lunedì 26 marzo 2012

Dittatura finanziaria

Il Governo di Mario Monti in Italia, tanto apprezzato all'estero, è di fatto una dittatura. Alla luce della situazione politica italiana sembra che non esistesse alternativa alla deriva politica che aveva preso il Paese ormai da anni sull'orlo della bancarotta e del tracollo etico e morale dell'intera classe dirigente politica. Il colpo di mano con cui il Presidente della Repubblica ha esautorato completamente il Parlamento legittimamente eletto dagli italiani, consegnando il potere nelle mani di un tecnocrate dirigente della Morgan Stanley e della BCE non fa che confermare la tesi. Non era mai successo in effetti che un Presidente della Repubblica da un giorno all'altro nominasse qualcuno senatore a vita e poi il giorno dopo gli affidasse l'incarico di un Governo tecnico, costringendo alle dimissioni l'esecutivo eletto. Tuttavia, l'Italia non è il solo Paese finito in una situazione simile, nelle stesse condizioni si trova attualmente anche la Grecia, la Spagna ed il Portogallo, dove governi più o meno tecnici stanno smantellando le conquiste dello stato sociale in nome del risamento finanziario e del sostegno alle banche. Prendiamo solo il caso più eclatante, quello greco. La Grecia, primo Paese del blocco Ue ad essere costretto alla bancarotta, per essere salvata ha dovuto cedere ai ricatti di Francia e Germania (che li hanno costretti a comprare le loro armi per aver accesso ai prestiti per far fronte all'emergenza economica), della BCE, del FMI e della Banca Mondiale, tutti organismi legati a doppio filo alla finanza internazionale, quella che secondo le tesi complottistiche governa il mondo al posto della politica. Quelle che di fatto sono "ipotesi di complotto" quasi da film in realtà sono frutto di una serie di segnali preoccupanti della preponderanza dei sistemi finanziari nelle decisioni dei partiti politici. Le elezioni, di qualunque nazione si parli, sono dominate dalle lobbies internazionali che sostengono uno o l'altro candidato per poter meglio controllare i loro affari e potersi mantenere forti e vive in caso di crisi. Marx sosteneva che le crisi fossero strutturali al sistema capitalista; non ne preannunciavano la fine, bensì la sua modificazione in senso autoritario fino alla sua implosione definitiva. La crisi del 2008, da cui a fasi alterne tutti i governi e governanti dicono di essere usciti, di fatto non solo non è finita ma sta consegnando il potere nella mani di una borghesia tecnocratica ed autoritaria preoccupata più si salvare le banche che i singoli individui, attraverso massicci investimenti e sostegni che vengono detratti dal mondo del lavoro e del welfare. Il problema di fondo della crisi sistemica attuale non è tanto il rischio di crollo delle banche, quando un ritorno preponderante a quella che viene chiamata dittatura della finanza sulle democrazie dei singoli Paesi,tanto occidentali quanto di quello che viene definito Terzo Mondo o Secondo Mondo avanzato. Intanto la crisi ha portato ad una ridefinizione in senso orientale dell'assetto geopolitico del mondo. Le superpotenze ormai non sono più Stati Uniti e URSS (Russia dopo il crollo del socialismo nel 1991) ma Cina, India e Brasile, il cosidetto Bric. Tre paesi, che con modalità diverse stanno emergendo diventando delle vere e proprie potenze che si contrappongono al modello di sviluppo capitalista degli Usa, un modello di sviluppo che la crisi attuale ha dimostrato non solo essere pericoloso ma anche piuttosto fallimentare. I Governi di fatto sono stati incaopaci di controllare le banche che hanno intossicato il mercato attraverso azzardati giochi finanziari che le hanno portate al tracollo. Quando poi i soldi delle banche sono finiti si sono rivolte proprio agli stati per avere indietro i soldi e risollevarsi dalla crisi. Fino a che ci saranno i governi che supportano le banche, sostenendole finanziariamente, non ci sono margini di modificare il sistema vigente almeno fino a che il rapporto biunivoco di finanza e politica non viene rotto. La crisi strutturale dell'Italia, che affonda le sue radici in almeno trent'anni di mal governo e di mala politica, non è stata risolta dal Governo tecnico che per salvare il Paese ha salvato innanzi tutto l'intero impianto della finanza nazionale ed internazionale, non preoccupandosi di quelli che erano i bisogni della popolazione. Ovviamente anche Monti non ha fatto altro che obbedire alla finanza internazionale che stabilisce le politiche economiche più adatte per ogni paese (illuminante l'analisi che viene fatta dall'economista Stieglitz sul modello di funzionamento del FMI nel suo La globalizzazione ed i suoi oppositori in cui spiega come le politiche del FMI si sono modificate dagli anni Ottanta ad oggi). Fare in modo che la politica e le persone tornino al centro del dibattito politico, attraverso lo strumento di una democrazia il più possibile diretta è il solo modo per modificare il sistema, perché l'individuo torni al centro della vita pubblica e dei problemi della finanza.

