiani, consegnando il potere nelle mani di un tecnocrate dirigente della Morgan Stanley e della BCE non fa che confermare la tesi.
Non era mai successo in effetti che un Presidente della Repubblica da un giorno all'altro nominasse qualcuno senatore a vita e poi il giorno dopo gli affidasse l'incarico di un Governo tecnico, costringendo alle dimissioni l'esecutivo eletto.
Tuttavia, l'Italia non è il solo Paese finito in una situazione simile, nelle stesse condizioni si trova attualmente anche la Grecia, la Spagna ed il Portogallo, dove governi più o meno tecnici stanno smantellando le conquiste dello stato sociale in nome del risamento finanziario e del sostegno alle banche.
Prendiamo solo il caso più eclatante, quello greco. La Grecia, primo Paese del blocco Ue ad essere costretto alla bancarotta, per essere salvata ha dovuto cedere ai ricatti di Francia e Germania (che li hanno costretti a comprare le loro armi per aver accesso ai prestiti per far fronte all'emergenza economica), della BCE, del FMI e della Banca Mondiale, tutti organismi legati a doppio filo alla finanza internazionale, quella che secondo le tesi complottistiche governa il mondo al posto della politica.
Quelle che di fatto sono "ipotesi di complotto" quasi da film in realtà sono frutto di una serie di segnali preoccupanti della preponderanza dei sistemi finanziari nelle decisioni dei partiti politici.
Le elezioni, di qualunque nazione si parli, sono dominate dalle lobbies internazionali che sostengono uno o l'altro candidato per poter meglio controllare i loro affari e potersi mantenere forti e vive in caso di crisi.
Marx sosteneva che le crisi fossero strutturali al sistema capitalista; non ne preannunciavano la fine, bensì la sua modificazione in senso autoritario fino alla sua implosione definitiva.
La crisi del 2008, da cui a fasi alterne tutti i governi e governanti dicono di essere usciti, di fatto non solo non è finita ma sta consegnando il potere nella mani di una borghesia tecnocratica ed autoritaria preoccupata più si salvare le banche che i singoli individui, attraverso massicci investimenti e sostegni che vengono detratti dal mondo del lavoro e del welfare.
Il problema di fondo della crisi sistemica attuale non è tanto il rischio di crollo delle banche, quando un ritorno preponderante a quella che viene chiamata dittatura della finanza sulle democrazie dei singoli Paesi,tanto occidentali quanto di quello che viene definito Terzo Mondo o Secondo Mondo avanzato.
Intanto la crisi ha portato ad una ridefinizione in senso orientale dell'assetto geopolitico del mondo. Le superpotenze ormai non sono più Stati Uniti e URSS (Russia dopo il crollo del socialismo nel 1991) ma Cina, India e Brasile, il cosidetto Bric. Tre paesi, che con modalità diverse stanno emergendo diventando delle vere e proprie potenze che si contrappongono al modello di sviluppo capitalista degli Usa, un modello di sviluppo che la crisi attuale ha dimostrato non solo essere pericoloso ma anche piuttosto fallimentare.
I Governi di fatto sono stati incaopaci di controllare le banche che hanno intossicato il mercato attraverso azzardati giochi finanziari che le hanno portate al tracollo. Quando poi i soldi delle banche sono finiti si sono rivolte proprio agli stati per avere indietro i soldi e risollevarsi dalla crisi.
Fino a che ci saranno i governi che supportano le banche, sostenendole finanziariamente, non ci sono margini di modificare il sistema vigente almeno fino a che il rapporto biunivoco di finanza e politica non viene rotto.
La crisi strutturale dell'Italia, che affonda le sue radici in almeno trent'anni di mal governo e di mala politica, non è stata risolta dal Governo tecnico che per salvare il Paese ha salvato innanzi tutto l'intero impianto della finanza nazionale ed internazionale, non preoccupandosi di quelli che erano i bisogni della popolazione. Ovviamente anche Monti non ha fatto altro che obbedire alla finanza internazionale che stabilisce le politiche economiche più adatte per ogni paese (illuminante l'analisi che viene fatta dall'economista Stieglitz sul modello di funzionamento del FMI nel suo La globalizzazione ed i suoi oppositori in cui spiega come le politiche del FMI si sono modificate dagli anni Ottanta ad oggi).
Fare in modo che la politica e le persone tornino al centro del dibattito politico, attraverso lo strumento di una democrazia il più possibile diretta è il solo modo per modificare il sistema, perché l'individuo torni al centro della vita pubblica e dei problemi della finanza.
martedì 20 marzo 2012
La mercificazione del corpo nell'età tecnologica avanzata
Negli ultimi anni sono stati sempre di più i programmi televisivi che hanno mercificato l’immagine della donna, facendola apparire come un semplice oggetto sessuale, piuttosto che come un soggetto vero e proprio. Ogni programma che si rispetti non tralascia mai di mostrare qualcosa di nudo di una donna, così è facile vedere per strade delle donne svestite che posano in biancheria intima o che ammiccano alle persone che si trovano ad osservare quei manifesti.
Eppure, non si tratta di una regressione, ma di un avanzamento della società capitalista, che nella mercificazione del corpo vede una sua prerogativa, soprattutto nell’era dell’intrattenimento televisivo. Sembra quasi come se la “liberalizzazione del sesso” venga presentata come una grande conquista della società tecnologica avanzata, in contrapposizione con la morigeratezza dei costumi del passato.
Una morigeratezza che tuttavia nella maggior parte dei casi era solo pura apparenza, puritanesimo esterno e perversioni interne.
La liberalizzazione dei costumi, soprattutto a partire dagli anni Sessanta è stata la nuova arma del capitalismo nell’era della società tecnologica avanzata, per tenere sotto controllo le masse e suscitare una reazione morale nelle loro menti.
Le immagini di donne svestite o quasi in televisione, mostrate in ogni posizione ed in ogni sua forma possibile, fanno parte della tattica di assuefazione di erotismo per suscitare la reazione opposta nella mente delle persone.
Sin da sempre, principalmente nelle culture monoteiste, l’elemento sessuale è stato considerato come un tabù e spesso e volentieri anche come un peccato.
Nella religione ebraica, il peccato di Adamo ed Eva – mutuato poi nel cristianesimo e nel cattolicesimo in peccato originale – viene scoperto da Dio nel momento in cui i due si sono coperti gli organi sessuali. Se analizzato secondo una chiave non religiosa, il peccato di Adamo ed Eva è proprio quello di aver scoperto attraverso il sesso il segreto della creazione.
La società tecnologica avanzata ha fatto in modo che il sesso diventasse una pratica di uso comune, proprio per suscitare nelle mente delle persone la reazione opposta.
Ciò che viene vietato ha indubbiamente più fascino di ciò che è lecito e l’atto sessuale, l’ammirazione della nudità dei corpi nudi in questo non fa eccezione.
Già nell’antica Grecia gli artisti rappresentavano la bellezza dell’uomo nella sua nudità e perfezione, un elemento che si è perso con l’avvento delle religioni che impongono una morale che deriva dalla parola di Dio.
In questo modo, nelle tre grandi religioni monoteiste – ebraismo, cristianesimo ed Islam – è diventato un tabù rappresentare il corpo nudo per “preservare” in questo modo la purezza della donna.
La moralizzazione della società tuttavia ha ottenuto l’effetto diametralmente opposto a quello che avrebbe voluto e dovuto ottenere, e il potere ha reagito a modo suo: attraverso la liberalizzazione delle immagini sessuali per fare in modo che il puritanesimo delle persone riemergesse recuperando una morale che sembrava essere perduta.
La società contemporanea ha usato l’elemento sessuale presente nel bombardamento di immagini sessuali per creare una società sessuofobica, che rifiuti in blocco quello che invece, soprattutto nelle filosofie orientali è uno degli elementi imprescindibili dell’essere umano.
Secondo il filosofo marxista Herbert Marcuse il processo di mercificazione del corpo umano è l’ultima frontiera del capitalismo avanzato che ha ridotto in merce anche il corpo umano, la sola cosa che sino a questo momento non era sfuggita al processo di mercificazione.
Il processo di mercificazione dei corpi ha in realtà un doppio compito nella società contemporanea che abbiamo definito “società tecnologica avanzata”: da una parte la volontà del capitale di dimostrare che anche l’ultima frontiera, quella del sesso è stata abbattuta a che quindi solo attraverso il capitalismo si possa vivere liberamente la propria sessualità. Dall’altro lato però la mercificazione del corpo ha lo scopo contrario: attraverso la mercificazione e la vista continua di immagini sessuali la mente umana ha lo scopo di sviluppare al livello soprattutto inconscio una sorta di ripudio del sesso stesso, che poi facilmente sfocia in quello che viene definito bigottismo.
L’atteggiamento bigotto e chiuso di determinate persone, non ha dunque una radice solo morale e legata alla propria educazione famigliare, ma rientra in un modello di sviluppo della società odierna che, attraverso la liberalizzazione del sesso, in realtà tende a demonizzarlo.
mercoledì 8 febbraio 2012
Italia: vietato sognare
Tra i Paesi sviluppati l’Italia è quello con il più alto tasso di disoccupazione tra i giovani tra i venticinque e i trentadue anni.
Tutta quella fascia di popolazione che in qualche modo si immette nel mondo del lavoro o a seguito di un percorso di studi o avendo deciso di andare a lavorare per avere una propria indipendenza economica.
La stessa situazione, che per molti versi negli anni Settanta hanno preso i loro genitori, con una sostanziale differenza: ai loro genitori era stato garantito quel futuro che alle generazioni attuali è stato precluso. Ci sono una serie di condizioni che hanno portato al tracollo del mercato del lavoro in Italia, e non sono condizioni che affondano le loro radici solo nella Legge 30 o nel pacchetto Treu, alla base del contratto di precarietà dell’attuale mercato del lavoro. Le radici della crisi sono alla base del modello lavorativo in Italia, dove per anni ha prevalso tanto la logica del “posto fisso” quanto la logica che quel posto fisso dovesse essere assicurato solo agli amici ed agli amici degli amici, a scapito della maggioranza della popolazione anche giovanile.
Quando Mario Monti sostiene che il posto fisso sia “noioso”, dovrebbe andare a vedere la sua vita, che del posto fisso di certo non ha fatto a meno. Ordinario della Bocconi a ventisei anni con il nome del padre, membro di uno dei club più esclusivi al mondo (tanto che le riunioni vengono tenute segrete) e che percepisce la pensione di senatore a vita dopo aver rinunciato con grande enfasi allo stipendio di parlamentare. Una rinuncia che lascia il tempo che trova, dato che Mario Monti ha già una larga pensione come docente della Bocconi e adesso anche come senatore a vita, nonché come consulente della Morgan Stanley, banca di investimento americana uscita miracolosamente indenne dalla crisi dei mutui del 2008. Invece che sparare su chi ha un posto fisso, o su chi lo chiede, come fa Monti sarebbe necessario iniziare a pensare non solo e non tanto ad un rinnovamento del concetto stesso di mercato del lavoro in Italia, ma anche una politica che sia orientata all’incentivare i giovani e meno giovani ad avviare imprese e tentare almeno di arricchirsi.
Nessun sogno, per quanto grande possa essere deve essere irrealizzabile. Questo è uno dei concetti cardine alla base del successo economico degli Stati Uniti che, ancora oggi e nonostante la crisi, sono ancora la prima potenza economica al mondo.