martedì 20 marzo 2012

La mercificazione del corpo nell'età tecnologica avanzata

Negli ultimi anni sono stati sempre di più i programmi televisivi che hanno mercificato l’immagine della donna, facendola apparire come un semplice oggetto sessuale, piuttosto che come un soggetto vero e proprio. Ogni programma che si rispetti non tralascia mai di mostrare qualcosa di nudo di una donna, così è facile vedere per strade delle donne svestite che posano in biancheria intima o che ammiccano alle persone che si trovano ad osservare quei manifesti. Eppure, non si tratta di una regressione, ma di un avanzamento della società capitalista, che nella mercificazione del corpo vede una sua prerogativa, soprattutto nell’era dell’intrattenimento televisivo. Sembra quasi come se la “liberalizzazione del sesso” venga presentata come una grande conquista della società tecnologica avanzata, in contrapposizione con la morigeratezza dei costumi del passato. Una morigeratezza che tuttavia nella maggior parte dei casi era solo pura apparenza, puritanesimo esterno e perversioni interne. La liberalizzazione dei costumi, soprattutto a partire dagli anni Sessanta è stata la nuova arma del capitalismo nell’era della società tecnologica avanzata, per tenere sotto controllo le masse e suscitare una reazione morale nelle loro menti. Le immagini di donne svestite o quasi in televisione, mostrate in ogni posizione ed in ogni sua forma possibile, fanno parte della tattica di assuefazione di erotismo per suscitare la reazione opposta nella mente delle persone. Sin da sempre, principalmente nelle culture monoteiste, l’elemento sessuale è stato considerato come un tabù e spesso e volentieri anche come un peccato. Nella religione ebraica, il peccato di Adamo ed Eva – mutuato poi nel cristianesimo e nel cattolicesimo in peccato originale – viene scoperto da Dio nel momento in cui i due si sono coperti gli organi sessuali. Se analizzato secondo una chiave non religiosa, il peccato di Adamo ed Eva è proprio quello di aver scoperto attraverso il sesso il segreto della creazione. La società tecnologica avanzata ha fatto in modo che il sesso diventasse una pratica di uso comune, proprio per suscitare nelle mente delle persone la reazione opposta. Ciò che viene vietato ha indubbiamente più fascino di ciò che è lecito e l’atto sessuale, l’ammirazione della nudità dei corpi nudi in questo non fa eccezione. Già nell’antica Grecia gli artisti rappresentavano la bellezza dell’uomo nella sua nudità e perfezione, un elemento che si è perso con l’avvento delle religioni che impongono una morale che deriva dalla parola di Dio. In questo modo, nelle tre grandi religioni monoteiste – ebraismo, cristianesimo ed Islam – è diventato un tabù rappresentare il corpo nudo per “preservare” in questo modo la purezza della donna. La moralizzazione della società tuttavia ha ottenuto l’effetto diametralmente opposto a quello che avrebbe voluto e dovuto ottenere, e il potere ha reagito a modo suo: attraverso la liberalizzazione delle immagini sessuali per fare in modo che il puritanesimo delle persone riemergesse recuperando una morale che sembrava essere perduta. La società contemporanea ha usato l’elemento sessuale presente nel bombardamento di immagini sessuali per creare una società sessuofobica, che rifiuti in blocco quello che invece, soprattutto nelle filosofie orientali è uno degli elementi imprescindibili dell’essere umano. Secondo il filosofo marxista Herbert Marcuse il processo di mercificazione del corpo umano è l’ultima frontiera del capitalismo avanzato che ha ridotto in merce anche il corpo umano, la sola cosa che sino a questo momento non era sfuggita al processo di mercificazione. Il processo di mercificazione dei corpi ha in realtà un doppio compito nella società contemporanea che abbiamo definito “società tecnologica avanzata”: da una parte la volontà del capitale di dimostrare che anche l’ultima frontiera, quella del sesso è stata abbattuta a che quindi solo attraverso il capitalismo si possa vivere liberamente la propria sessualità. Dall’altro lato però la mercificazione del corpo ha lo scopo contrario: attraverso la mercificazione e la vista continua di immagini sessuali la mente umana ha lo scopo di sviluppare al livello soprattutto inconscio una sorta di ripudio del sesso stesso, che poi facilmente sfocia in quello che viene definito bigottismo. L’atteggiamento bigotto e chiuso di determinate persone, non ha dunque una radice solo morale e legata alla propria educazione famigliare, ma rientra in un modello di sviluppo della società odierna che, attraverso la liberalizzazione del sesso, in realtà tende a demonizzarlo.