Tempo fa, quando si celebravano i funerali per la morte di Steve Jobs, visionario creatore della Apple, uscì un articolo su Repubblica che sosteneva che se Jobs fosse vissuto in Italia avrebbe fatto il programmatore precario presso qualche società informatica. Veniva preso Jobs come esempio, ma come lui si potrebbero prendere tanti altri esempi che nel loro campo e in altre parti del mondo hanno avuto successo mentre in Italia sarebbero stati destinati ad una vita di stenti e di precariato prima di avere una posizione economica in grado di favorire le condizioni per una stabilità economica alla base della costruzione di una famiglia come si deve.
Lo stipendio medio per un giovane al di sotto dei venticinque anni è di ottocento euro al mese, sufficiente al massimo per il mantenimento di una casa ed in molti casi nemmeno per quello. Diversi sono i giovani costretti a vivere con i propri genitori perché non trovano un lavoro che possa essere in grado di dare loro un’indipendenza tale da poter andare a vivere da soli.
A differenza di altri sistemi di welfare, come quello scandinavo o quello francese, il sistema italiano garantisce tutele solo in caso di perdita del lavoro e non, come sarebbe più che mai ovvio, in caso di una crescita professionale adeguata alle proprie competenze ed ai propri studi.
Semmai si andassero a confrontare i modelli sociali di altri Paesi con l’Italia ci si renderebbe immediatamente conto che l’Italia è il paese meno adatto a sognare di avviare un’impresa, di qualunque genere essa sia.
Partiamo dal sistema di istruzione, che dovrebbe essere in grado di fornire le competenze necessarie proprio nel caso qualcuno volesse pensare di avviare una propria impresa. Le università italiane, anche quelle maggiori, sono diventati dei semplici esamifici piuttosto che luoghi di formazione vera e propria e non sono capaci di relazionare i propri studenti con il mercato del lavoro, come ad esempio accade nelle università anglosassoni. La giustificazione che viene offerta è che il mondo contemporaneo non offre lavoro per determinati cicli di studi e che quindi non vanno fatti. La giustificazione può essere vera, ma sino ad un certo punto: la Facoltà di Lettere e Filosofia potrebbe, per esempio, essere una fucina di idee dato che il nostro è un Paese che fonda (o almeno dovrebbe fondare) la gran parte della sua economia nel mercato del turismo. Invece, i nostri laureati in Lettere non fanno che ingrossare le fila dei lavoratori precari dei call center se sono fortunati oppure ingrossare le file dei disoccupati alla ricerca di un posto di lavoro che serve a mantenere non una famiglia ma quelle che sono le piccole spese di mantenimento per un giovane che non vuole pesare sulle spalle dei propri genitori.
Non solo, ci sono delle altre considerazioni oggettive che vanno fatte sul mercato del lavoro: i piccoli lavori di mantenimento in realtà sono dei grandi lavori che occupano buona parte della giornata e che tengono lo studente lontano dai libri e quindi costringendolo ad abbassare la propria media oppure a dover rinunciare all’essere in corso con gli esami ed entrare tardi nel mercato del lavoro.
La generazione precaria di oggi è la prima generazione costretta a vivere peggio dei propri genitori, che nella maggior parte dei casi devono sacrificare le loro (misere) pensioni per far fronte alle necessità dei figli.
La logica italiana dell’accontentarsi ha fatto tutto il resto: il desiderio di anonimato nel nostro Paese è sempre stato fortissimo, lasciando che l’Italia rimanesse per la maggior parte della sua storia un Paese comunque provinciale e di seconda linea tra le potenze industriali, che non fosse in grado di produrre granché all’estero.
La moda, si potrebbe obiettare, ma le grandi case di moda ormai si sono tutte trasferite all’estero dove i costi di produzione e la pressione fiscale è indubbiamente più bassa che in Italia. L’altro elemento che disincentiva qualunque tentativo di avvio di impresa in Italia è stato adesso solamente accennato, ma forse sarebbe il caso di approfondire un attimo: l’eccessiva pressione fiscale che schiaccia qualunque tentativo di emancipazione da parte del singolo cittadino. Qualunque trattato di economia, da Marx ad Adam Smith, sostiene che a dar forza all’economia non sia la grande industria, o almeno non solo quella, ma anche e soprattutto la piccola e media industria e l’imprenditoria personale. Sono le persone che hanno voglia di mettersi in gioco quelle che tengono in piedi l’economia di un Paese e non coloro che in qualche modo si accontentano di quello che hanno.
Le rivoluzioni, soprattutto quelle industriali, sono state portate avanti dalla media borghesia da sempre desiderosa di emancipare sé stessa. Era così dai tempi della nascita delle prime banche nel Medioevo e nel Rinascimento e dell’affermarsi delle grandi famiglie nobiliari, ed è stato così anche nelle due rivoluzioni industriali; il sistema fiscale italiano ha schiacciato ogni volontà di affermazione della media borghesia, che ormai è andata ad ingrossare le file dei poveri in Italia, aumentando il divario tra i ceti medio alti (adesso quasi tutti impiegati in politica e nella grande finanza) ed i ceti inferiori sempre più poveri. Le conseguenze di questa dottrina economica suicida, portata avanti non solo da Berlusconi ma anche da Monti, è un impoverimento non solo delle classi meno abbienti della scala sociale, ma anche e soprattutto una diminuzione dei consumi che non farà altro che impoverire ulteriormente l’economia del Paese, relegandolo inevitabilmente tra i Paesi del Terzo Mondo.
Negli ultimi tempi sognare in Italia non è più consentito, nemmeno con due master ed un laurea con il massimo dei voti a meno che non si disponga di qualche raccomandazione eccellente o di qualche santo particolarmente influente nel gotha delle divinità politiche del nostro paese.
Allora, inutile lamentarsi che i nostri giovani vadano a studiare e lavorare all’estero se qui non trovano nulla di meglio che stare dentro casa a girarsi i pollici e sentirsi anche dare dei bamboccioni e dei fannulloni dal ministro del Lavoro e dell’Economia di turno, se non dal Presidente del Consiglio stesso, che ricorda quanto, appunto possa essere noioso il posto fisso.
L’Italia oggi appare come il Paese con il minor numero di imprese avviate nell’ultimo anno, con il maggior numero di imprese chiuse per mancanza di fonti, e con il maggior numero di occupati del mondo civile. Costretta ad elemosinare prestiti dalla BCE e dal FMI per far fronte alla pressante urgenza di evitare la bancarotta, non ha alcuna possibilità di entrare nel mondo competitivo delle potenze emergenti, rischiando di rimanere ancora una volta ai margini dello sviluppo del nuovo paradigma economico e finanziario del mondo.
L’asse dell’economia che si sposta verso l’asse Cina – Brasile – India, sarà destinato ad essere la colonna portante del mondo di domani, con buona pace della nostra classe dirigente che ancora pensa che l’India sia un Paese di morti di fame, che la Cina sia un paese comunista e che il Brasile produca solo belle modelle e calciatori.
Tutto questo ha un senso logico se vediamo l’intero sistema Italia: i nostri analisti finanziari non sono stati capaci di prevedere la crisi (o se lo hanno fatto hanno preferito tacere per non allarmare la popolazione) non sono stati capaci di trovare una soluzione alla crisi, prendendo provvedimenti che non hanno fatto altro che accelerare il processo di decadenza del sistema italiano, e non sono ancora in grado fino in fondo di capire quella che è l’emergenza del Paese.
Le soluzioni che sono state proposte dal Governo Monti per salvare il Paese sono tardive ed inadeguate per far fronte ad una vera e propria crisi sistemica del sistema economico italiane. Se del fatto che siano tardive la colpa non la possiamo di certo attribuire a Monti, sull’inadeguatezza non si possono che dare le colpe al professore della Bocconi. Sono stati colpiti ancora di più i ceti medi, che erano riusciti a sopravvivere, pur tirando la cinghia, con il Governo Berlusconi e prima ancora con il Governo Prodi. Sono stati lasciati pressoché invariati quelli che sono i grandi capitalisti italiani non solo non intaccati dalla crisi ma che in alcuni casi ne sono usciti persino rafforzati. I privilegi della Chiesa cattolica (e non parlo solo di ICI ma anche di privilegi sulla copertura delle transazioni finanziarie tanto dello IOR quanto delle banche legate al Vaticano) non sono stati nemmeno toccati e non basta rispondere come ha fatto Monti in maniera ironica “non ci avevamo pensato”. Seppure nelle parole del premier ci sia una velata quanto malcelata ironia, dimostra come Monti via lontano anni luce da quelle che sono le condizioni reali del Paese, convinto che si possano applicare simili misure per risanare il nostro Paese.
Un Paese che non è in grado di garantire il futuro ai propri giovani, che non è in grado di fa crescere i loro sogni e permettere che si possano trasformare in progetti è un Paese destinato alla rovina.
Che la nostra classe dirigente (e non solo Monti), faccia qualcosa invece che riempirsi la bocca di parole sul ruolo dei giovani nella società.
venerdì 3 febbraio 2012
Il liberismo è di destra o di sinistra?
Ci si continua a chiedere ancora oggi, nel Partito Democratico, se essere liberali sia una cosa di destra oppure di sinistra.
Per quanto Alesina, autore del testo Il liberismo è di sinistra non abbia dubbi in proposito, il Partito Democratico ancora oggi appare diviso sulla linea politica da avere e di conseguenza su cosa pensare del liberismo.
Nelle settimane precedenti alla caduta del Governo Berlusconi sembrava quasi che il Partito Democratico avesse trovato una sua personale linea da seguire: opposizione al Governo Berlusconi, difesa dei diritti dei lavoratori dagli attacchi dei “poteri forti” e tutela dei più deboli.
Poi, con la caduta di Berlusconi è l’arrivo del Governo Monti si sono trovati quasi tutti spiazzati: che fare adesso che non è Berlusconi a proporre le riforme, ma qualcuno che noi stessi abbiamo definito un esempio di moralità politica?
Possiamo noi, come partito che si richiama al mondo del lavoro e che ha come punto di riferimento la CGIL essere un partito che sostiene un governo che va in direzione contraria a quello che noi stessi abbiamo detto nelle ultime settimane e negli ultimi anni? Possiamo essere sostenitori di un governo che esplicitamente si richiama ai valori liberisti, che attacca i lavoratori, che in qualche modo nel conflitto marxista tra Capitale e lavoro sta nettamente dalla parte del capitale? Possiamo in questo modo rinunciare alla nostra formazione marxista e di sinistra continuando a dire che si tratta del bene del Paese, oppure bene hanno fatto Vendola e di Pietro nel dire che questo governo non è altro che una prosecuzione del Governo Berlusconi?
L’indecisione del Partito Democratico in merito ad alcuni temi che sono stati sollevati dal Governo Monti sono lo specchio di una confusione che regna sovrana in quello che dovrebbe essere il maggior partito riformista in Italia e che aveva in mente, nel corso della sua storia e della sua esistenza di formare un sistema bipolare e bipartitico che cercasse di imitare in maniera pressoché perfetta il sistema americano.
Questo era stato il sogno di Walter Veltroni e di altri che lo avevano seguito, apprezzando la sua decisione di correre da solo, rispettando quella che Veltroni stesso aveva definito “la vocazione maggioritaria del PD”. Salvo che poi quella vocazione maggioritaria era stata abbandonata con l’alleanza con l’IDV che era diventato in Parlamento il vero partito di opposizione alle politiche personalistiche di Berlusconi, sempre perché il PD temeva che essere considerato come “antiberlusconiano” sarebbe potuto essere un problema in sede di elezioni.
In realtà il problema non era solamente relativo al modo di gestire la politica elettorale seguendo il modello americano, ma era un problema relativo alla figura di Berlusconi, che ormai non era più nemmeno rappresentativo del centro – destra.
La sconfitta elettorale della Moratti a Milano dimostra che è stata proprio la figura di Berlusconi a rovinare la campagna elettorale del candidato sindaco Letizia Moratti, consigliata ad una campagna elettorale piuttosto aggressiva nei confronti del suo avversario che ha scoraggiato gli stessi milanesi moderati della “Milano da bere”, termine anni Ottanta per indicare la media e alta borghesia milanese, a votare per lei. La perdita di consenso tra i moderati della Moratti è stata alla base della sua sconfitta elettorale, e di conseguenza della vittoria di Giuliano Pisapia candidato sindaco di SEL (acronimo per Sinistra Ecologia e Libertà). La conquista di voti al centro, tanto cara al PD, non si raggiunge di certo facendo alleanze con il centro di Casini, ma scegliendo una serie di politiche di centro che hanno comunque una base almeno socialdemocratica.
Al Partito Democratico si dovrebbe almeno ricordare che almeno due dei tre partiti del centro destra (UDC e FLI) in passato sono stati fedeli alleati di Berlusconi, come per esempio Fini, che lo era sino a qualche mese fa, e Casini lo è stato per almeno tutto il governo 2001-2006.
Il Partito Democratico sembra essere piuttosto confuso tra liberalismo e liberismo, due termini tra loro molto simili ma che comunque sono da comprendere se si vuole avere una chiara idea di come procedere nel lavoro di costruzione politica di una sinistra moderna.
Una delle definizioni più chiare per spiegare i due termini è la seguente: “un liberale non deve necessariamente essere un liberista, ma un liberista non può che essere liberale”.
La definizione, che potrebbe anche sembrare un puro stile di esercizio retorico, in realtà tende a spiegare quella che è una realtà oggettiva dei fatti ovvero: negli Stati Uniti, con il termine liberal, si tende ad identificare un personaggio politico che di norma in Italia classificheremmo come di sinistra, non socialista ma social democratico. Personaggi come Paul Krugman, Joseph Stieglitz e, sotto molti aspetti anche lo stesso presidente Barack Obama, in Italia (come del resto in gran parte dell’Europa) sarebbero classificati non come destra ma come socialdemocratici appunto. Questo perché nella loro elaborazione politica e sociale di un modello societario alternativo si richiamano a Keynes, economista social democratico, ispiratore dell’FMI (che tra le altre cose ha letteralmente tradito il suo spirito originale) e primo a tentare una sintesi tra libero mercato e marxismo. Lo stesso Obama si è formato studiando testi di economia tanto di Marx, quanto di altri esponenti del marxismo, non fosse altro perché la sua formazione politica è stata fatta nella città (Chicago) e nello Stato (Illinois) di norma considerati come i più a sinistra degli USA. La confusione in Italia probabilmente nasce da una sorta di ignoranza atavica dei nostri politici che altro non hanno fatto che tradurre alla lettera il termine “liberal” intendendo con esso sia essere liberale che essere liberista. È un errore che viene commesso spesso, se andiamo a rileggere alcune dichiarazioni che sono state rilasciate dai nostri politici a seguito della crisi dei mutui americani: una su tutte, Walter Veltroni disse “la crisi americana dimostra il fallimento delle politiche liberali”, e sarebbe stato da aggiungere che Stalin e Hitler ringraziano questi brillanti assist del centro sinistra italiani, se fossero stati ancora vivi. La difficoltà del PD di capire se il liberismo sia di destra o di sinistra nasce, dunque, da una errata convinzione di una parte della sua classe dirigente, la stessa che si era formata nei quadri del PCI e dalla difficoltà delle nuove generazioni ad avere una formazione sociale e politica adeguata per far fronte alla crisi sistemica dei partiti italiani.
Lo stesso sostegno che viene dato al Governo Monti, di fatto dimostra che manca completamente la capacità di analisi alla nostra sinistra: le politiche di Monti non sono liberali ma prettamente liberiste, molto simile alle politiche di shock economy che i Chicago Boys hanno applicato in Cile, Russia e Polonia con alterne fortune. A seguito dei processi di crisi economica del concetto di “meno Stato” tutti i Paesi industrializzati (in primis gli USA nei limiti dei poteri concessi al Presidente) hanno deciso di andare in direzione opposta, in Italia stiamo percorrendo lentamente e con vent’anni di ritardo il tunnel che ha portato al fallimento Usa. La sola differenza: gli Usa si riprenderanno, noi no.
giovedì 2 febbraio 2012
Il futuro bruciato di una generazione
In Italia esiste una generazione, quella dei ventenni e trentenni di oggi, destinata a non avere futuro. Destinata ad una vita fatta non di soddisfazioni e di nuovi stimoli e di benessere proporzionale a quello avuto dai genitori, destinata ad un precariato eterno e continuo in uno Stato che sempre più precipita nella spirale della bancarotta e della crisi di sistema.
Abbiamo parlato più volte della attuale crisi del capitalismo finanziario intendendo con la fine delle grandi banche e delle grandi agenzie di rating la fine del modello di finanza aggressiva importato dagli Stati Uniti nel Ventennio di Reagan, ma abbiamo anche più volte ricordato come il resto del mondo sia corso ai ripari per evitare che le generazioni future (e non quelle presenti) possano essere tutelate ed avere garantiti perlomeno gli stessi diritti che sono stati concessi ai loro padri. Se limitiamo la nostra analisi alla sola Italia i diritti, che da almeno cinque anni sta chiedendo questa generazione di perduti sono: diritto alla studio, al lavoro, alla casa e ad una vita dignitosa, pari a quella dei loro genitori, in modo che loro stessi possano essere dei buoni genitori domani in grado di garantire lo stesso futuro ai figli.
Non esiste nulla di tutto questo in Italia: non solo i giovani non vengono tutelati in alcun modo, ma anzi di volta in volta vengono ribattezzati bamboccioni, falliti, nullafacenti, e altre definizioni che di certo non sono messe lì per rendere giustizia a chi sta passando un pessimo momento per il proprio futuro.
Chi pronuncia queste parole, nella maggior parte dei casi, è una persona di almeno sessant’anni, con alle spalle “qualche” anno di lavoro in politica, che nella sua vita non ha mai lavorato nemmeno un giorno, perché ben protetto alle spalle da un partito solido che in qualche modo gli garantiva uno stipendio ed uno stile di vita ben al di sopra dello standard del cittadino medio. Non stiamo di certo parlando di super ricchi, ma di certo di qualcuno che ha tenuto stretto il suo posto impedendo proprio a quei giovani che oggi vengono considerati privi di iniziativa di poter prendere in qualunque modo iniziativa.
I dati che arrivano dall’estero sull’Italia dicono una cosa molto semplice: è vero che il Governo Monti sta riducendo il debito pubblico, ma è anche vero che l’introduzione di nuove tasse sta di fatto anche abbassando il PIL e per quante liberalizzazioni si possano fare non è di certo questo il modo per risanare il debito pubblico del Paese.
Mettiamo che uno di quei giovani, quelli che abbiamo sinora definito in modo tanto poco carino, abbia intenzione di aprire una propria azienda, perché crede in un progetto.
Intanto ci sono i tempi biblici della burocrazia italiana solo per ottenere i permessi vari perché la sua società possa essere avviata. Essendo poi un libero professionista, come nella maggior parte dei casi succede a chi vuole avviare una propria impresa, deve poi aprire una partita IVA, i primi soldi che se ne vanno in pagamento di tasse, seppure in una tassa sul consumo. Perché, con l’Iva più alta io per poter almeno guadagnare un minimo da quello che produco, devo almeno cercare di rientrare dei costi della spesa per produrre e quindi sono costretto a vendere la mia merce a costo maggiore,con il rischio di perdere i miei stessi clienti che non si possono permettere il mio prodotto perché, appunto costa troppo. Mettiamo poi, che per qualche caso del destino, io riesca a fare fortuna, faccio crescere la mia azienda, ed entro in competizione con quelli che sono i pochi magnati del mercato italiano. Improvvisamente, nella mia azienda iniziano ad emergere una marea di problemi, si iniziano a trovare ogni forma di cavillo legale non solo e non tanto per farmi chiudere ma per non garantirmi la sopravvivenza o per fare in modo che la mia azienda non sia competitiva con nessuno dei “grandi”.
Lo stesso discorso, se lo allarghiamo ai partiti assume connotazioni se vogliamo ancora più grottesche: i personaggi che dibattono da anni ormai e che parlano di rinnovamento, sono esattamente le stesse facce di vent’anni fa se escludiamo qualche elemento di novità, che però di certo non ha il merito di accrescere il dibattito politico e culturale del Paese, ma non fa altro che abbassare il tasso di alfabetismo dei nostri parlamentari.
I “soliti noti”, come ormai sarebbe modo più opportuno di parlare della nostra classe politica, non fa altro che pontificare tanto sui giovani che non vogliono lavorare (e bada bene non sui giovani che non trovano lavoro ma sui giovani che non vogliono lavorare) e del fatto che si debba lasciare “spazio ai giovani” anche in politica.
La abbiamo sentita talmente tante volte questa frase che ormai non fa più nemmeno effetto, nessuno applaude quando la si sente e nessuno dice che quei politici che lo dicono hanno ragione, anche perché proprio loro, che dovrebbero essere i primi a farsi da parte sono i primi a rimanere ai loro posti in modo che i giovani non possano entrare in politica o possano in qualche modo contribuire al nostro dibattito civile. I volti noti della politica ormai non sono nemmeno più in grado di fare la politica, ma sono solo degli orpelli di uno stato passato che si ostinano come cariatidi che non sanno che il loro tempo è finito a parlare di cose che non sanno.
È successo per dire, che mentre si discuteva di tobin tax (la tassa sulle transazioni finanziarie) i nostri giovani non avevano idea di che cosa discutessero, pensando che la tobin tax fosse qualche misteriosa tassa che devono pagare gli italiani non si sa bene per che cosa o perché. Sebbene la tobin tax non sia di certo un argomento nuovo – della sua introduzione ne aveva parlato per la prima volta il movimento contro la globalizzazione nel 1999 e uno dei massimi sostenitori è l’economista americano Joseph E. Stiglitz – nessuno si è premurato di andare a controllare che cosa fosse questa tassa misteriosa che da mesi viene discussa in Europa, e soprattutto nessuno si è andato a controllare il motivo per cui le banche siano tanto scontente che se ne discuta. La tobin tax sarebbe l’unica tassa per i poteri forti, ma vallo a spiegare.
Tutto questo per dire che magari qualcuno di più giovane avrebbe anche la voglia di andarsi a controllare che cosa sia questa benedetta tassa, come magari qualche giovane avrebbe qualche brillante idea su come risollevare le sorti di questo Paese, senza magari vessare il ceto medio già distrutto.
Invece, perché i soliti di cui sopra rimangono al loro posto, sono sempre più i giovani che decidono di emigrare all’estero e sono sempre di più i giovani che preferiscono fare in condizioni orribili i lavapiatti in Germania piuttosto che fare la fame in Italia. Lo so, sembrano essere racconti appena usciti da una storia italiana della fine della Guerra, ma ormai questa è la cruda realtà della gioventù in Italia, per quanto si possa tentare di nasconderla agli occhi dei più.
Siamo destinati in questo modo a morire di vecchiaia, oltre che dichiarare bancarotta secondo le stime più ottimistiche alla fine del 2013.
Chi oggi ha 25-30 anni ha un solo modo per sopravvivere a questo stato di cose: andarsene.
Che amarezza.
sabato 21 gennaio 2012
La nascita imperfetta della Terza Repubblica
Finito il berlusconismo si inizia a discutere anche del futuro che aspetta l'Italia.
Alla luce di quello che si legge nelle pubbliche interviste dei politici di ogni schieramento appare un futuro quantomai incerto e quantomai difficile da decifrare.
Con Berlusconi sembra essere anche tramontato il progetto di bipolarismo di cui fino adesso tutti i politici italiano sembravano essere piuttosto convinti e di cui tutti erano stati ferventi sostenitori. Ricordiamo ad esempio la Bicamerale di d'Alema nel 1998 o l'entusiasmo con cui si parlava del superamento delle alleanze tra mille partiti che non garantivano governabilità all'Italia nella fase della prima Repubblica.
Adesso si propone il ritorno al proporzionale, dopo che si era accolta come grande notizia quella della nascita del maggioritario e dopo che si era deciso a prendere a modello la politica americana per l'evoluzione della politica italiana.
Lo stesso Partito Democratico, che era stato un fervente sostenitore del bipolarismo e del bipartitismo all'americana (tanto che alle ultime elezioni Veltroni aveva addirittura annunciato di correre da solo) adesso ne è diventato il suo peggior nemico. La raccolta firme per abrogare il maggioritario e tornare al proporzionale, magari con qualche revisione, viene proprio dalle fila del Partito Democratico, visto che uno dei suoi promotori è stato quel Franco Marini già presidente del Senato nell'ultimo Governo Prodi.
Forse si deve fare chiarezza su che cosa si intenda per sistema bipolare e che cosa si intende per bipartitismo visto che, nonostante la chiarezza dei due termini, esiste una grande confusione sotto il cielo.
Confusione voluta, perché la gran parte della nostra classe politica non è interessata all'alternanza, alla democrazia diretta e all'elezione dei propri rappresentanti, ma solo ed esclusivamente al discorso dei rimborsi elettorali, del mantenimento delle proprie poltrone e di quelli che nel corso degli anni sono diventati i veri e propri privilegi di casta denunciati da più di un libro e da più di un giornalista.
Il Movimento a Cinque Stelle di Grillo, accusato di togliere voti alla sinistra e bollato come antipolitica, in realtà ha una radice ben più profonda che la classe politica non riesce o non vuole capire.
Le richieste che vengono portate avanti dal movimento sono quelle di una concezione politica diversa, non più basato sull'alternanza dei soliti noti ma sulla politica reale che nasce dal basso, dalle strade, come avviene per dire proprio nel sistema americano.
La macchina elettorale che si mette in moto ogni elezione presidenziale e non in USA è mastodontica rispetto a quello che avviene in Italia (e in questo caso anche nel resto del mondo).
I Partiti americani sono interamente o quasi finanziati da privati, e ogni campagna elettorale l'enorme macchina dei piccoli e grandi finanziatori si mobilita per sostenere il proprio candidato.
Pensare che l'intero sistema elettorale americano sia nelle mani di questo o quel lobbista non solo è stupido ma è anche superficiale.
I partiti italiani non sono esenti da finanziamenti privati, ma a differenza di quelli americani lo fanno di nascosto. Non sappiamo a quanto ammonta il capitale dei nostri partiti, come non sappiamo a quanto ammonti il capitale dei nostri singoli parlamentari. Non si tratta solo di sapere quanto prendono al mese, ma di quanto dispongono, il che sono due cose ben diverse.
Non solo, il nostro era un sistema bipolare che possiamo definire senza ombra di dubbio come imperfetto: il bipolarismo dentro cui confluivano almeno tre se non più partiti che si trovava poi nelle stesse identiche condizioni dei vecchi regimi. La legge elettorale italiana, definita "Porcata" dallo stesso ministro Calderoli che la aveva proposto, serviva solo per impedire che governasse il centro sinistra, ma che si è rivoltata come arma anche contro il centro destra, nonostante la mastodontica maggioranza del Governo Berlusconi.
Va detto, l'Unione più che una coalizione era una accozzaglia di partiti tenuti insieme dalla colla dell'antiberlusconismo ma senza un coerente progetto politico (non si è mai sentito di un programma di 140 pagine per tenere unita una coalizione) come va detto che il patto firmato dal Popolo delle Libertà alle ultime elezioni con la Lega Nord e l'Autonomia per il Sud (prima che tutto si spaccasse ovvio) era destinato al fallimento ancora prima di iniziare.
Le due maggiori forze della politica italiana non sono altro che delle sacche elettorali, che hanno messo insieme esperienze diverse di politica nella speranza di mixare tutto e di arrivare alla costruzione di un solo partito. Se vogliamo andare a guardare nel dettaglio: il Partito Democratico altro non è che la fusione di socialisti e comunisti con una realtà liberale come quella della Margherita (Che in molti casi è anche piuttosto liberista, come in campo di politiche del lavoro), unione difficile se andiamo a vedere nel dettaglio le cose.
Perchè, al di là dei personaggi folcloristici come la Binetti, è difficile conciliare le posizioni di Renzi con quelle di Bersani o quelle di Ichino con quelle di un Fassina. Qui non si tratta di stabilire chi ha ragione e chi torto, ma semplicemente chi, alla luce delle considerazioni che sono state fatte sul PD sino a questo momento condivide quella che è un'esperienza possibile o meno.
Le divisioni che sono emerse sulla revisione del contratto di lavoro nell'ultimo mese sono lo specchio di un partito molto meno unito di quello che vuole dare a vedere e con una linea molto meno marcata di quella che sostiene di avere. Lo stesso sostegno al governo Monti non è poi tanto scontato, date le politiche che sta seguendo il Governo come non è scontato che il PD sia presente alle prossime elezioni nel modo in cui lo conosciamo oggi.
Lo stesso discorso, sebbene per motivazioni completamente diverse va fatto per il PDL, che a rigor di logica non dovremmo nemmeno considerare un partito.
Ricordo ancora i dibattiti quando era nato il partito - dibattiti che avevano riguardato soprattutto la fusione delle due giovanili - quella dell'allora Forza Italia e quella di Alleanza Nazionale - un dibattito che verteva soprattutto su una questione ideologica legata alla simbologia: per quanto Fini avesse cercato di trasformare il suo partito in una destra moderna, rimaneva (e rimane per molti aspetti tuttora) una forte componente fascista nel suo partito. Componente fascista che non sembrave e non sembra essere nemmeno adesso disposta a cedere le armi al liberismo rappresentato da Forza Italia ma che anzi tende a mantenere il PDL su posizioni fortemente populistiche, corporativiste e lontane da quella che era l'idea all'origine del PDL di Berlusconi. Per quanto possa essere difficile comprendere quale fosse l'idea all'origine il PDL che oggi difende i tassisti appare essere agli antipodi di quel partito della rivoluzione liberale che doveva essere agli inizi.
Il sisema bipolare italiano, inoltre, negli ultimi anni è stato basato non sulla diversificazione dei programmi, ma sulla demonizzazione dell'avversario in quanto tale, fatto beninteso da una parte e dall'altra dello schieramento, e spesso e volentieri i programmi del PD erano difficilmente distinguibili da quelli del PDL.
Superare la logica del muro contro muro è alla base della ricostruzione della Terza Repubblica sulle macerie della Seconda, per arrivare ad un bipolarismo che se non è perfetto poco ci manca, evitando la deriva delle troppe sigle che hanno caratterizzato la Prima Repubblica. Perchè, se una cosa buona ha fatto il berlusconismo era stato proprio questo: eliminare le troppe sigle della nostra politica.
venerdì 20 gennaio 2012
L'Italia, tra liberalizzazioni e default
Le ultime settimane sono state di passione per la politica italiana. Come se non fossero bastati i mesi estivi, dove il Governo Berlusconi ha agonizzato per almeno due mesi, lasciando sprofondare il Paese nel rischio default e nell'espulsione dall'Unione Europea, adesso ci si mettono le proteste di tutte le categorie, tutelate sino a questo momento dai governi che si sono succeduti al potere e che adesso rischiano di vedersi togliere i propri privilegi ed i propri vantaggi a scapito della concorrenza, intesa come libera concorrenza.
Che le licenze dei taxi, per dire solo una delle questioni in gioco, siano liberalizzate è una prassi piuttosto normale, solo da noi vengono vendute al miglior offerente e solo da noi i tassisti diventano una lobby da corrompere e da proteggere per vincere le elezioni.
Posso parlare di tassisti, come potrei citare avvocati, farmacisti, notai e gli stessi giornalisti. L'Italia è un paese fondato sulle Caste, ed ogni casta vuole sopraffare l'altra per stare bene a scapito della collettività.
Liberalizzazioni vorrebbe dire sbloccare posti di lavoro, creare opportunità e concedere ai giovani qualcosa che fino adesso non hanno avuto. Solo chi ha il terrore di perdere i propri introiti e vantaggi si potrebbe opporre alle liberalizzazioni, ma anche una classe politica in mala fede.
Su una cosa ha ragione Alfano: che non basta liberalizzare le professioni ma che si debba anche andare a colpire quelli che sono i grandi monopoli di Stato: energia in primis, ma da qualche parte si deve pur iniziare.
Se colpire i tassisti (e la vendita sconsiderata di licenze che vi ruota attorno) vuol dire arrivare ad avere un domani un sistema liberale, allora ben venga, basta che non si tratti dell'ennesimo fuoco di paglia della politica italiana.
Senza liberalizzazioni il Paese rischia davvero il default, come ha più volte ribadito il Governo. L'Europa, che ha concesso un credito ulteriore all'Italia dovuto proprio alla presenza di Mario Monti, non è comunque disposta ad aspettare altro tempo per vedere un inizio di crescita in Italia, crescita che per adesso ancora non si è vista.
Il PIL non cresce, la disoccupazione aumenta e il differenziale con i Bund tedeschi rimane ancora troppo alto, ben al di sopra di quello che è un rassicurante margine di sicurezza in grado di garantire stabilità alla nostra economia.
Che l'Italia sia arrivata sull'orlo della bancarotta è una certezza ormai, come anche è una certezza xhe non siamo di certo fuori dal baratro, ma che anzi vi siamo ancora immersi fino al collo e sembra essere sempre più difficile uscirne.
Se inoltre in parallelo alla pressione fiscale, aumentata alle fasce più basse, non segue un processo di crescita adeguato il Paese rischia di arenarsi in una spirale di decrescita che conduce dritta nelle braccia della bancarotta.
Le assonanze con quanto avvenuto in Grecia pochi mesi fa non sono poi molto lontane, e l'incopetenza della nostra classe politica non farà che accellerare il processo se non vengono prese misure veloci e drastiche.
Iscriviti a:
Post (Atom)